31 marzo 2026 – ore 11:30 – Ma come fanno i giovani a informarsi sull’attualità se non leggono i giornali e non guardano il TG? Se lo sono chiesti in molti, e una risposta è arrivata dal rapporto How young people get their news del Reuters Institute. I risultati, pubblicati lo scorso 29 marzo, hanno evidenziato lo “stravolgimento in 10 anni della dieta mediatica” della generazione dei nativi digitali, che si è progressivamente “allontanata da tv, stampa e siti di informazione per diventare social first”. L’indagine, condotta in nove paesi su un campione di giovani tra i 18 e i 24 anni, mostra un cambiamento netto nell’approccio dei giovani all’informazione: quasi quattro ragazzi su dieci si aggiornano principalmente attraverso i social, mentre il ricorso ai media tradizionali continua a diminuire. Instagram, YouTube, TikTok e X sono oggi le piattaforme più frequentate per intercettare notizie, mentre Facebook ha perso gran parte della sua centralità rispetto a un decennio fa. Perdono presa anche i siti di news, consultati oggi dal 24% dei giovani contro il 36% di dieci anni fa: la quota di chi continua a seguire le notizie in tv cala dal 28% al 21%, mentre la fruizione di informazioni tramite radio e stampa cartacea scende dal già esiguo 6% del 2015 all’attuale 4%. Cresce invece l’ascolto mensile di podcast tra le nuove generazioni: il 59% degli under 25 apprezza questo modello, ma solo il 18% di essi si orienta verso contenuti appartenenti alla categoria news.
Il rapporto mette in luce anche un diverso modo di intendere l’informazione: i giovani tendono a incontrare le notizie scorrendo i feed, piuttosto che a ricercarle attivamente. Inoltre, l’attenzione dei giovani utenti è principalmente rivolta ai singoli creators (51%) a scapito dei tradizionali brand di informazione (39%). La fruizione quotidiana dei social media porta inevitabilmente i giovani a leggere le news ogni giorno: eppure, il modo in cui entrano in contatto con le informazioni risulta frammentato e spesso casuale. In effetti, l’accesso diretto ai siti e app di informazione riguarda solo una minoranza, ovvero il 14% dei giovani tra i 18 e i 24 anni. Cresce invece l’uso dell’intelligenza artificiale come strumento di supporto, soprattutto per comprendere temi complessi o ottenere sintesi rapide delle ultime notizie. Parallelamente, l’interesse generale per l’attualità risulta più basso rispetto alle generazioni più adulte, con una selezione tematica che tende a privilegiare scienza, tecnologia e salute mentale, e allontanarsi invece dalla politica. Inoltre, molti giovani percepiscono i media tradizionali come poco rappresentativi della loro generazione, difficili da seguire o distanti dal loro vissuto.
Il quadro che emerge è quello di una generazione che si informa, ma secondo logiche proprie, spesso incompatibili con i modelli editoriali consolidati. La ricerca del Reuters Institute sottolinea come una parte significativa dei giovani si senta distante dal giornalismo tradizionale e ritenga che alcune questioni non richiedano di essere affrontate con assoluta neutralità, soprattutto quando riguardano temi sensibili come il cambiamento climatico o il razzismo. Al tempo stesso, molti lamentano una scarsa attenzione dei media verso la loro fascia d’età, anche a causa della limitata presenza di giovani in alcune redazioni. Per l’industria dell’informazione, la sfida è quindi duplice: comprendere come intercettare un pubblico che s’informa in maniera nuova e adattare di conseguenza linguaggi e formati mirati, senza tuttavia rinunciare alla qualità.
Articolo di Benedetta Marchetti


