L’eredità del progetto Interreg Ero-STOP, modelli e soluzioni per passare dalla crisi alla prevenzione

26.03.2026 – 10.00 – L’erosione del suolo è un problema sempre più concreto e che tocca da vicino i nostri territori; interessando il Carso italiano e sloveno e di conseguenza l’agricoltura e la sicurezza ambientale. È da questa consapevolezza che si è chiuso ieri, all’Area Science Park di Padriciano, il progetto transfrontaliero Ero-STOP – Approcci avanzati e sostenibili alla prevenzione dell’erosione del suolo, dopo due anni di lavoro tra Italia e Slovenia, che hanno messo insieme analisi scientifiche, sperimentazioni sul campo e proposte normative con un obiettivo preciso: passare dalla gestione delle emergenze alla prevenzione. La conferenza finale ha restituito un quadro chiaro e lucido, descrivendo l’erosione come un fenomeno sparso e non uniforme. Cambia volto tra pianura e collina, tra aree agricole e territori più antropizzati, ma segue ovunque una stessa dinamica: il suolo perde progressivamente stabilità e fertilità, fino a trasformarsi in un fattore di rischio. Come ha ricordato più volte nel corso della giornata la responsabile del progetto Karmen Bizjak Bat dell’Istituto agroforestale di Nova Gorica (KGZ NG), il lavoro svolto ha cercato proprio di intervenire su questo passaggio critico, analizzando la legislazione, testando soluzioni pilota e costruendo strumenti operativi. “Abbiamo lavorato su più livelli” ha spiegato “dalla normativa agli interventi sul campo, fino alla sensibilizzazione di agricoltori e cittadini, perché la prevenzione riguarda tutti”.

Non è un caso che uno degli elementi più rilevanti emersi sia stato il piano d’azione transfrontaliero, costruito attraverso il confronto diretto con stakeholder locali e tecnici nei workshop tra Ajdovščina e Portogruaro. Un documento che non si limita a fotografare i problemi, ma prova a indicare direzioni concrete: migliorare la conoscenza dei fenomeni, rendere disponibili dati accessibili, rafforzare il ruolo della pianificazione e promuovere pratiche agricole più sostenibili. Accanto a questo, il progetto ha lasciato in eredità un gruppo di esperti destinato a proseguire il lavoro anche oltre la sua conclusione formale, segno di una volontà condivisa di dare continuità a quanto costruito. Il punto, però, è che l’erosione non può essere affrontata solo con strumenti tecnici, ma serve una visione più ampia, come si è sottolineato durante gli interventi istituzionali. La direttrice del KGZ Nova Gorica Jana Čuk ha evidenziato il valore dei programmi Interreg nel creare connessioni reali tra territori e competenze, mentre dal Ministero per la Coesione sloveno è arrivato un messaggio chiaro: l’erosione non conosce confini, e proprio per questo le risposte devono essere condivise. Sulla stessa linea la Segretaria di Stato Maša Žagar, che ha richiamato il legame diretto tra tutela del suolo e sicurezza alimentare, ricordando come interi sistemi agricoli possano essere compromessi in tempi molto rapidi.

A dare consistenza scientifica a queste riflessioni sono stati i contributi dei ricercatori coinvolti nel progetto: Alberto Bonora dello IUAV di Venezia ha mostrato come le pratiche agricole possano incidere concretamente sulla riduzione dell’erosione, anche in contesti pianeggianti. Le simulazioni condotte dimostrano che tecniche come le cover crop e la semina diretta possono ridurre in modo significativo la perdita di suolo, così come le lavorazioni conservative che limitano il disturbo del terreno. Non si tratta di interventi teorici, ma di scelte operative che, su larga scala, possono fare la differenza. Sulle aree collinari, il quadro si complica ulteriormente: Timotej Verbovšek dell’Università di Ljubljana ha spiegato come nei vigneti della valle del Vipava erosione e frane siano spesso due facce dello stesso problema. Attraverso modelli come RUSLE e SIMWE, il gruppo di ricerca ha cercato di quantificare i fenomeni e individuare le zone più vulnerabili, arrivando a dati che parlano di tonnellate di suolo perse ogni anno per ettaro. Ma il dato, da solo, non basta. Serve tradurlo in strumenti operativi, in linee guida, in decisioni concrete. “Gli agricoltori hanno bisogno di basi tecniche solide per intervenire”, è stato il senso del messaggio.

Il nodo più complesso resta quello normativo. Il geologo Giulio Lauri ha messo in evidenza una contraddizione evidente: in Italia esiste un sistema di leggi articolato e strutturato, ma spesso frammentato e poco efficace sul piano preventivo. Il vincolo idrogeologico, i piani di bacino, il principio dell’invarianza idraulica sono strumenti importanti, ma la loro applicazione non sempre è coordinata. Soprattutto, manca una mappatura sistematica della vulnerabilità del suolo complessiva di tutto il territorio nazionale, che permetta di intervenire prima che il problema si manifesti. Da qui la proposta di un testo unico sull’erosione del suolo, insieme alla necessità di rafforzare la pianificazione e introdurre strumenti come i contratti di suolo e paesaggio, capaci di mettere in rete territori che condividono le stesse criticità.

Se la normativa rappresenta una delle sfide principali, un’altra riguarda il rapporto tra conoscenza tecnica e pratica agricola. Vasja Juretič del KGZ Nova Gorica ha sottolineato come l’erosione sia sempre il risultato di un’interazione tra fattori naturali e attività umane; e proprio su questo punto si gioca una partita decisiva: chi lavora sul territorio deve essere messo nelle condizioni di comprendere e applicare le soluzioni, ma anche di partecipare alle scelte e ciò non sempre accade. Spesso, è stato osservato anche nelle tappe precedenti del progetto, gli interventi vengono progettati senza un reale coinvolgimento degli agricoltori, con il rischio di soluzioni poco efficaci o difficili da gestire nel tempo. In questo senso, uno degli strumenti più concreti prodotti da Ero-STOP è la brochure tecnica Proteggiamo la terra dove nasce il futuro / Zadržimo zemljo tam, kjer raste prihodnost, dedicata alle buone pratiche, pensata proprio per tradurre la ricerca in indicazioni operative accessibili. Dalla gestione dell’inerbimento alla realizzazione dei terrazzamenti, fino alla scelta delle colture di copertura, il messaggio è chiaro: la prevenzione passa anche da interventi quotidiani, da scelte agronomiche che, sommate, possono ridurre significativamente il rischio.

Il progetto ha mostrato anche come l’erosione sia strettamente legata agli eventi estremi, sempre più frequenti. I sopralluoghi operati dagli esperti in luoghi come Zavino, Brda o nelle colline di Vipava hanno evidenziato come bastino poche ore di pioggia intensa per innescare fenomeni complessi, soprattutto in terreni composti da flysch o marne, con bassa capacità di infiltrazione. In questi casi, la combinazione tra caratteristiche geologiche, uso del suolo e infrastrutture esistenti può amplificare rapidamente gli effetti di erosione; che si scontrano anche con il cambiamento climatico, fenomeno costante che in modo silenzioso ma perpetuo esercita pressione sui territori. È così che negli ultimi anni si sta assistendo a precipitazioni sporadiche particolarmente intense, capace di provocare gravi danni all’ambiente e agli insediamenti umani. La conferenza si è dunque conclusa lasciando a disposizione dati, modelli, proposte e una fervente rete di collaborazione tra Italia e Slovenia, ma sottolineando che il passaggio decisivo dovrà rimanere il successivo; ossia quello in cui queste conoscenze dovranno diventare politiche, interventi e scelte quotidiane.

[a.c.]

Ultime notizie

Dello stesso autore