I dati Auditel delle prime serate mostrano una flessione sia in termini di share sia di spettatori medi rispetto all’edizione precedente. Trattasi di una discesa significativa in un contesto dove ogni punto percentuale vale centinaia di migliaia di persone. Il confronto con gli anni del recente boom è inevitabile: le edizioni guidate da Amadeus avevano riportato il Festival a livelli che non si vedevano da tempo, grazie a un mix calibrato di popolarità, polemiche, ospiti internazionali e una forte presenza social. Oggi quella spinta propulsiva sembra essersi attenuata parecchio.
Tra le cause principali si individua la frammentazione dell’audience. La televisione generalista non è più il centro gravitazionale dell’intrattenimento. Le piattaforme streaming, i social network e la fruizione on demand hanno cambiato radicalmente le abitudini. Una parte del pubblico giovane segue solo clip, highlights e momenti virali su TikTok o Instagram, senza contribuire ai dati tradizionali di ascolto. Il Festival resta un fenomeno digitale, ma questo non sempre si traduce in share televisivo.
C’è poi una questione di stanchezza del format. Negli ultimi anni Sanremo ha sperimentato molto, avvicinandosi ai linguaggi contemporanei, ospitando artisti urban e indie, aprendosi a tematiche sociali e politiche. L’effetto sorpresa non è infinito. La ripetizione di meccanismi narrativi, come il monologo impegnato, l’ospite internazionale, la polemica programmata, sta pian piano perdendo il suo ascendente sulle masse. Il pubblico percepisce quando la macchina è troppo oliata, quando l’evento diventa prevedibile.
Anche il contesto competitivo pesa. La concorrenza non è più solo quella delle altre reti, ma dell’intero ecosistema digitale. Una serie di successo su una piattaforma globale, una partita decisiva di coppa europea, un evento sportivo o un fenomeno virale possono sottrarre attenzione. E l’attenzione, oggi, è la vera moneta rara.
Infine, c’è il fattore economico e sociale. L’Italia attraversa una fase di incertezza: inflazione, tensioni internazionali, precarietà diffusa. In momenti così, una parte del pubblico può percepire l’euforia sanremese come distante, o addirittura eccessiva e fuori luogo. Il Festival è sempre stato anche evasione, ma l’equilibrio tra leggerezza e realtà è delicato. Se si spezza, una parte degli spettatori si allontana.
Eppure sarebbe prematuro parlare di declino irreversibile. Sanremo resta un colosso mediatico che insieme orienta classifiche musicali, lancia carriere, domina per tempi anche lunghi le conversazioni online. Il calo di ascolti è un campanello d’allarme, non una sentenza. Forse è il segnale che il Festival deve reinventarsi ancora una volta, come ha fatto tante volte nella sua storia. Perché se è vero che la televisione cambia, è altrettanto vero che pochi eventi in Italia hanno dimostrato la resilienza e la capacità di trasformazione del Festival della canzone italiana. Il focus, adesso, è capire se saprà sorprendere di nuovo un pubblico sempre più esigente e disperso.
[e.c.]