Cinque anni per girare il mondo: l’avventura lenta di Pieroad come risposta esistenziale VIDEO-INTERVISTA

23.01.2026 – 12.00 – 36.146 chilometri, cinque anni di cammino – dal 9 agosto 2020 a 13 settembre 2025 – 24 paia di scarpe e 26 diari. Questi sono i numeri che descrivono un’avventura-impresa di Nicolò Guarrera, conosciuto sui social come Pieroad, il ragazzo veneto che ha compiuto il giro del mondo a piedi. Sicuramente non è un’esperienza che si vive e si racconta ogni giorno, considerando che ci sono più persone che sono andate sulla Luna (12 uomini) rispetto a chi, con testimonianza, ha fatto il giro del mondo a piedi. Nico – come si presenta e si vuole far chiamare – è ritornato a Trieste ieri sera, giovedì 22 gennaio, per raccontare il suo viaggio al Narodni dom, in una sala piena di curiosi, ammiratori, stimatori. L’evento, organizzato da ZKB Trieste-Gorizia, è stato il primo incontro aperto al pubblico che la banca ha realizzato. “Abbiamo deciso di invitare un personaggio straordinario come Nicolò – spiega la direttrice generale della banca Emanuela Bratos – per parlare con i nostri dipendenti, essendo la nostra una realtà costruita dalle persone, per le persone. Ma Trieste è stata la città che l’ha accolto al suo rientro in Italia, quindi è bello che racconti la sua storia di fronte a tutte queste persone”.

Pieroad si apre con la naturalezza di chi ha sentito la propria essenza cambiare durante un viaggio del genere. Di fronte a noi c’era una persona definita da ogni passo compiuto tra l’Europa, l’America del Sud, il deserto Australiano, l’India, la penisola arabica, la Turchia, la Grecia e i Balcani. Nicolò racconta un giro del mondo fatto di luoghi, persone, lentezza e pensieri: ricorda ogni cosa, dal numero di thè chai che ha bevuto al nome della persona che gli ha scattato una foto fuori da un ostello. Prima di partire, un bagaglio essenziale – tutto l’occorrente era contenuto in un passeggino per bambini, il compagno chiamato Ezio – e una domanda esistenziale: “Se la mia vita fosse un’opera d’arte, andrei al museo a vederla? Varrebbe il prezzo del biglietto?”. Ecco che l’impresa nasce in modo naturale da quell’impulso di fare qualcosa di grande, che valga la pena di essere raccontato e ricordato. Arriva così la pianificazione, la ricerca degli sponsor, il conteggio dei risparmi, il licenziamento il 23 febbraio 2020 e l’arrivo del Covid due settimane dopo. “Ma il cammino era già iniziato – racconta Nicolò – anche se non ero fisicamente partito: la pandemia globale era l’unico imprevisto che non avevo preso in considerazione, ma l’ho interpretata come la prima sfida che il giro mi proponeva”.

Quello di Pieroad è stato viaggio lento e costante, che vive ancora nelle persone che ha incontrato e che hanno per un tratto camminato con lui. Pensiamo alle immagini degli ultimi 13 giorni di cammino – dalle 200 persone che l’hanno accolto in Piazza Unità applaudendo, a tutti quelli che l’hanno accompagnato fino alla porta di casa e si sono commossi di fronte all’abbraccio con la nonna. È stato un viaggio con paesaggi che cambiavano lentamente: città, mare, foresta, deserto, montagne. Un viaggio da “sindrome di Stendhal”, una reazione mentale e fisica di smarrimento davanti a una bellezza così grande che supera ogni descrizione e toglie il fiato. Tra tutti i posti, Nico ricorda così i passi fatti in Cile e Patagonia. Il 33enne che si raccontava è un esempio di resistenza, costanza, sacrificio: quasi ogni giorno lo stesso pasto, le notti in tenda, “guardare il cielo come attività ludica”, e per non impazzire il diario e i discorsi con Ezio. È la prova che vivere con l’essenziale è possibile, e ti ripaga con ciò che vale più di qualsiasi cosa: l’umanità. “Quello che ci accomuna – racconta Nicolò – sono i piccoli gesti della quotidianità, una tavola condivisa, un pezzo di vita raccontato, uno sguardo sincero e accogliente”. A tutti quelli che provano le sue stesse pulsioni, la voglia di partire – e a chi cerca il coraggio di farlo – a chi sente il bisogno di fare qualcosa che vada oltre la propria persona, a chi si sente di dover “vivere veramente”, Nico dice di “domandarsi bene da dove viene il desiderio, e di non desiderare i sogni degli altri”. Nicolò era partito per scoprire che cosa sia la “vita bella”, ora non sa dire che cos’è, ma sa che ha sognato, ci ha creduto fino in fondo, e ha reso quel sogno realtà.
[a.c.]

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