9 maggio 2026 – ore 07:00 – Trieste: città di colli, salite e scalinate. Tante scalinate, in effetti. La città, durante il suo sviluppo urbano, ha conosciuto una graduale estensione dal colle di San Giusto alle alture circostanti; e se non sono i sette colli di Roma, abitare a Trieste significa comunque avere a che fare con un saliscendi ritenuto normale dagli abitanti, ma faticoso per chi proviene da fuori. C’è innanzitutto lei, la Scala dei Giganti: era all’inizio solo una scalinata di pietra arenaria che collegava piazza della Legna con Montuzza, nel 1838; poi dal 1906, a seguito della realizzazione delle gallerie percorse dai tram elettrici, si realizzò la doppia rampa elicoidale odierna, ad opera del genio dei Berlam. I belvedere si affiancano tutt’oggi ad una serie di terrazzamenti un tempo protagonisti di spettacolari giochi d’acqua; oggigiorno prevale la melma.
Le scalinate maggiormente diffuse a Trieste prevedono brevi rampe che si alternano in entrambe le direzioni, man mano che si procede verticalmente verso l’alto; la pietra cede il passo, nella parte superiore, alle inferriate e al corrimano consunto. Dietro piazza Unità ne rappresenta un esempio monumentale la scalinata Medaglie d’Oro che nasconde nelle sue viscere l’impianto idraulico triestino; luogo simbolico per la compresenza del culto laico dei caduti e per la vicina mole religiosa della chiesa dei gesuiti e di San Silvestro. La scalinata, particolarmente larga per gli standard triestini, da via del Teatro Romano porta alla chiesa di Santa Maria Maggiore.
Salendo verso il colle di San Giusto merita una citazione, tra le tante scalinate, quella di via Rota che, da via Donota, porta a via Capitolina. Panoramica, fiancheggiata dai cipressi, e con la prospettiva della Città Vecchia sul ‘nuovo’ borgo teresiano. Spostandosi da San Giusto a San Vito si incontra la scala Joyce che collega via Bramante con via Tiepolo: fiancheggiata da due file di siepi, emerge presso il castelletto Basevi sede dell’INAF. Nella stessa zona, non a caso a breve distanza dalla chiesa degli armeni, c’è la scala di via Ciamician che offre uno degli scorci più belli di Trieste. Confrontandola dal vivo con alcune fotografe di Lisbona emergono sorprendenti somiglianze; a tratti sembra la stessa città. La scala era un tempo della via degli Armeni; e lo stesso Ciamician, grande chimico e profeta dell’energia solare, apparteneva alla comunità.
San Vito è ricca di scale, scalini e scalette man mano che si discende, di corrimano in corrimano, fino alle Rive. Qualche chilometro più avanti, presso S. Andrea, c’è la scala di via Reni: un grande manufatto di pietra a più livelli, intervallato da alberi e aiuole, volto in realtà a camuffare la corazza di cemento armato di un rifugio antiaereo oggigiorno sede, letteralmente underground, del piccolo museo dello Speleovivarium. Proprio qui, da metà aprile, è in corso un intervento a cura del Comune di Trieste onde risistemare l’asfalto, i gradini in arenaria e realizzare un sistema drenante in caso di acquazzoni e rovesci temporaleschi. Il cuore della scala è un magnifico bagolaro di grandi dimensioni.
Le scalinate poi proseguono anche allontanandosi dal centro storico: che cosa sarebbe Barcola senza le sue strette e irte salite a gradini? E non c’è nome più letterale di salita Trenovia, con le sue scalette sepolte tra edifici grandi e nuovi. E qual è, in questo contesto, la scalinata più breve? La fine di viale XX Settembre e l’intersezione di via dei Bonomo presenta appena qualche gradino: eppure rimane un ingresso trionfale, un tempo pensato per la Fabbrica Dreher, oggigiorno a fatica rimpiazzato dal muso rincagnato del Giulia del 1990. Si colloca invece tra le scalinate più lunghe di Trieste la ‘Scala Bonghi‘ che, costruita ai tempi del fascismo (1927), connetteva le centinaia di case-giardino costruite nel nuovo quartiere per i colletti bianchi e la classe operaia. Si parte da via Revoltella e si sale fino a via dell’Eremo.
Scalinate e scalette non mancano infine nemmeno nei grandi parchi cittadini: due casi esemplari sono le doppie rampe, incorniciate da pietra bianca, dell’ex OPP, a San Giovanni; e presso il Revoltella la scalinata costruita dagli Alleati, con la scultura del Pinocchio di Nino Spagnoli che vigila sul parco.
Articolo di Zeno Saracino


