24.01.2026 – 13.30 – Gli Stati Uniti sono usciti dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Lo hanno annunciato i ministri Robert Kennedy (Salute) e Marco Rubio (Esteri) in una nota congiunta venerdì 22 gennaio 2026. In questo modo la Casa Bianca completa un iter intrapreso per la prima volta durante la prima amministrazione Trump, annullato durante la presidenza Biden e quindi rilanciato con un ordine esecutivo, datato 20 gennaio 2025, del 47° presidente, Donald Trump: uno dei primi atti del suo secondo mandato. “Gli Stati Uniti si sono ritirati dall’Oms, liberandosi dai suoi vincoli, come promesso dal presidente Trump nel suo primo giorno in carica con la firma dell’ordine esecutivo numero 14155”, si legge nella più recente dichiarazione di Kennedy e Rubio: “Questa decisione risponde ai fallimenti dell’Oms durante la pandemia di Covid-19, puntando a rimediare ai danni che tali fallimenti hanno inflitto al popolo americano. Promesse fatte, promesse mantenute. Come molte organizzazioni internazionali, l’Oms ha abbandonato la propria missione fondamentale, agendo ripetutamente contro gli interessi degli Stati Uniti. Sebbene gli Stati Uniti siano stati membri fondatori nonché il maggiore contributore finanziario dell’Oms, l’organizzazione ha perseguito un’agenda politicizzata e burocratica, guidata da Paesi ostili agli interessi americani”. Come confermato dall’Oms, gli Stati Uniti sono stati per un decennio il finanziatore di punta dell’organizzazione mondiale.
Nel biennio 2022-2023 vi hanno contribuito con quasi 1,3 miliardi di dollari. Secondo i dati aggiornati a dicembre 2025, con ulteriori 751,5 milioni (si deduce dal portale Oms, negli ultimi 12 mesi). Per fare un paragone, sempre a dicembre 2025 l’Italia ha donato circa 65,8 milioni. I dati ufficiali si possono consultare sull’apposito portale Oms a questo link. Proseguono Kennedy e Rubio con un affondo: “L’Oms ha ostacolato la condivisione tempestiva e accurata di informazioni critiche che avrebbero potuto salvare vite americane e ha poi nascosto questi fallimenti sotto il pretesto di agire nell’interesse della salute pubblica. Anche mentre ci stavamo ritirando dall’organizzazione, l’Oms ha macchiato e denigrato tutto ciò che l’America ha fatto per essa. L’Oms si rifiuta di restituire la bandiera americana che pendeva davanti alla sua sede, sostenendo di non aver approvato il nostro ritiro e, anzi, affermando che le dobbiamo un risarcimento. E gli insulti all’America, suo principale fondatore e sostenitore finanziario, continuano. Ma d’ora in avanti l’impegno degli Stati Uniti con l’Oms sarà limitato strettamente a concretizzare il nostro ritiro, a salvaguardare la salute e la sicurezza del popolo americano. Tutti i finanziamenti e il personale statunitensi destinati alle iniziative dell’Oms sono stati fermati”. I due rappresentanti del governo statunitense, Kennedy e Rubio, specificano infine che proseguirà la cooperazione internazionale, in ambito sanitario, ma nella forma di relazioni bilaterali tra Stati sovrani: “Gli Stati Uniti continueranno a guidare il mondo nella salute pubblica e a promuovere la sicurezza sanitaria globale attraverso partenariati diretti, bilaterali e basati sui risultati.
Continueremo a collaborare con Paesi e istituzioni sanitarie affidabili per condividere le migliori pratiche, rafforzare la preparazione e proteggere le nostre comunità attraverso un modello più mirato, trasparente ed efficace. Oggi correggiamo queste ingiustizie e poniamo fine all’inerzia burocratica, ai paradigmi consolidati, ai conflitti di interesse e alla politica internazionale che hanno reso l’organizzazione irrimediabile. Recupereremo la nostra bandiera per gli americani morti da soli nelle case di riposo, per le piccole imprese devastate dalle restrizioni imposte dall’Oms e per le vite americane spezzate dall’inattività di questa organizzazione”. Il ritiro statunitense dall’Oms si inserisce nel più ampio contesto dell’abbandono, deciso all’inizio di questo gennaio 2026, di 66 organizzazioni internazionali (di cui 31 afferenti alle Nazioni Unite e 35 extra-Onu) considerate dal presidente Trump “in contrasto con gli interessi nazionali, la sicurezza, la prosperità economica o la sovranità degli Stati Uniti”.
[l.g.]


