Diplomazia armata: la visione russa dal Ministero alla Duma

15.02.2026 – 14.30 – PREMESSA – In relazione alla drammatica crisi ucraina, da oltre due mesi assistiamo inermi a proclami, all’avvio di negoziazioni, a dichiarazioni oltremodo spavalde, a forti accelerazioni e a brusche frenate. Il tutto, ovviamente e tragicamente, scandito da bombardamenti, attentati terroristici, fenomeni di corruzione e distruzioni sistematiche. Merita rilevare che, secondo un rapporto edito dallo statunitense Center for Strategic and International Studies (CSIS), il numero delle vittime tra i contingenti militari russi e ucraini, che da oltre quattro anni si stanno affrontando, potrebbe superare la cifra dei due milioni nei prossimi mesi.

Orrore e follia!

Rapporto completo nel link in descrizione:
https://www.csis.org/analysis/russias-grinding-war-ukraine

In tale cornice, dopo aver delineato alcuni giorni orsono, seppure in estrema sintesi, la strategia statunitense, desidero ora volgere lo sguardo verso la complessa visione politico-diplomatica russa, sia perché oggetto di scarsa attenzione mediatica, sia perché le aree occidentali dell’immensa Russia, ricordiamolo sempre, sono parte integrante dell’Europa orientale. Lo faremo analizzando e cercando di comprendere il pensiero di Mosca attraverso due recenti interventi del ministro degli Esteri del Cremlino, l’astuto ed esperto Sergei Lavrov. Ho scelto questi due momenti, tra molti, non solo perché recenti, ma anche in quanto ignorati di fatto dai maggiori media, malgrado in tali interventi vengano delineate considerazioni geopolitiche, strategie chiare e possibili futuri scenari internazionali, meritevoli di sicura attenzione e di attenta valutazione.

Dare voce a tutti, nessuno escluso!

20 gennaio 2026 – Conferenza stampa del ministro degli Esteri Sergey Lavrov
Siamo al Ministero degli Esteri di Mosca, in occasione del tradizionale incontro con la stampa, anche internazionale, per fare il punto sull’attività diplomatica della Federazione Russa nel 2025. Tratteremo ed evidenzieremo necessariamente unicamente alcuni punti fondamentali, fornendo il link dove poter leggere l’intera conferenza stampa: https://www.mid.ru/en/press_service/minister_speeches/2073858/

Aspetti generali di politica estera con riferimenti al Secondo conflitto mondiale
“Abbiamo assistito a sviluppi senza precedenti, tra cui un palese intervento armato degli Stati Uniti in Venezuela, che ha causato decine di morti e feriti, seguito dalla cattura del legittimo presidente venezuelano Nicolas Maduro e di sua moglie e dalla loro espulsione dal Paese. Allo stesso tempo, anche Cuba e altri Paesi latinoamericani e caraibici stanno affrontando minacce. Il tentativo di destabilizzare l’Iran, inoltre, è per noi motivo di grave preoccupazione. Non voglio nemmeno menzionare il fatto che la maggior parte dei Paesi occidentali sta cercando di continuare a utilizzare il regime di Kiev nel loro confronto militare contro la Russia. Forse si parla meno di infliggere quella che chiamano una sconfitta strategica alla Russia in questi giorni, ma tutto indica che questo obiettivo rimane nella mente e nei piani, principalmente tra i leader europei. Basta guardare le perorazioni del cancelliere tedesco Friedrich Merz sul fatto di rendere ancora una volta l’esercito tedesco la forza più potente d’Europa. Fu anche lui a dire che alla Russia non si doveva permettere di fare a modo suo in Ucraina, poiché ciò equivarrebbe ad accontentare Adolf Hitler. Cosa ne pensa di questa affermazione? Pochi le hanno prestato attenzione, ma non avrebbe dovuto passare inosservata. Ricordiamo bene e non dobbiamo mai dimenticare ciò che accadde più volte nel corso della storia, quando la leadership tedesca assunse un atteggiamento arrogante di questo tipo. A proposito della Seconda Guerra Mondiale – non possiamo fare a meno di ricordarla, per ovvie ragioni – vorrei sottolineare che in Giappone si stanno intensificando le discussioni sulla modifica della Costituzione. Questo va oltre il rafforzamento delle capacità offensive dell’esercito, ma anche la revisione dello status non nucleare. Sono stati piuttosto aperti al riguardo”. In tale contesto, Lavrov, non casualmente, dopo aver aperto la conferenza accennando all’attuale “rivoluzione geopolitica globale”, cambia obiettivo, esprimendo sostanzialmente la viva preoccupazione di Mosca per l’imminente riarmo sia tedesco sia giapponese.

Uno sguardo all’Occidente: Europa e USA

“Naturalmente, l’ordine mondiale sta attraversando una profonda trasformazione. È significativo che l’Occidente abbia attivamente promosso la sua narrativa di un ordine basato su regole, contrapponendola al diritto internazionale nel suo significato originario, nell’ultimo decennio, mentre oggi questo termine è scomparso dal dibattito pubblico. Tutti i Paesi dell’Europa occidentale stanno lottando per accettare ciò che sta accadendo nel mondo, considerando la politica dichiarata e adottata dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il modo in cui questa politica può essere parte del loro ordine basato sulle regole. Questa volta non è l’Occidente collettivo a scrivere queste regole, ma solo uno dei suoi membri… Possiamo intrattenere un dialogo interattivo sui cambiamenti nella visione concettuale e nei processi concreti nello sviluppo di un nuovo ordine mondiale. Ma le conseguenze non influenzano solo i Paesi del Sud e dell’Est del mondo, ma anche le tendenze di crisi all’interno della comunità occidentale”. Senza alcun dubbio, Lavrov lancia un monito chiaro, denunciando l’instabilità generale e la fine degli equilibri preesistenti, pur lasciandosi ampi spazi di mediazione politica e notevoli aperture diplomatiche. Un passaggio decisamente interessante che non chiude porte e non alza muri.

La visione della Russia

“Si può affermare che vorremmo applicare ovunque le norme universali del diritto internazionale, ma i principi fondamentali sono l’uguaglianza, il rispetto reciproco e l’equilibrio degli interessi. Questi sono i principi assolutamente incrollabili quando si tratta di interazione sulla scena internazionale, che si chiami ‘norme’ o ‘diritto internazionale’. Il principio di uguaglianza non può essere escluso dall’equazione. In un dialogo paritario, chi ha più risorse avrà maggiore influenza sul risultato, ma è fondamentale impegnarsi per ottenere risultati che rappresentino un equilibrio di interessi. La Russia difenderà costantemente i propri interessi senza violare i diritti legittimi altrui o consentire loro di prendersi libertà con i nostri. La nostra politica estera, sancita dal Concetto di Politica Estera approvato dal Presidente Vladimir Putin nel marzo 2023, prevede la difesa risoluta degli interessi vitali della nostra nazione e la creazione di condizioni favorevoli per uno sviluppo sostenibile all’interno della Federazione Russa. È di fondamentale importanza intraprendere azioni basate sui principi per rafforzare ulteriormente la nostra sovranità nazionale. Vorrei ricordarvi che gli emendamenti alla Costituzione russa del 2020 sono fondamentali per rafforzare la nostra sovranità nazionale. Siamo pronti a collaborare con tutti gli Stati stranieri che ricambieranno e saranno disposti a trattare con noi onestamente, su una base di uguaglianza, senza ricatti o pressioni. Questo è ampiamente noto”. In queste parole incomincia a profilarsi sia la delicata tematica ucraina, sia la disponibilità di Mosca a riaprire concretamente i rapporti con l’Occidente, seppure con chiare distinzioni, come vedremo in seguito.

Iniziative internazionali della Russia per il 2026

“Abbiamo continuato e continueremo a promuovere le principali iniziative di punta promosse dal Presidente. Queste sono, principalmente, la creazione del Partenariato Eurasiatico Maggiore e, sulla base di esso, la creazione di un’architettura pancontinentale di sicurezza equa e indivisibile. In collaborazione con i nostri alleati bielorussi, stiamo promuovendo lo sviluppo della Carta Eurasiatica della Diversità e della Multipolarità nel XXI secolo. Abbiamo dichiarato questa iniziativa aperta alla partecipazione di tutti gli Stati eurasiatici, senza eccezioni. Le nostre relazioni con la Cina sono senza precedenti per profondità, livello e allineamento agli sviluppi in Eurasia e sulla scena globale. Vorrei sottolineare in particolare il carattere strategico privilegiato della nostra partnership con l’India. Il Trattato di partenariato strategico globale con la RPDC rappresenta la concretizzazione dei nostri sforzi per rafforzare la sicurezza eurasiatica. Per quanto riguarda i BRICS, ogni membro di questa associazione è un partner prezioso. I nostri legami con ciascuno di loro si sono rafforzati nel corso del 2025, gettando solide basi per una maggiore cooperazione in tutti gli ambiti. Ci stiamo preparando per il terzo vertice Russia-Africa. Una tappa fondamentale in questo processo è stata la Seconda Conferenza ministeriale del Forum di Partenariato Russia-Africa, con la partecipazione della Russia e degli Stati dell’Unione Africana, tenutasi al Cairo a dicembre. Nell’ambito della diplomazia multilaterale, rileviamo l’obiettivo comune di rafforzare i BRICS e il crescente interesse globale per l’associazione. Seguendo la nostra iniziativa e con il sostegno del Gruppo di amici in difesa della Carta delle Nazioni Unite, l’Assemblea generale ha adottato due risoluzioni storiche: l’istituzione di una Giornata internazionale contro il colonialismo e la proclamazione di una Giornata internazionale contro le misure coercitive unilaterali”. Non vi nascondo che questa parte dell’intervento di Lavrov l’ho letta e riletta molte volte, perché colma di simbolismi, di proiezioni internazionali e di abili riferimenti diplomatici globali. Tuttavia, in alcuni passaggi, il discorso appare estremamente enfatizzato, atteso, ad esempio, che i BRICS, pur rappresentando potenzialmente una diversa visione di una strategia economica e commerciale globale, non esprimono ancora una strategia concreta e, soprattutto, non sono in grado di esercitare una influenza reale sulle dinamiche finanziarie ed economiche transnazionali. Inoltre, i chiari riferimenti a India e Cina andrebbero parzialmente riletti in una chiave diversa, atteso che Mosca ha dovuto accettare di rafforzare il proprio legame con Pechino e che l’India, futura grande potenza globale, appare intenzionata a mantenere un atteggiamento estremamente prudente, evitando schieramenti rigidi e diktat esterni.

La crisi ucraina

“La Russia rimane impegnata a trovare una soluzione diplomatica. Un esame della storia del conflitto, dalle sue origini nel 2014 e soprattutto dal 2022, rivela una non poca buona volontà da parte della Federazione Russa in merito a soluzioni politiche. Eppure, in ogni occasione, i nostri vicini occidentali, principalmente europei, hanno adottato misure deliberate per indebolire questi accordi. Stanno impiegando le stesse tattiche nei confronti delle iniziative proposte dall’amministrazione Trump degli Stati Uniti, cercando di dissuaderla dal raggiungere un’intesa con la Russia. Leggendo le dichiarazioni di personalità europee – che si tratti di Kaja Kallas, Ursula von der Leyen, Friedrich Merz, Keir Starmer, Emmanuel Macron o Mark Rutte – emerge chiaramente che si stanno preparando seriamente a una guerra contro la Federazione Russa e non fanno alcun tentativo di nasconderlo. La nostra posizione sull’Ucraina è che qualsiasi risoluzione debba affrontare le cause profonde di questa crisi, che l’Occidente ha deliberatamente coltivato per anni per trasformare l’Ucraina in una minaccia alla sicurezza e in un trampolino di lancio contro la Russia ai nostri confini.” Lavrov, abilmente, sembra alternare aperture a soluzioni diplomatiche della crisi alla necessità di rimuovere le note “cause profonde” alla base del conflitto, esprimendo, tuttavia, chiari riferimenti, non certo amichevoli, nei confronti di alcuni Paesi europei, menzionandone apertamente i leader. Dichiarazioni forti, non certo inaspettate, che sicuramente non saranno passate inosservate sui tavoli delle Cancellerie europee e a Bruxelles.

Iniziative russe nel breve periodo

“Ci impegniamo a contribuire ad allentare le tensioni in una serie di punti critici, dal Venezuela alla situazione iraniana, che vorrei sottolineare in particolare. Quest’ultima deve essere risolta nel rispetto del legittimo e pacifico uso dell’energia nucleare da parte di Teheran. Siamo inoltre convinti che una soluzione duratura in Medio Oriente richieda l’attuazione definitiva delle decisioni delle Nazioni Unite in merito alla creazione di uno Stato palestinese. Vorrei sottolineare che questo criterio rimane del tutto pertinente alla luce dell’attuale e importante iniziativa del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di istituire un ‘Consiglio per la pace’.” Lavrov chiude il suo intervento lasciando spazio alla stampa, modificando decisamente i toni, aprendo un forte credito verso gli USA e rivendicando la volontà di Mosca di ricercare soluzioni pacifiche e negoziali sia in Medio Oriente sia in America Latina.

11 febbraio 2026 – Dichiarazioni del ministro degli Esteri Sergey Lavrov durante una sessione plenaria della Duma di Stato dell’Assemblea federale della Federazione Russa

Qui ci troviamo al centro di Mosca, all’interno della Duma, la Camera bassa dell’Assemblea federale della Federazione Russa (la Camera alta è invece costituita dal Consiglio federale della Russia). Lavrov, quindi, si rivolge ai deputati con un linguaggio diverso, maggiormente orientato al mondo politico russo piuttosto che all’esterno. Ho voluto estrapolare unicamente alcuni concetti chiave espressi dal ministro Lavrov per consentire di comprendere meglio il clima politico interno alla Russia.

Incontro completo nel link in descrizione:
https://mid.ru/en/press_service/video/view/2079930/

Accenni di politica interna

“Il Ministero degli Esteri attribuisce grande importanza al dialogo costruttivo con i legislatori, perché voi rappresentate il popolo multietnico della Russia, mantenete i contatti con i vostri elettori e ricevete informazioni di prima mano sulle preoccupazioni dei cittadini e sulle loro valutazioni dei nostri sforzi sulla scena internazionale”.

Politica estera, con un chiaro riferimento ai recenti avvenimenti internazionali

“La Russia sta difendendo i suoi legittimi diritti nell’emergente ordine mondiale multipolare, in un contesto di intensa competizione. Spesso dobbiamo farlo nonostante la riluttanza della minoranza occidentale a frenare le proprie ambizioni eccessive e a condurre gli affari con rispetto verso tutti coloro che sono disposti a lavorare sulla base dell’uguaglianza sovrana e degli altri principi del diritto internazionale. Tali Paesi costituiscono la maggioranza. Sono partner affidabili e promettenti. Eppure, l’Occidente non si è ancora liberato dalla sua mania di grandezza coloniale e – non ho timore di dirlo – schiavista. I drammatici eventi di inizio anno, tra cui l’invasione armata del Venezuela da parte degli Stati Uniti, l’escalation della pressione su Cuba, i tentativi di destabilizzazione dell’Iran e la crisi in Groenlandia, hanno confermato la nostra valutazione: il mondo è entrato in un’era di rapidi e profondi cambiamenti. Alcuni esperti parlano di una vera e propria era di sconvolgimenti. Una cosa è chiara: non si tratta di uno sviluppo temporaneo, ma di una nuova fase dello sviluppo globale, forse destinata a durare decenni. La tendenza principale verso la formazione di un sistema multipolare più giusto e sostenibile andrà di pari passo con uno scontro tra gli attuali centri di potere e i nuovi poli di crescita emergenti, che rappresentano la maggioranza mondiale”. In tale contesto, Lavrov afferma chiaramente l’avvento di una rivoluzione geopolitica, nella quale le relazioni tra Stati stanno cambiando profondamente, con una Russia impegnata a definire nuove alleanze strategiche globali.

Politica estera, con un chiaro riferimento a Parigi e Berlino

“Da questo punto di vista, diventa chiaro perché un’ex potenza coloniale come la Francia stia tentando di depore governi di stampo nazionale nel Sahel e in altre regioni africane. Questi Paesi hanno da tempo respinto i dettami degli ex governanti coloniali. Eppure, Parigi persiste, cercando sostegno non solo tra i gruppi di opposizione, ma anche tra organizzazioni terroristiche e, come forse saprete, tra i sicari delle formazioni ucraine. Purtroppo, le élites francesi continuano a seguire i loro metodi coloniali, incluso il principio del ‘dividi et impera’, che è già costato milioni di vite ai popoli africani. Spinta da fantasie revansciste, Berlino non è molto lontana da Parigi. Come si può altrimenti spiegare la dichiarazione del cancelliere Friedrich Merz di rendere ancora una volta l’esercito tedesco il più forte d’Europa?” Lavrov si scaglia con veemenza contro Parigi per le politiche francesi in Africa e, seppure con minore enfasi, contro l’imminente riarmo tedesco. Merita segnalare che, negli ultimi tre mesi, si sono svolti numerosi incontri a Mosca tra Lavrov e gli omologhi ministri degli Esteri africani, a conferma di una intensa attività diplomatica nel continente. Ovviamente, come ben sappiamo, la Russia, come in passato l’Unione Sovietica, in Africa gioca da sempre la carta del colonialismo europeo. Non possiamo dimenticare il supporto determinante sovietico ai movimenti di liberazione in Sud Africa, Angola, Rhodesia e Namibia, né la diffusione del pansocialismo africano.

Politica estera, con un chiaro riferimento positivo verso Washington

“L’iniziativa del Presidente Putin affinché le parti del Trattato sulle armi strategiche offensive continuassero a rispettarne i limiti quantitativi è rimasta senza una risposta ufficiale americana. Partiamo dal presupposto che la moratoria annunciata da Mosca rimanga in vigore, ma solo finché gli Stati Uniti non supereranno tali limiti. Agiremo in modo responsabile ed equilibrato, basandoci sull’analisi quotidiana della politica militare statunitense e del contesto strategico generale. Sullo sfondo dell’isteria russofoba in Europa, la posizione servile dell’UE rispetto alle rivendicazioni di Washington sulla Groenlandia è degna di nota. Ciononostante, la nostra posizione di principio è che l’Artico debba rimanere una zona di pace e cooperazione”. Queste affermazioni, mitigate da un linguaggio diplomatico, sembrano indicare una volontà concreta di dialogo con Washington, pur lasciando trasparire una sottile insofferenza che emergerà con maggiore chiarezza affrontando la questione ucraina.

Politica estera, con un chiaro riferimento alla crisi ucraina

“Il diritto dei groenlandesi all’autodeterminazione è riconosciuto, mentre il diritto dei popoli di Crimea, Donbass e Novorossiya a determinare il proprio futuro in unità con la Russia continua a essere negato. Siamo categoricamente in disaccordo con questa logica distorta e apertamente faziosa. Rispetteremo la verità e la legge in tutti i contatti con i nostri partner internazionali e forniremo assistenza politica e diplomatica per il raggiungimento di tutti gli obiettivi dell’operazione militare speciale. Sottolineiamo costantemente che una soluzione sostenibile alla crisi ucraina, provocata dall’Occidente collettivo, è impossibile senza eliminarne le cause profonde. Come forse saprete, questo approccio è stato riconosciuto dall’amministrazione Trump. Su questa base, durante l’incontro tra il Presidente della Russia e il Presidente degli Stati Uniti in Alaska, nell’agosto 2025, sono state raggiunte intese su come garantire una soluzione sostenibile e duratura alla questione ucraina. Queste intese sono ancora sul tavolo. Siamo grati ai nostri amici emiratini per i loro sforzi di mediazione, tra cui la fornitura di una sede per colloqui con rappresentanti di Russia, Stati Uniti e Ucraina. I negoziatori russi continuano a lavorare per garantire la sicurezza della Russia ai suoi confini occidentali e i diritti dei russi e dei russofoni, e per eliminare la minaccia proveniente dall’attuale regime di Kiev e dai suoi protettori esterni”.

Lavrov riafferma chiaramente, in queste poche frasi, due concetti fondamentali relativi alla crisi ucraina:

– con gli Stati Uniti è stato già raggiunto un accordo, una soluzione, per porre fine alla crisi in Ucraina;
– la Russia, in ogni caso, attuerà ogni misura finalizzata al raggiungimento degli obiettivi prefissati nell’operazione militare speciale.

Politica estera, con un chiaro riferimento all’ONU

“Alle Nazioni Unite, insieme ai nostri partner affini del Gruppo di amici in difesa della Carta delle Nazioni Unite, stiamo lavorando per garantire che i principi sanciti dalla Carta dell’ONU siano rispettati nella loro interezza, interconnessione e interdipendenza, e non in modo selettivo, come preferisce l’Occidente. Oggi l’ONU sta attraversando un periodo difficile, dovendo sopportare il peso delle profonde divergenze tra le principali potenze mondiali. Ciononostante, il suo ruolo come piattaforma di conciliazione degli interessi statali non può essere negato. Nel dicembre 2025, su nostra iniziativa, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una decisione che proclama il 14 dicembre Giornata Internazionale contro il Colonialismo e il 4 dicembre Giornata Internazionale contro le Misure Coercitive Unilaterali. Sono fiducioso che ciò darà ulteriore impulso al nostro lavoro congiunto con molti Paesi del Sud del mondo per sradicare le pratiche neocoloniali e creare meccanismi di cooperazione internazionale resistenti alle pressioni delle sanzioni. Tornando alle Nazioni Unite, vorrei porre un accento particolare sull’adozione, nel dicembre 2025, della risoluzione russa sulla lotta alla glorificazione del nazismo. Continuiamo a difendere la verità storica e a contrastare i tentativi di rivedere gli esiti della Seconda Guerra Mondiale. Quest’anno celebreremo l’80° anniversario dei verdetti di Norimberga, durante i quali i criminali di guerra del Terzo Reich e i loro complici ricevettero un verdetto storico. Cercheremo di garantire che la comunità internazionale riconosca i crimini nazisti contro i cittadini dell’Unione Sovietica come atto di genocidio, non soggetto a prescrizione. Per quanto riguarda le sfide globali, non posso non menzionare la firma della Convenzione ONU contro la criminalità informatica, avvenuta a Hanoi nell’ottobre 2025: il primo trattato internazionale universale sulla sicurezza informatica, redatto su iniziativa della Russia.”

In tale contesto, merita rilevare come colonialismo e nazismo continuino, come detto, a rappresentare per Mosca pilastri fondamentali sia in chiave di politica estera sia in quella interna. Nel cercare di comprendere un simile atteggiamento, per molti di noi non certamente usuale, proviamo a entrare in un mondo, quello russo, dove il Secondo conflitto mondiale, il nazionalismo e il senso di appartenenza rappresentano da sempre pilastri intoccabili, simboli di unità, forte orgoglio e coesione nazionale. In Russia, ricordiamoci, nessuno può dimenticare il sacrificio di oltre venti milioni di sovietici durante il Secondo conflitto mondiale (oltre 400 mila caduti solo nella battaglia di Stalingrado). Inoltre, Lavrov, pur non nascondendo le oggettive difficoltà in cui operano e versano attualmente gli Organismi internazionali e le Nazioni Unite in particolare, cerca di rilanciarne pubblicamente le motivazioni originarie, indicando in esse l’unico organismo internazionale in grado di svolgere un ruolo centrale nella risoluzione delle controversie internazionali, agendo come forum diplomatico, mediatore e garante del diritto internazionale.

Conclusione – Mentre scrivo questo articolo, dalle maggiori testate internazionali rimbalzano le dichiarazioni del cancelliere tedesco Friedrich Merz all’apertura della Conferenza sulla sicurezza internazionale di Monaco. Riferendosi ai molteplici avvertimenti secondo cui l’ordine basato sulle regole stava crollando, Merz ha dichiarato, tra l’altro: “Temo che dobbiamo dirlo ancora più schiettamente: questo ordine, per quanto imperfetto, non esiste più. Si è aperta una frattura, una profonda frattura tra Europa e Stati Uniti. La guerra culturale del movimento MAGA (Make America Great Again) non è nostra. Non crediamo nei dazi e nel protezionismo, ma nel libero scambio”. Sono parole estremamente dure, cariche di profonda inquietudine, che dovrebbero farci riflettere, per poter trasformare questo momento di forte incertezza in uno sforzo di pace. Ne sono certo: insieme si creano nuovi orizzonti. Insieme si coltivano nuove speranze. Come ha scritto Jim Morrison: “Non accontentarti dell’orizzonte, cerca l’infinito”.

Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.

È autore di quattro saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; e “Un altro mondo” (2025), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.

[s.d.]

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