16 aprile 2026 – ore 12:00 – Una serata come tante, davanti alla televisione, con l’Italia sintonizzata sul Festival di Sanremo. Poi l’interruzione improvvisa della diretta e la voce di un giornalista: un aereo tedesco diretto a Brema è precipitato, nessun superstite. È il 28 gennaio 1966 e, nel giro di pochi minuti, il Paese scopre che su quel volo c’era il futuro del nuoto azzurro. Tra quei giovani atleti anche il triestino Bruno Bianchi, 23enne, capitano della Nazionale. A quella tragedia è dedicato “12 minuti”, il libro di Francesco Zarzana (Progettarte, 168 pagine), che torna a raccontare uno degli episodi più drammatici dello sport italiano. Un destino segnato da un dettaglio beffardo: la squadra azzurra non avrebbe dovuto essere su quell’aereo, ma riuscì a prenderlo per un ritardo di appena dodici minuti nella coincidenza a Francoforte. Un ritardo fatale.
Nel disastro morirono sette nuotatori – Carmen Longo, Luciana Massenzi, Daniela Samuele, Bruno Bianchi, Amedeo Chimisso, Sergio De Gregorio e Dino Rora – insieme all’allenatore Paolo Costoli e al giornalista Rai Nico Sapio. Erano diretti in Germania per una competizione internazionale che, per la prima volta, sarebbe stata trasmessa in Eurovisione.
Il volume ricostruisce non solo quei momenti, ma anche ciò che ne seguì: il dolore, lo smarrimento e la memoria di una generazione spezzata. Zarzana raccoglie testimonianze di familiari, amici e protagonisti del nuoto italiano, restituendo il ritratto di ragazzi “con una straordinaria voglia di vivere”, campioni in vasca ma soprattutto giovani con il futuro davanti.
Tra le pagine emergono anche voci autorevoli e toccanti. Come quella di Pier Paolo Pasolini, che due giorni dopo la tragedia intervenne in Rai con parole di profonda commozione, sottolineando l’assenza di qualsiasi presagio nei volti di quei ragazzi, completamente “abbandonati alla vita”. O quella di Dino Buzzati, che li descrisse come “i puri, gli asceti dello sport”, giovani lontani dalla fama e dal denaro, accomunati da una passione autentica.
Per Trieste, il ricordo si concentra inevitabilmente su Bruno Bianchi, uno dei simboli di questa città che ha sempre avuto un forte legame con il mare e con il nuoto. La sua figura, insieme a quella dei compagni, torna oggi al centro di un lavoro di memoria che intreccia sport e storia, emozione e riflessione.
Il libro sarà presentato in anteprima nazionale domani, venerdì 17 aprile a Bologna, nell’ambito delle celebrazioni per gli 80 anni della Rari Nantes Bologna. Un appuntamento aperto al pubblico che riporta alla luce una tragedia spesso accostata, per impatto emotivo, al disastro di Superga del 1949 dove perì l’intera squadra del Grande Torino.
Articolo di Lorenzo Degrassi


