13.01.2026 – 12.36 – “La frase ‘l’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto’ è tratta dalla canzone Dio è morto, scritta da Guccini e incisa nel lontano 1967. È una delle ipocrisie più sottili della nostra società in quanto, postula che chi è sempre ‘nel giusto’ non cerca la verità, cerca il potere morale. Avere ragione sempre significa, non ascoltare mai davvero. E così nessuno ascolta il grido dell’umanità, il grido di chi fugge dalla miseria, dalla carestia, dalla povertà, dalla guerra, da condizioni di vita inumane che anche noi, in quota parte, abbiamo contribuito a generare. E sì, perché nel gioco a somma zero di un mondo a risorse finite, se io nuoto nell’oro (è un’iperbole) qualcuno non ha nemmeno lacrime per piangere. Oro, cobalto, terre rare, petrolio, acqua muovono le azioni dei grandi geronti per far star meglio tutti o meglio pochi piccoli sudditi di ogni agglomerato sociale”. Inizia così la recente nota del segretario regionale del SIULP, Fabrizio Maniago. “Chi non ammette mai il torto non è coerente ed è impermeabile alla realtà. La realtà, invece, è fatta di errori, contraddizioni, ripensamenti. La vera onestà sta nel dire qui ho sbagliato, non nel costruire argomentazioni infinite per non farlo mai. In fondo, chi non è mai dalla parte del torto spesso non è mai stato dalla parte dell’altro. Oggi l’altro è quel Dio, incarnato in un giovane nepalese morto di 43 anni. Ieri erano gli altri quattro migranti morti per il freddo”.
“Domani sarà una donna, un bambino, una famiglia che scappa dalla nostra incapacità di uscire da logiche del tipo Amico-Nemico che tanto fanno comodo al vecchio e sempre in voga motto del dividi et impera. E allora il gioco passa ad accuse reciproche e rimpalli di responsabilità tra il Sindacalista dei Migranti ed il Sindacalista dei Poliziotti. Vorrei sottolineare” prosegue Maniago “posto che per tanti anni c’ero anch’io alla reception della Questura – che innumerevoli volte io stesso ed i Colleghi abbiamo messo mano al portafoglio per comperare merendine, succhi di frutta, bevande calde ai distributori automatici per quella fiumana di Persone in cerca di un posto migliore. C’è chi portava fogli da disegno e pennarelli per quei bambini che correvano su e giù per il porticato in attesa dell’espletamento delle pratiche amministrative. Peluche, giocattoli. Vorrei ricordare come si è passati dai 100/150 richiedenti asilo annui di vent’anni fa, alle – nei grandi eventi di rintraccio – 120 persone in un solo giorno. Vorrei ricordare che il numero di Poliziotti della sola Questura di Trieste è passato da 600 unità a 400 nello stesso intercorso temporale. Il Sindacalista dei Migranti fa legittimamente il suo lavoro e personalmente ritengo sacrosanto che lo faccia, perché altro non fa che chiedere l’applicazione di norme cogenti. Ma contestualmente mi piacerebbe che ognuno riconoscesse il suo ruolo”.
“Il Poliziotto esegue, con infinita umanità un compito assegnatogli. Il core businnes della Polizia è la sicurezza, il controllo e la verifica delle identità, la prevenzione ed anche la repressione laddove vi sia violazione di norme. Sono parimenti persuaso che le modalità con le quali, i Colleghi operano diuturnamente sono quelle di chi ha figli, genitori anziani, nonni e in quei migranti vede Persone e non numeri. Ed allora eventuali responsabilità di malfunzionamento della macchina vanno cercate nel sistema, nella gestione, nell’organizzazione di chi dovrebbe fornire logistica, servizi, spazi adeguati e riscaldati. Non in chi, buttando il cuore oltre l’ostacolo, è lì sommerso da una burocrazia infinita fatta di mancanza di strumenti operativi ed umani. Il rischio è quello di innescare la guerra degli ultra poveri che fa il gioco di chi tira i fili da dietro. In questa città”, conclude, “siamo tutti sulla stessa barca e dovremmo remare tutti nella stessa direzione. Comprendo e condivido la frustrazione di un Sindacalista (perché spesso l’ho vissuta in prima persona) di quando chiedi il rispetto delle regole e ti accorgi che il ‘diritto … fino ad un certo punto’. Ma chi sta in trincea fa tutto quello che umanamente ed anche oltre può fare”.
[c.s.] [a.a.]


