15.02.2026 – 8.30 – L’intelligenza artificiale sta plasmando il futuro del mercato del lavoro. Non si tratta più di un fenomeno confinato unicamente ai settori tecnologici, ma di una trasformazione pervasiva, che coinvolge anche settori professionali tradizionalmente considerati “stabili” e poco soggetti a cambiamenti di tale portata. Questa evoluzione è alimentata da tre dinamiche fra loro intrecciate: l’automazione delle attività di routine, l’integrazione dell’AI nei processi aziendali e la conseguente polarizzazione del mercato del lavoro. Tecnologie come l’AI generativa, il machine learning e la RPA (Robotic Process Automation) sono ormai in grado di svolgere funzioni ripetitive, sia manuali che cognitive, ridimensionando di conseguenza il ruolo del lavoratore umano. Parallelamente, l’intelligenza artificiale viene incorporata nei sistemi gestionali, nella logistica, nel marketing e nelle risorse umane, modificando in questo modo l’organizzazione del lavoro: diminuiscono le posizioni operative intermedie, mentre aumentano quelle legate alla supervisione, all’analisi dei dati e alla gestione delle infrastrutture digitali. Questo spostamento produce una domanda crescente di competenze avanzate e, al tempo stesso, un ridimensionamento delle mansioni a basso contenuto cognitivo o relazionale.
Il risultato è un mercato del lavoro più polarizzato, in cui alcune professioni rischiano una sostituibilità quasi totale e altre vengono trasformate in profondità. Non sono solo i lavori manuali o ripetitivi a essere esposti: anche ruoli considerati per anni “sicuri” stanno attraversando una fase di ridefinizione. La velocità con cui le competenze diventano obsolete aumenta vertiginosamente, rendendo necessario un aggiornamento costante da parte dei lavoratori: in questo scenario, il reskilling non è più un’opzione, ma una condizione essenziale per poter navigare in un mercato del lavoro in continua evoluzione. Stando all’AI Shock Index Report di Mia Academy, tra i ruoli a rischio critico rientrano quelli basati quasi esclusivamente sulla gestione meccanica di informazioni: gli addetti al data entry, alla trascrizione di contenuti, alla compilazione modulistica o alle verifiche documentali possono essere completamente sostituiti da sistemi automatizzati. Anche ruoli tradizionalmente svolti da operatori umani, come il centralinista, l’operatore di telemarketing o l’helpdesk informatico di primo livello, rischiano una sostituibilità quasi totale grazie a chatbot, assistenti virtuali e software capaci di gestire grandi volumi di richieste in modo immediato.
Accanto ai ruoli a rischio critico, esiste un’ampia fascia di professioni a rischio alto, potenzialmente soggette a una sostituzione parziale o totale. È il caso delle attività amministrative di back office, della contabilità di base, della gestione di bolle e fatture, delle prenotazioni nel settore turistico o delle operazioni commerciali dei call center. Anche compiti come il controllo qualità semplice, la catalogazione di prodotti per l’e‑commerce, il front-office nella pubblica amministrazione o alcune mansioni logistiche e di cassa nei supermercati sono sempre più supportati da sistemi automatizzati, che riducono gradualmente la necessità dell’intervento umano. In questi contesti, l’automazione non elimina immediatamente la figura professionale, ma ne riduce progressivamente il peso, spostando l’attenzione verso funzioni di supervisione o risoluzione dei problemi tecnici.
Infine, il report individua alcune professioni a rischio medio-alto che potrebbero subire una parziale trasformazione. Ruoli come il receptionist di base, l’addetto HR impegnato nello screening preliminare dei CV, l’addetto alla reportistica di base o al merchandising in negozio, così come gli operatori di sicurezza non armata, gli autisti per consegne standard o il personale di front store non qualificato, stanno vivendo un cambiamento che richiede nuove competenze e una maggiore capacità di interazione con strumenti digitali. Nella maggior parte dei casi, l’impatto dell’AI non si traduce ancora in una sostituzione immediata e totale del personale umano: si ridimensionano tuttavia le mansioni svolte dalle figure professionali citate, in alcuni casi già ampiamente supportate da una controparte virtuale. A preoccupare i lavoratori di oggi è soprattutto la consapevolezza che l’IA non si limiterà a sostituire un numero ristretto di mansioni poco complesse: al contrario, l’IA sta trasformando la logica stessa dell’organizzazione del lavoro. Le professioni a “rischio estinzione” rappresentano soltanto uno dei sintomi di un cambiamento più ampio e probabilmente inarrestabile, che richiede l’adozione di nuove strategie, lo sviluppo di nuove competenze e una capacità di adattamento costante.
[b.m.]


