19.03.2026 – 12.30 – Nel panorama economico regionale odierno, tra gli elementi più critici emersi nelle ultime settimane, è possibile ritrovare una combinazione complessa di crescita economica rallentata e crescente difficoltà nel reperire manodopera. I due fattori insieme rischiano di incidere in modo strutturale sulla competitività del Friuli Venezia Giulia nel medio periodo: le stime più aggiornate parlano infatti di una crescita del PIL regionale intorno allo 0,5% per il 2026, un dato che, pur mantenendo il territorio in una condizione di stabilità, evidenzia una dinamica significativamente più debole rispetto alle necessità di espansione del tessuto produttivo locale.
Questo rallentamento fa parte di un contesto internazionale più ampio, caratterizzato da incertezze geopolitiche, fluttuazioni nei mercati energetici e una domanda globale via via meno dinamica. Tuttavia, nel nostro caso, le criticità non sono soltanto esogene. Uno dei nodi centrali è caratterizzato dalla carenza strutturale di forza lavoro, che ha raggiunto livelli particolarmente rilevanti: si stima che oltre 42000 posizioni lavorative risultino difficili da coprire, una cifra che segnala un evidente squilibrio tra domanda e offerta di lavoro.
Il fenomeno interessa trasversalmente diversi settori, ma è particolarmente accentuato nell’industria manifatturiera, nella logistica e nel comparto turistico ricettivo. Le imprese lamentano una scarsità quantitativa di candidati come anche un mismatch qualitativo tra le competenze rischieste e quelle effettivamente disponibili. Questo disallineamento riflette una trasformazione del mercato del lavoro che procede più rapidamente rispetto ai sistemi formativi e alle politiche attive per l’occupazione, generando un vuoto difficile da colmare nel breve termine.
Un ulteriore elemento di criticità è rappresentato dall’invecchiamento della popolazione imprenditoriale e lavorativa. Il Friuli Venezia Giulia così come anche molte altre regioni del Nord Italia registra una progressiva riduzione della popolazione in età attiva. Assieme a ciò, c’è un aumento dell’età media degli imprenditori, creando uno scenario che rende più complesso il ricambio generazionale, soprattutto nelle piccole e medie imprese, che costituiscono l’ossatura del sistema economico.
In molti casi, la mancanza di successione imprenditoriale rischia di tradursi nella chiusura di attività economicamente sane, con conseguenze negative sia sul piano occupazionale sia su quello produttivo. Nonostante questi elementi di fragilità, il sistema economico regionale mantiene vivi i suoi punti di resilienza. Il livello occupazionale rimane relativamente elevato, con un tasso che supera il 70%, e molte imprese mantengono una buona capacità di accesso al credito di investimento.
Tuttavia, tali punti di forza rischiano l’erosione nel tempo se non si interviene sulle criticità del sistema che stanno emergendo con sempre maggiore evidenza. Le difficoltà nel reperimento di manodopera, in particolare, rappresentano un limite concreto alla crescita. Le imprese che non riescono a trovare personale qualificato sono spesso costrette a ridimensionare la loro produzione, rinviare investimento o, addirittura, a rinunciare a opportunità di espansione. La carenza di lavoratori non resta confinata nel problema sociale, ma affluisce in veri e propri limiti economici che incidono direttamente sulla capacità competitiva del territorio.
Per affrontare questa situazione appare necessario un intervento coordinato su più livelli. Da un lato, occorre rafforzare i percorsi di formazione tecnica e professionale, rendendoli più aderenti alle esigenze delle imprese. Dall’altro, diventa sempre più urgente attrarre forza lavoro dall’esterno, sia da altre regioni italiane che dall’estero, attraverso politiche mirate di integrazione e incentivazione. Parallelamente, favorire il ricambio generazionale nel tessuto imprenditoriale, sostenendo i giovani che intendono avviare o rilevare attività preesistenti.
Ci troviamo in una fase di equilibrio delicato. Di fatto, la struttura economica è solida e affidabile, dall’altro premono criticità demografiche e occupazionali che rischiano di soffocare lo sviluppo futuro. La capacità di affrontare in modo efficace il problema della manodopera e di rilanciare la crescita sarà determinante per definire il ruolo della regione nel contesto economico nazionale e internazionale negli anni a venire.
[e.c.]


