Giustizia, Rosato contro il Pd: «Dire no solo perché lo propone Meloni è un errore»

03.03.2026 – 12.00 – «Sembra un referendum su Meloni più che sulla riforma della giustizia. Ed è un errore». Così Ettore Rosato, deputato e vicesegretario nazionale di Azione, intervenendo a Trieste all’incontro “Trieste per il Sì”, promosso dalla Fondazione Luigi Einaudi in vista del referendum sulla riforma della giustizia. «Noi siamo all’opposizione del governo Meloni – ha affermato – ma riteniamo che questa riforma sia giusta. Lo dicevamo prima della campagna elettorale, lo dicevo da capogruppo del Pd, lo dicevano le mozioni congressuali del Pd. Oggi il Pd dice il contrario esclusivamente perché la propone Meloni. È un principio sbagliato». Al centro dell’iniziativa, la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente. «Le ragioni del Sì – ha spiegato Rosato – sono legate alla necessità di modernizzare il sistema della giustizia e renderlo più efficiente. Per farlo serve anche una magistratura che appaia più indipendente. Separare nettamente le funzioni tra chi giudica e chi accusa è un principio che vale in tutti i Paesi».

All’incontro sono intervenuti anche il presidente della Fondazione Luigi Einaudi, Giuseppe Benedetto, l’avvocato Andrea Bitetto e la presidente della Camera penale di Trieste, Sabina Della Putta. Dopo le introduzioni di Enrico Samer, componente del cda della Fondazione, e di Andrea Frassini, referente regionale Fvg, è stato ribadito il richiamo alla riforma del 1989 voluta dall’allora ministro della Giustizia Giuliano Vassalli, che segnò il passaggio dal sistema inquisitorio a quello accusatorio, introducendo il principio di terzietà del giudice. Proprio su questo punto si è aperta una polemica a distanza con il professore Mitja Gialuz, che su Repubblica ha sostenuto come Vassalli non si fosse mai espresso a favore della separazione delle carriere sul Financial Times. «Abbiamo contattato il giornalista che lo intervistò», ha replicato Benedetto. Quanto ai timori di un possibile controllo dell’esecutivo sui pubblici ministeri, Bitetto ha parlato di «timori infondati», sostenendo che la riforma «garantisce il livello di indipendenza più alto» e che l’eventuale subordinazione del pm al governo in altri ordinamenti risponde a «ragioni storiche». Della Putta ha sottolineato «l’importanza che il cittadino sappia che chi lo giudica non ha nulla a che fare con il pm», richiamando anche lo scandalo Palamara. Infine, l’appello al voto. «Speriamo che la gente vada a votare – ha concluso Rosato –. Più aumenta la partecipazione, più la riforma sarà condivisa».

[f.v.]

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