18.03.2026 – 7.30 – Alla vigilia del Consiglio europeo sull’energia l’Unione europea annuncia supporto tecnico e finanziario all’Ucraina per riparare l’oleodotto Druzhba ma il primo ministro ungherese Viktor Orban avverte: «Niente petrolio a Budapest, niente soldi a Kiev». Ieri, martedì 17 marzo 2026, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa hanno fatto sapere in una dichiarazione congiunta: «A seguito degli attacchi russi del 27 gennaio 2026 all’oleodotto Druzhba, che hanno portato all’interruzione delle forniture di greggio a Ungheria e Slovacchia, abbiamo avviato intense discussioni con gli Stati membri e con l’Ucraina a tutti i livelli, per ripristinare il flusso di petrolio verso Ungheria e Slovacchia. L’Ue ha offerto all’Ucraina supporto tecnico e finanziamenti. Gli ucraini hanno accolto e accettato questa offerta. Gli esperti europei sono disponibili immediatamente. La nostra priorità è garantire la sicurezza energetica per tutti i cittadini europei. In questo senso, continueremo a lavorare con le parti coinvolte su rotte alternative per il transito di greggio non russo verso i Paesi dell’Europa centrale e orientale».
Sempre ieri, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in una lettera aperta a von der Leyen e Costa ha reso noto che l’Ucraina prevede lavori per il ripristino del funzionamento del Druzhba ancora per «un mese e mezzo». «I danni sono più gravi rispetto ai precedenti bombardamenti», ha scritto Zelensky: «Al fine di ripristinare tecnicamente la capacità di pompaggio del petrolio il più rapidamente possibile, stiamo lavorando a una soluzione tecnica alternativa fin dai primi giorni successivi all’attacco. I lavori di riparazione della soluzione di bypass sono quasi completi. Prevediamo che entro circa un mese e mezzo la stazione di pompaggio di Brody ripristinerà la sua funzionalità. Ciò garantirà il pieno ripristino dei flussi, naturalmente in assenza di ulteriori attacchi da parte della Russia». Al che Orban ha riferito sui social di avere avuto colloqui con il presidente del Consiglio europeo e con il primo ministro slovacco Robert Fico. «La posizione dell’Ungheria non è cambiata», ha detto Orban: «Se il presidente Zelensky vuole ottenere finanziamenti da Bruxelles, allora deve riaprire l’oleodotto. Niente petrolio, niente soldi». Nelle scorse settimane Orban ha accusato l’Ucraina di ritardare intenzionalmente la rimessa in funzione dell’oleodotto e ha posto il veto dell’Ungheria sul ventesimo pacchetto di sanzioni anti-russe e su un nuovo prestito da 90 miliardi di euro a Kiev. Domani la questione sarà prevedibilmente sul tavolo del Consiglio europeo, dove ufficialmente si discuterà di Medio Oriente, Iran e relative conseguenze per l’Ue in termini di prezzi dell’energia e sicurezza energetica.
[l.g.]


