02.12.2025 – 15.00 – Ieri sera la Sala Piccola Fenice di Trieste era gremita fino all’ultimo posto, e chi era arrivato in ritardo ha dovuto accontentarsi dei corridoi. Non era una folla casuale, ma un’assemblea variegata: cittadini curiosi, giornalisti, rappresentanti del mondo politico e semplici appassionati di storia. Tutti accomunati dalla voglia di assistere a un evento che, nella città dai mille libri, raramente assume questa dimensione di partecipazione collettiva. Al centro della sala, con la compostezza di chi sa essere al tempo stesso studioso e cittadino, Maurizio Marzi Wildauer, autore del suo primo saggio Il genio di Trieste. Nascita e destino di una città cosmopolita. Un libro che, pur collocandosi nel filone dei tanti volumi dedicati alla città negli ultimi anni, propone qualcosa di diverso: non si limita alla cronaca di date e avvenimenti, ma offre chiavi di lettura filosofiche e sociali, intrecciando storia urbana, politica e riflessione culturale. Ai nostri microfoni, prima della presentazione, Marzi Wildauer ha spiegato: «È un arco temporale poco conosciuto, dal 1719, anno della proclamazione del porto franco, fino alla fine della Prima Guerra Mondiale, nel 1918-1919. In questo periodo ho ritrovato spunti molto interessanti, addirittura sorprendenti, per comprendere e analizzare poi gli eventi successivi, quelli che tutti conoscono: il primo dopoguerra, il fascismo e il secondo dopoguerra, con la tragedia delle foibe. Il progetto nasce molti anni fa ed è un lavoro casalingo; non appartengo alle accademie né ai circoli culturali. È stata una grande sfida intellettuale che spero venga apprezzata dai lettori, così come è piaciuto a me scriverla».
La presentazione è stata moderata dal giornalista Giovanni Tomasin, con la partecipazione del professor Francesco Magris, autore della prefazione. Entrambi hanno contribuito a sottolineare il valore del volume, non solo come ricostruzione storica, ma come strumento di riflessione sulla città e sul suo ruolo nella modernità europea. Magris ha ricordato come Marzi Wildauer riesca a osservare Trieste non solo con gli occhi dello storico, ma anche con quelli del filosofo e del cittadino, cogliendo le tensioni, le contraddizioni e le potenzialità che hanno da sempre contraddistinto la città. Il libro si articola in più sezioni che scandiscono la trasformazione di Trieste da città portuale asburgica a laboratorio della modernità europea. La prima parte ricostruisce le vicende economiche e politiche legate al porto franco e alla sua funzione di ponte tra Oriente e Occidente. La seconda esplora il ruolo dei diversi gruppi sociali e culturali, dalla borghesia commerciale alle minoranze linguistiche e religiose, evidenziando come la cosmopoliticità di Trieste sia stata un equilibrio fragile, spesso sottoposto a tensioni interne. La terza sezione offre un’analisi delle conseguenze del primo conflitto mondiale e dei mutamenti sociali e politici successivi, fino agli eventi drammatici legati alla Seconda Guerra Mondiale e alle foibe. Ma ciò che rende il volume davvero originale, e che ha catturato l’attenzione del pubblico ieri sera, è l’approccio filosofico con cui Marzi Wildauer interpreta la storia: Trieste non è raccontata solo come successione di eventi, ma come “città-mondo”, un luogo dove le dinamiche sociali, politiche e culturali si intrecciano, generando tensioni ma anche straordinarie opportunità di sviluppo umano e intellettuale.
La serata ha dimostrato quanto il legame tra l’autore e la città sia forte. La sala gremita parlava da sé: applausi frequenti, sguardi attenti, e un senso diffuso di affetto per Marzi Wildauer, apprezzato non solo come studioso ma come uomo capace di tessere relazioni e coltivare rapporti nella comunità cittadina. Tra giornalisti e cittadini, si percepiva chiaramente un sentimento condiviso: la stima per chi racconta Trieste con passione e rigore, ma anche la gioia di partecipare a un evento che trascende la semplice presentazione di un libro, diventando un’occasione di incontro, riflessione e memoria collettiva. In un’epoca in cui le presentazioni letterarie si consumano rapidamente, ieri Trieste ha dato prova di quanto possa essere generosa e partecipe quando un autore sa raccontare la città con onestà intellettuale. Il saggio di Marzi Wildauer non è solo un libro sulla storia: è un invito a pensare, a interrogarsi sul passato e sul presente, e a condividere la ricchezza di una città che, tra fragilità e cosmopolitismo, continua a sorprendere e affascinare.
[f.v]


