Studiare i terremoti ‘storici’ per il futuro, la ricerca di UniTS e OGS

10.12.2025 – 07.00 – Esistono aree dove i terremoti colpiscono più di frequente e zone dove sono rari. Circoscrivere con esattezza dove i terremoti avvengono con particolare virulenza è un compito che proprio l’Istituto Nazionale di Oceanografica e di Geofisica Sperimentale (OGS) di Trieste persegue da tempo. Si colloca in questa casistica la nuova ricerca svolta dall’Università di Trieste (UniTS), l’Università di Genova e l’OGS di Trieste, i quali hanno recuperato un esempio di sisma ‘storico’, il terribile terremoto che, il 23 febbraio 1887, colpì la Liguria con 600 morti e addirittura uno mini tsunami sulla costa. La ricostruzione del terremoto a livello matematico è avvenuta tramite i magnetogrammi storici, rappresentazioni grafiche del campo magnetico terrestre che catturano le variazioni di intensità magnetica in un’area e in un tempo specifici. I risultati dello studio sono stati poi pubblicati sulla rivista Nature Scientific Reports e aggiungono un importante tassello allo studio delle aree ad alto rischio sismico.

È stato infatti scoperto come questo terremoto ottocentesco, ricordato con orrore dalle cronache, avesse una magnitudo impressionante di 7,2, causato da una faglia inversa inclinata verso Nord, ossia una faglia in cui il blocco di roccia situato sopra il piano di frattura (detto ‘tetto’) si muove verso l’alto rispetto al blocco sottostante (‘letto’), portando ad accorciamento e ispessimento della crosta terrestre.
La nuova scoperta consente di fissare il terremoto del 1887 come ‘modello’ per i successivi sismi in Liguria occidentale, segnalando in quella macro regione la pericolosità di un possibile regime di compressione dovuto alla formazione di faglie inverse e pertanto al sollevamento di una porzione di crosta.

Stefano Parolai, professore ordinario e direttore del dipartimento di Matematica, Informatica e Geoscienze dell’Università di Trieste, ha commentato che “questo lavoro dimostra che i magnetogrammi storici, pur non essendo progettati per registrare terremoti, possono fornire informazioni preziose sul movimento del suolo per la rivalutazione di grandi eventi pre-strumentali, colmando il vuoto di informazioni prima dell’era dei sismografi moderni. Grazie alla digitalizzazione e all’applicazione di moderne tecniche di analisi, siamo riusciti a estrarre dati utili da registrazioni di oltre 130 anni fa, migliorando la nostra comprensione della pericolosità sismica in Liguria e nell’Europa occidentale”.

Gabriele Tarchini, ricercatore presso il dipartimento di Scienze della Terra, dell’ambiente e della vita dell’Università degli studi di Genova,  ha precisato che “in assenza di registrazioni strumentali affidabili, queste analisi aprono nuove prospettive per la ricostruzione dei terremoti del passato e per la valutazione della pericolosità sismica. Il nostro obiettivo è utilizzare ogni dato disponibile per migliorare la sicurezza delle comunità e contribuire a mitigare il rischio sismico”.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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