Caso Giovanni Trame, la psicologa del tribunale si difende: “Il CTU non è il colpevole”

15 maggio 2026 – ore 16:30 – “Riportare il dibattito pubblico entro i corretti confini professionali, processuali e deontologici”. È quanto sostiene la dott.ssa Erika Jakovcic, psicologa e consulente tecnico d’ufficio, in un comunicato diffuso tramite il proprio legale, l’avvocato Antonio Cattarini, in relazione alla vicenda del piccolo Giovanni Trame. Nel testo, la professionista evidenzia come “ogni valutazione dovrebbe fondarsi sugli atti integrali e non su estratti degli stessi, sintesi giornalistiche o attribuzioni sommarie di responsabilità”, riferimento al dibattito sviluppatosi nelle ultime settimane attorno al caso. Il comunicato ricorda inoltre il ruolo del consulente tecnico d’ufficio, sottolineando che “la consulenza tecnica d’ufficio non costituisce una decisione giudiziaria” e che il CTU opera “come ausiliario del giudice, entro quesiti specifici, nel contraddittorio delle parti e sulla base degli atti disponibili”.

Secondo quanto riferito, nel caso specifico la consulenza si sarebbe basata su relazioni sanitarie del Centro di Salute Mentale, aggiornamenti predisposti dai servizi sociali comunali e provvedimenti giudiziari già emessi da Tribunale e Procura. Nel documento viene precisato che il consulente “non decide la causa e non assume provvedimenti sulle parti o sul minore”. La nota affronta anche il tema delle eventuali responsabilità professionali. L’elaborato peritale, si legge, “è reso sulla base degli elementi disponibili in un determinato momento storico e processuale” e “eventuali sviluppi successivi” non possono essere “automaticamente imputati al professionista”. La dott.ssa Jakovcic annuncia inoltre che non entrerà “pubblicamente nel merito della CTU, dei colloqui, degli atti o delle valutazioni tecniche”, richiamando esigenze di “riservatezza, correttezza professionale e tutela delle persone coinvolte”. Nel comunicato viene infine rivolto un invito a organi di informazione, commentatori e utenti dei social network a mantenere “un comportamento rispettoso e misurato”. Il legale segnala che, ove necessario, potranno essere attivati gli strumenti previsti dall’ordinamento “a tutela della dignità, della riservatezza e della sicurezza delle persone coinvolte”, compresi il diritto di rettifica e azioni contro contenuti ritenuti diffamatori o lesivi. La professionista, conclude la nota, “non intende rilasciare alcuna dichiarazione sui fatti” e ogni eventuale richiesta dovrà essere indirizzata al proprio difensore.

Articolo di Francesco Viviani

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