18.12.2025 – 12.30 – Cala la fiducia degli italiani nei confronti delle iniziative di beneficenza: secondo le ultime analisi, il 49% degli italiani dichiara di non fidarsi di ONG e fondazioni, segnando un punto in più rispetto all’anno precedente. Un’inchiesta condotta da Truffa.net rivela un quadro nazionale che si discosta visibilmente dalla tendenza globale: in Italia doniamo meno e in maniera più selettiva, forse scoraggiati dai recenti scandali che hanno coinvolto campagne di beneficenza di rilevanza nazionale. Sicuramente, il famigerato “Pandoro-gate” che ha coinvolto la campagna “Pink Christmas” di Balocco e Chiara Ferragni, ha avuto un impatto significativo sulla propensione dei cittadini a donare. Eppure, il quadro nazionale si rivela più articolato e complesso: da un lato, le donazioni in denaro risultano in calo rispetto agli anni precedenti. Dall’altro, però, bisogna riconoscere che le scelte dei donatori sono sempre più informate e mirate. Insomma, si fa meno beneficenza, ma in maniera più selettiva ed efficace.
A donare è una minoranza della popolazione: solo il 13% dei titolari di un conto corrente in Italia dichiara di aver devoluto una somma a cause benefiche nell’ultimo anno. Come rivela l’inchiesta di Truffa.net, la maggior parte dei donatori è uomo (52%), ha tra i 45 e i 64 anni, un livello di istruzione medio-alto e un reddito sopra la media. Spiccano coloro che svolgono professioni qualificate, i lavoratori autonomi e i pensionati “benestanti”: sono invece meno presenti i giovani che, tra contratti precari e redditi bassi, non hanno le stesse possibilità economiche per donare. Anche la residenza gioca un ruolo importante: si fa più beneficenza nelle aree urbane, e in questo contesto si registra una presenza significativa di donatori della Generazione Z (21%). Come emerge dai dati, i donatori sono in media molto più informati e politicamente attivi del resto della popolazione: si tratta di cittadini che tendono a considerarsi sopra la media per “attenzione ai temi sociali” e “impegno civile”. Una platea che si documenta, che resta aggiornata sull’attualità e orienta le proprie azioni di conseguenza: ecco chi sono i donatori di oggi. Naturalmente, chi si dimostra maggiormente disposto a sostenere cause sociali ha anche una più solida competenza nella gestione delle proprie finanze: pur non essendo necessariamente ricchi, i donatori italiani vivono la beneficenza come una scelta resa possibile da un bilancio familiare già sotto controllo.
“Le organizzazioni italiane attive nella cooperazione allo sviluppo e nell’aiuto umanitario gestiscono oltre 1,4 miliardi di euro di bilanci complessivi l’anno e migliaia di progetti in tutto il mondo, per un totale di oltre due milioni di donatori privati, circa 29 mila operatori e più di 52 mila volontari attivi” rivela il rapporto di Truffa.net. Insomma, il non profit italiano si dimostra parte strutturale dell’economia e della proiezione internazionale del Paese. Eppure, l’Italia vive un paradosso: meno di un cittadino italiano su due dichiara esplicitamente di fidarsi di ONG e fondazioni. I ricercatori definiscono “neutrale” l’atteggiamento del nostro Paese nei confronti della beneficenza: poco meno della la metà degli intervistati ha fiducia nelle ONG, l’altra metà si colloca tra indifferenza e diffidenza. A livello globale, invece, sei persone su dieci tendono a fidarsi: questo scarto è dunque sintomo di un sospetto nato dai ripetuti scandali e dalle ambiguità quotidiane che si verificano nel contesto della beneficenza italiana.
In linea di massima, l’Italia non è un Paese “anti-ONG”: tuttavia, buona parte dei suoi cittadini si approcciano con cautela alle organizzazioni non profit, per timore che il denaro donato vada perso in qualche campagna di beneficenza poco trasparente. Gli altri Paesi avanzati donano forse più degli italiani, ma chi partecipa a iniziative solidali nel nostro Paese lo fa con maggior consapevolezza, informazione ed esigenza. La tolleranza allo scandalo è molto bassa, ed è per questo motivo che l’Italia si colloca ancora nella “zona grigia della neutralità”, in cui la diffidenza resta strutturale. Occorre quindi investire in campagne dalla comunicazione trasparente, che sappiano distinguere marketing e solidarietà, evitando scorciatoie e indicando in maniera chiara ai cittadini generosi la destinazione del denaro da loro donato.
[b.m.]


