06.01.2026 – 07.00 – Prima Conconello, poi Grozzana, Sant’Elia… Oggigiorno come cent’anni fa le bufere di neve colpivano dapprima l’altipiano carsico, causando il blocco degli autobus e solo in situazioni di grave difficoltà travolgevano davvero la città. Treni e tramway funzionano anche in presenza di neve abbondante, come insegnano i paesi del nord; e la rete tranviaria triestina operava nel novecento senza rilevanti interruzioni pure nell’occasione di violente nevicate. Discorso invece diverso a proposito del rapporto tra il triestino e la neve: quest’ultima, in una città di porto quale il capoluogo, compare di rado e pertanto era (è) considerata qualcosa di molesto o assolutamente pericoloso.
Ne parlava anche un anonimo cronista de Il Piccolo, il 2 febbraio 1915, riflettendo che “la neve, da noi, viene molto di rado, e i cittadini non essendo abituati a vederla, la considerano come qualche cosa che assolutamente non ci dev’essere nella città“. Pertanto “ciascuno la vorrebbe sgomberata prima di tutto nella via della sua abitazione e nelle vie per le quali egli passa: ed è molto difficile il fare tutti contenti, dato il milione di metri quadri della superficie stradale cittadina…”. Si dovrebbe invece convivere con la neve, la quale non è certo un ostacolo invalicabile, a patto di avere un piano anti neve adatto e i mezzi necessari.
Non a caso il redattore esortava a sgomberare i binari: “Quello però che in tutti i paesi indistintamente viene fatto è lo sgombero immediato delle arterie tramviarie. Su questo punto non esistono due modi di pensare: i pedoni possono muoversi anche quando c’è la neve sulle strade; ma il tramway, quando c’è la neve sulle rotaie, non si muove”.
Il ricordo della neve e del ghiaccio è indissolubilmente legato a Trieste alla grande gelata del 1929, quando il 26 gennaio la città sprofondò in una “Giornata siberiana” con bora a cento chilometri orari.
Eppure, nonostante il furore del meteo, “In città sulle 12 linee del tranvai il servizio procedette un po’ stentato”; però il servizio comunque continuava grazie all’immediata mobilitazione degli addetti dei trasporti.
In particolare “tutte le linee vennero liberate dalla neve e in certi punti si dovette gettare abbondantemente la sabbia. Sugli scambi, che in seguito al gelo non funzionavano, si dovette gettare sale e petrolio”. I tram che procedevano in zone dalla forte pendenza non smisero l’attività, nonostante le difficoltà crescenti: “la linea 11, del Rione del Re, più in pendenza delle altre, ebbe speciale considerazione da parte dell’ufficio tecnico delle tranvie, che provvide a un controllo più minuzioso”.
L’impegno da parte del Comune di Trieste fu in ogni caso notevole: i dipendenti ricevettero un aumento di paga dopo aver spazzato le strade e tolto il ghiaccio; inoltre si procedette con rapidità a rendere agibili i tetti dei depositi e delle officine. La municipalizzata addirittura fornì ai manovratori e in generale agli addetti a bordo delle vetture passamontagna e bevande calde! E il tutto mentre quasi un quarto del personale era a letto con la febbre stagionale.
[z.s.]


