07.02.2026 – 13.15 – In Italia i test audiometrici erogati dal Servizio sanitario nazionale non sono sufficienti a coprire il fabbisogno di screening della popolazione anziana, sempre più esposta al rischio di presbiacusia. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Acta Otorhinolaryngologica Italica, che ha analizzato l’erogazione di esami audiologici nel triennio 2021-2023. La ricerca, condotta da Luciano Bubbico (INAPP) e Luca Cegolon (Università di Trieste e ASUGI), in collaborazione con un network nazionale di otorinolaringoiatri, evidenzia come, nonostante un progressivo aumento delle prestazioni dopo la fase più acuta della pandemia da Covid-19, il numero complessivo di test rimanga inferiore alle necessità della popolazione. Nel dettaglio, le audiometrie tonali sono passate da 634.996 nel 2021 a 790.245 nel 2023, mentre le audiometrie vocali sono aumentate da 179.279 a 230.008 nello stesso periodo. Nel 2023 la maggiore diffusione di test tonali si è registrata nel Nord-Est, mentre le audiometrie vocali sono risultate più frequenti nel Nord-Ovest.
Secondo lo studio, l’invecchiamento demografico rappresenta un fattore chiave: circa un quarto della popolazione italiana ha più di 65 anni e la prevalenza di sordità dopo questa soglia d’età è stimata tra il 30 e il 35 per cento. In Europa, la riduzione dell’udito colpisce il 30 per cento degli uomini e il 20 per cento delle donne a 70 anni, percentuali che aumentano sensibilmente dopo gli 80 anni. La perdita uditiva, sottolineano gli autori, non incide solo sulla qualità della vita, ma è associata anche a un maggiore rischio di declino cognitivo e demenza, favorito dall’isolamento sociale. Un peggioramento di 10 decibel della soglia uditiva comporta un incremento del rischio di demenza del 16 per cento. Lo studio rileva inoltre un uso limitato delle audiometrie vocali, considerate il gold standard diagnostico, probabilmente per i maggiori tempi di esecuzione e i costi più elevati. A questo si aggiunge una carenza strutturale di personale: nel 2025 in Italia si contavano poco più di due medici audiologi e meno di due tecnici di audiologia ogni 100 mila abitanti, senza una chiara correlazione tra disponibilità di specialisti ed erogazione dei test. Gli autori concludono che l’efficacia di un programma di screening audiologico dipende non solo dalle risorse professionali, ma anche dalla diffusione di linee guida condivise e da campagne informative rivolte alla popolazione. In assenza di un rafforzamento del servizio pubblico, avvertono, una quota rilevante di cittadini è destinata a rivolgersi al settore privato, sostenendo direttamente i costi delle prestazioni.
[f.v.]


