La storia di Trieste stravolta dall’AI Slop, stavolta la vittima è la fabbrica Dreher

01.03.2026 – 10.30 – Adavia Davis è considerato uno dei nuovi YouTuber degli ultimi anni, il cui successo è tutto legato all’AI Slop, cioè la produzione in serie di video creati da zero con l’intelligenza artificiale e senza altro scopo se non sfruttare le debolezze psicologiche dello spettatore, onde inchiodarlo allo schermo il tempo necessario per sottoporlo a una, due, cento pubblicità. Se in precedenza Internet pullulava di testi copia-incolla, costruiti con titoli volti a far cliccare il lettore, l’IA ha accelerato il processo, portando a centuplicare la massa di materiale creato ex novo con l’IA generativa.
In Italia Facebook sembra essere il terreno maggiormente fertile per questo genere di contenuti che si caratterizzano per essere straordinariamente opachi: assenti spesso i siti, le informazioni di contatto, l’identità di chi commissiona i video all’IA. Eppure si tratta di canali e pagine che macinano numeri (e dunque views, e dunque soldi) notevoli.
Se per decenni i blog umani hanno attraversato ogni genere di forca caudina, perchè informavano senza essere testate giornalistiche registrate, tutto ciò non sembra valere per i creatori di contenuti tramite IA.

Rientra nella categoria la pagina ‘Quel che non sapevi‘, la quale pur essendo presente su più piattaforme, ha messo radici in particolare sul vecchio social di Zuckerberg dove macina decine di contenuti giornalieri che consistono in un‘immagine generata con l’IA abbinata a un contenuto di testo. Sono in larga parte curiosità storiche, artistiche e antropologiche, con una speciale enfasi nei confronti della storia e geografia dell’Italia.
La pagina ha toccato a più riprese Trieste e non sorprende, perché i triestini, commentando le inesattezze, se non gli errori (molto frequenti), generano ulteriore visibilità. A differenza di altre città italiane, i triestini ci tengono alla propria casa; e sono davvero tanti qui gli storici e i collezionisti appassionati.
L’IA lavora sulle informazioni online, rimescolandole in cocktail digitali facili da trangugiare, ma ad uno sguardo attento ricchi di ingredienti dannosi. Non vi sono bibliografie, perchè l’IA ‘inventa’ i testi; non vi sono garanzie di sicurezza di quanto si afferma; non vi è nessun controllo a posteriori. Sarebbero d’altronde tutte condizioni impossibili da conciliare con la produzione dell’AI Slop che richiede decine, centinaia di contenuti ogni giorno, senza sosta.

Ne rappresenta un perfetto esempio il testo dove ‘Quel che non sapevi’ descrive la storia della fabbrica Dreher: ogni singola informazione storica appare sbagliata. Date e vie, dettagli e quadro generale: un’ecatombe epistemologica terrificante.
Ma partiamo dalle basi. ‘Quel che non sapevi’ scrive che la Dreher nacque “Nel 1892, sulla via Flavia a Trieste”. In realtà, come qualsiasi testo di storia locale potrebbe informare, la Dreher viene costituita come “prima società per la fabbricazione della birra” da un gruppo di azionisti locali e non aveva nemmeno il nome di Dreher, il quale acquistò l’impianto solo successivamente. E in realtà, facendo ricerca (e non generando il contenuto più statisticamente probabile che sia corretto; una grande differenza), si scopre che vi sono date precise per la costruzione dell’impianto: dal 29 maggio 1865 al 15 gennaio 1866.
E non era, va da sé, in via Flavia, ma nella periferia del rione di San Giovanni: ai piedi del Boschetto, nell’odierna via Giulia n. 75 dove tutt’oggi sopravvive uno degli edifici.  Soprassedendo sulla stanca ripetizione, caratteristica di ChatGPT, della negazione seguita dall’affermazione (“Non era una semplice fabbrica di birra. Era il cuore produttivo”), ‘Quel che non sapevi’ colloca la fabbrica vicino allo scalo: “Gli edifici in mattone e acciaio dominavano il porto”. Tutto il contrario: la Dreher era la fabbrica in assoluto più lontana dal mare di tutte quelle triestine, essendo ai piedi del Boschetto.

Seguono poi le solite, trite, affermazioni senza fonte: la birra aveva “una qualità particolare” grazie alle “acque della falda triestina”. Ma di quale falda discutiamo? Trieste, tra fine ottocento e inizio novecento, aveva tremendi problemi di approvvigionamento idrico, altro che falde…
Poi, con un salto di quasi un secolo, il testo corre agli inizi del Duemila dove si colloca la chiusura della Dreher. Di nuovo, un dato falso (e doloroso, perchè tutt’oggi vi sono centinaia di persone che nella Dreher avevano lavorato e che dalla sua chiusura persero lavoro e un senso di vita): la Dreher chiuse nel 1976, perchè la Heineken, dopo averla acquisita, la delocalizzò al di fuori di Trieste.
Colpisce, nella narrazione, proposta da ‘Quel che non sapevi’, l’assenza di tantissimi elementi distintivi della Dreher: la sua tecnologia nell’ottocento all’avanguardia, con il primo compressore frigorifero; la fusione con la Pedavena nel 1928 che la portò ai vertici internazionali (altro che crisi nel ‘900!) e soprattutto l’adiacente birreria Dreher, tutt’oggi molto viva nella memoria giuliana.
Si legge invece che la ciminiera cadde nel 2010: ma in realtà in quell’anno la Dreher era già scomparsa da quasi mezzo secolo. Invece, scorrendo le cronache dei giornali, in quell’anno si demolì la ciminiera dello Jutificio triestino. Era in effetti adiacente, questo sì, al mare; e risaliva al 1901. Confondere juta con la birra: un errore grossolano.

[z.s.]

 

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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