12.03.2026 – 11.00 -Il futuro del fiume Tagliamento è al centro di una serie di interventi infrastrutturali e progetti di messa in sicurezza destinati a ridisegnare la gestione idraulica di uno dei corsi d’acqua più importanti del Nord-Est italiano. Considerato da molti studiosi uno degli ultimi grandi fiumi alpini ancora relativamente naturali, il Tagliamento rappresenta allo stesso tempo una risorsa ambientale straordinaria e un elemento di rischio per i territori attraversati durante le piene. Proprio per questo motivo negli ultimi anni istituzioni sia regionali che nazionali hanno avviato programmi di opere idrauliche e investimenti per ridurre il rischio idrogeologico e adattare il territorio ai cambiamenti climatici.
Tra i progetti più discussi figura la realizzazione di una traversa laminante nei pressi del ponte di Dignano, concepita per regolare le portate del fiume durante le piene e creare un bacino di espansione che possa ridurre la pressione idraulica a valle. L’opera dovrebbe essere dotata di paratoie mobili e consentire una gestione più controllata dei flussi d’acqua nei momenti di maggiore criticità.
Questo intervento farà parte di un piano comprendente anche altre infrastrutture di regolazione delle piene, tra cui la realizzazione di casse di espansione artificiali nell’area di Varmo e ulteriori opere di regolazione lungo il corso del fiume, oltre a una traversa prevista in corrispondenza del ponte di Morsano. L’obiettivo generale è creare un sistema capace di attenuare le grandi portate d’acqua che, in occasione di eventi meteorologici intensi, possono minacciare centri abitati e infrastrutture del basso Friuli e del Veneto orientale.
Parallelamente sono stati previsti importanti stanziamenti economici per la sicurezza idraulica del bacino. Un decreto governativo ha destinato oltre 30 milioni di euro alla messa in sicurezza del Tagliamento nell’ambito delle politiche nazionali di contrasto al dissesto idrogeologico, riconoscendo il bacino del fiume come area strategica per la prevenzione del rischio alluvionale.
A questi fondi si aggiungono altri investimenti nel sistema idrico regionale: circa 43 milioni di euro destinati al Friuli Venezia Giulia per modernizzare infrastrutture idriche, dei quali una parte, circa 19 milioni, riguarda interventi legati anche al sistema del Tagliamento e alla gestione delle acque.
La necessità di questi lavori deriva anche dal cambiamento delle condizioni climatiche. Negli ultimi anni il territorio del Friuli Venezia Giulia ha registrato eventi meteorologici più frequenti e intensi, con alluvioni e frane che hanno colpito numerosi comuni. Per questo la Regione ha avviato ulteriori programmi di finanziamento per la messa in sicurezza del territorio e per interventi straordinari di difesa idraulica, con l’obiettivo di ridurre i rischi futuri legati agli eventi estremi.
Tuttavia le opere previste sul Tagliamento sono anche al centro di un acceso dibattito. Diverse associazioni ambientaliste e parte della comunità scientifica temono che interventi troppo invasivi possano compromettere l’equilibrio ecologico del fiume, che ospita habitat naturali di grande valore e tratti ancora non canalizzati, ormai rari nei corsi d’acqua alpini. Alcune interrogazioni a livello europeo hanno chiesto verifiche sulla compatibilità dei progetti con le direttive ambientali dell’Unione Europea e con le tutele previste per i siti naturali della rete Natura 2000.
Il nodo centrale resta quindi trovare un equilibrio tra due esigenze spesso difficili da conciliare: la sicurezza delle comunità che vivono lungo il fiume e la conservazione di uno degli ecosistemi fluviali più importanti d’Europa. Nei prossimi anni le valutazioni ambientali, gli studi tecnici e le decisioni istituzionali determineranno se e come queste opere verranno realizzate, definendo il nuovo assetto di gestione del Tagliamento e il rapporto tra territorio, sicurezza idraulica e tutela della natura.
[e.c.]


