24 aprile 2026 – ore 11:30 – Chi è lo psicologo di base? Non tutti i cittadini italiani saprebbero dare una definizione a questo termine, poiché non tutte le regioni italiane riconoscono, almeno per il momento, tale figura professionale. Il ruolo dello psicologo di base, o psicologo delle cure primarie, richiama per analogia l’attività del medico di base: si tratta infatti di un professionista che opera sul territorio, integrato nei servizi sanitari locali e perciò vicino alla cittadinanza. In particolare, tale figura offre ai pazienti un primo livello di supporto psicologico, generalmente attraverso un incontro gratuito, come avviene con il medico di base: in questo modo, lo psicologo di base offre ai cittadini un aiuto rapido e accessibile, finalizzato ad individuare precocemente eventuali condizioni di disagio emotivo. Una risposta tempestiva, quindi, incentrata sulla prevenzione, sul contenimento del disagio e sull’orientamento dei pazienti verso le soluzioni più appropriate: un punto di contatto indispensabile tra chi si trova in difficoltà e chi potrà accompagnarlo, se necessario, in un percorso di cura strutturato.
Il modello dello psicologo delle cure primarie è presente in almeno 9 regioni italiane: Abruzzo, Campania, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Emilia Romagna e Toscana hanno infatti già introdotto e regolamentato, in via definitiva o ancora sperimentale, la psicologia di base nel proprio ordinamento sanitario. Nei giorni scorsi, anche Veneto e Calabria hanno avviato l’iter per istituire la figura dello psicologo di base, che opererà all’interno delle strutture sanitarie regionali accanto ai medici di medicina generale. “Quasi il 70% della popolazione italiana può ormai beneficiare di questa misura” ha constatato Ivan Iacob, segretario generale nazionale AUPI, sindacato degli Psicologi italiani. Di fronte all’aumento della richiesta di supporto psicologico da parte della cittadinanza, nonché al preoccupante incremento delle problematiche giovanili, recentemente stimato intorno al 35%, la misura dei bonus psicologici pare non bastare più. “Nella nostra regione esistono sia il bonus psicologico scolastico, sia il bonus psicologico nazionale, ma probabilmente è arrivato il momento di fare una riflessione più profonda e di mettere a sistema una risposta strutturale” ha dichiarato Iacob. “Una risposta che possa valorizzare anche le modalità libero-professionali, in stretta collaborazione con le Aziende sanitarie, così da creare un sistema integrato, capace di intercettare precocemente le problematiche giovanili e, quando necessario, di offrire risposte tempestive ed efficaci”.
Oggi, ha commentato Iacob, “potrebbero esserci le condizioni per costruire una risposta continuativa, capace anche di ridurre nel tempo costi sociali e sanitari, considerando il numero di minori che finiscono costantemente in comunità. Sosterremo in ogni modo una politica che voglia davvero farsi carico di questa emergenza e che, al tempo stesso, sappia offrire una risposta non più temporanea, come quella dei bonus, ma strutturale”. In quest’ottica, la cooperazione tra l’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi, le istituzioni, l’Università e tutti gli stakeholder nazionali diventa indispensabile. La sfida, oggi, non è più soltanto riconoscere l’importanza dell’assistenza psicologica, ma costruire un sistema che la renda realmente accessibile, continua e uniforme su tutto il territorio nazionale.
Articolo di Benedetta Marchetti


