12.03.2026 – 10.14 – Tra le colline che circondano Ajdovščina, tra i vigneti di Zavino e i pendii della valle del Vipava, gli effetti dell’erosione del suolo non sono un fenomeno teorico ma una realtà sempre più visibile. Piogge improvvise e concentrate, terreni che faticano ad assorbire l’acqua, smottamenti che trascinano terra e detriti verso le strade o i centri abitati sono segnali di un equilibrio sempre più fragile tra clima, uso agricolo del territorio e caratteristiche geologiche del suolo. È proprio su queste dinamiche che si è concentrata la tappa slovena progetto europeo Ero-STOP – Approcci avanzati e sostenibili alla prevenzione dell’erosione del suolo, cofinanziato dal programma Interreg VI-A Italia-Slovenia. Lo scorso 6 marzo si è tenuto alla Camera degli artigiani e delle piccole imprese di Ajdovščina l’incontro “Prevenzione dell’erosione e della perdita di fertilità del suolo – pratiche agricole adattate alle condizioni climatiche”, un momento di confronto che ha riunito ricercatori, progettisti, agricoltori, tecnici e giornalisti italiani e sloveni attorno a una questione sempre più urgente: capire perché il suolo perde stabilità e fertilità, e come intervenire prima che l’erosione si trasformi in dissesto.
Il cuore dell’incontro è stato proprio questo: spostare l’attenzione dalle conseguenze alle cause. Ero-STOP nasce infatti per studiare i fenomeni erosivi nelle aree non urbane e costruire risposte condivise in un territorio di confine che, dal Carso triestino alle colline slovene, presenta criticità diverse ma strettamente collegate. Durante la mattinata sono stati ripercorsi gli obiettivi e i risultati del progetto, affiancati da una tavola rotonda con gli esperti e da un confronto con il pubblico. A emergere con forza è stata l’idea che la prevenzione dell’erosione non possa essere affrontata da un solo punto di vista: servono geologia, agronomia, pianificazione, conoscenza del territorio e anche una traduzione concreta delle conoscenze tecniche in strumenti comprensibili per chi quei terreni li lavora ogni giorno. In questo senso, uno dei passaggi più significativi della giornata è stata la presentazione della brochure bilingueProteggiamo la terra dove nasce il futuro / Zadržimo zemljo tam, kjer raste prihodnost, illustrata da Vasja Juretič del Kmetijsko gozdarski zavod Nova Gorica (Istituto agrario e forestale di Nova Gorica). Non un semplice opuscolo divulgativo, ma un supporto costruito per rendere accessibili le buone pratiche di prevenzione: realizzazione dei terrazzamenti, gestione dell’inerbimento, tecniche utili a ridurre frane ed erosioni, il tutto con un linguaggio diretto e un apparato grafico pensato soprattutto per il mondo agricolo. Il microfono è poi passato alla relatrice Anka Poženel, che ha incentrato il discorso sul tema della piantumazione del seminativo erboso: scelte apparentemente più minute, come la creazione del giusto miscuglio di erbe da seminare, sono fondamentali, per fare crescere piante capaci di assorbire l’acqua e al contempo di arricchire il suolo l’emissione di azoto. In altre parole, la vegetazione non è un dettaglio paesaggistico, ma una vera infrastruttura naturale di stabilizzazione.
A dare il quadro più ampio del progetto è stata leader del progetto Karmen Bizjak Bat, che ha ricordato come negli ultimi anni proprio aree come Zavino e il Collio siano state interessate da slittamenti e frane, a conferma di una vulnerabilità crescente del territorio. Da qui la necessità di costruire non solo studi e analisi, ma anche un piano d’azione capace di mettere a fuoco i problemi principali e affrontarli da prospettive diverse, come è avvenuto nei workshop organizzati ad Ajdovščina e Portogruaro. Bizjak Bat ha sottolineato che il progetto non si esaurirà con la sua scadenza formale, perché uno dei risultati più importanti è proprio l’istituzione di un gruppo di esperti transfrontaliero destinato a proseguire il lavoro anche dopo la conclusione di Ero-STOP. È un passaggio decisivo: trasformare un progetto finanziato in una rete stabile di confronto, capace di continuare a leggere il territorio e a reagire ai suoi cambiamenti.
Sul piano tecnico, uno degli interventi più densi è stato quello del professor Janko Logar, che ha chiarito innanzitutto una distinzione essenziale, spesso trascurata nel linguaggio comune: l’erosione idrica e la frana non sono la stessa cosa. La prima si verifica quando piogge intense non riescono a infiltrarsi nel suolo e l’acqua, scorrendo in superficie, trascina con sé particelle di terreno; la seconda riguarda invece una massa più ampia di strati che scivolano lungo un piano sottostante, spesso innescata dalle precipitazioni ma anche da attività antropiche. Logar ha spiegato che trent’anni fa l’erosione era meno problematica, mentre oggi i cambiamenti climatici, l’evoluzione delle tecniche agricole e l’abbandono progressivo di alcune aree rurali hanno reso il fenomeno molto più evidente. La vegetazione, in questo quadro, resta uno dei principali elementi di difesa, perché trattiene il terreno e ne riduce la vulnerabilità. Ma non basta. Servono dati, rilievi, osservazione. Non a caso, le attività di ricerca hanno incluso l’uso di droni e prelievi sul campo, insieme a metodi di modellazione come il SIMWE, citato per l’analisi della continuità del flusso dell’acqua e dei sedimenti. Il principio, ha ricordato il professore, è semplice: non si possono cambiare la pioggia né la natura del terreno, ma si può lavorare con misure tecniche adeguate, come terrazzamenti e cura della vegetazione, per ridurre l’impatto dell’erosione.
Un ulteriore intervento di Anka Poženel ha allargato il discorso al tema della perdita di fertilità del suolo,strettamente legato all’erosione, fenomeno che sta venendo accentuato dall’intensificazione delle piogge. L’erosione idrica può assumere forme diverse: laminare, quando sottili strati di terreno vengono progressivamente asportati; a solchi, quando il deflusso scava piccoli canali; oppure con affossamenti più profondi, fenomeno che non riguarda soltanto i versanti ripidi, perché può svilupparsi anche su pendii con pendenze minime, attorno all’1%. A questo si aggiunge, in alcune zone, il peso dell’erosione eolica: la bora, quando incontra pendii nudi e senza copertura erbosa, porta via lo strato migliore e più fertile del terreno. Poženel ha collegato questa analisi al piano d’azione del progetto, che guarda al lungo periodo e prevede sia un sistema di monitoraggio sia la raccolta di dati aperti e accessibili, utili anche per chi voglia progettare nuovi terrazzamenti.
Il caso che più di tutti ha dato concretezza a queste riflessioni è stato quello di Zavino, presentato prima in sala e poi osservato direttamente nel sopralluogo pomeridiano. I tecnici della Protezione civile del Comune di Ajdovščina hanno ricostruito una sequenza emblematica: dopo una forte siccità nel 2022, nel 2023 un vigneto di nuova realizzazione ha lasciato temporaneamente il terreno più esposto, modificando al tempo stesso le condizioni di drenaggio. All’arrivo di precipitazioni molto intense, il suolo non ancora assestato si è rivelato particolarmente suscettibile all’erosione. In un intervallo di tempo molto breve, acqua e materiale distaccato sono stati trascinati verso il basso fino all’abitato, riversandosi sulla strada principale e compromettendo la viabilità in una zona abitata. La risposta è stata la costruzione di un collettore con funzione di bacino di ritenzione, progettato per intercettare il materiale proveniente dai vigneti e regolare il deflusso verso valle in modo più controllato, senza gravare sulla rete di scarico.
Zavino, è stato ricordato, si trova su terreni di flysch, una formazione con bassa capacità di infiltrazione dell’acquache, in condizioni di saturazione, può assumere caratteristiche simili all’argilla e favorire rapidamente gli slittamenti. Anche per questo la manutenzione costante delle opere di drenaggio e la presenza di vegetazione sono state indicate come condizioni essenziali per ridurre il rischio. E lo stesso discorso vale per le vicine colline di Vipava, segnate da un temporale particolarmente violento, nel corso del 2025, che ha riversato enormi quantitativi d’acqua in poche ore, con conseguenze pesanti per i terreni agricoli: in un particolare caso il flysch è scivolato lungo il pendio dopo forti piogge, generando una frana di importanti dimensioni. A concorrere sono stati più fattori: uno scavo pregresso per la posa della fibra ottica, la disposizione del flysch parallela al pendio e le lavorazioni del vigneto su un lato che avevano tolto sostegno al terreno. Sono esempi che raccontano bene quanto l’erosione non sia mai il risultato di una sola causa, ma di un intreccio tra geologia, acqua, uso agricolo e interventi umani; e che la prevenzione dell’erosione richiede osservazione, manutenzione, cultura tecnica, norme più aggiornate e soprattutto continuità.
[a.c.]


