Riscaldamento globale, il 2025 potrebbe diventare il secondo anno più caldo di sempre

15.12.2025 – 11.30 – Il 2025 ha tutte le carte in regola per confermarsi il secondo anno più caldo di sempre. I rilevamenti effettuati dal programma di monitoraggio europeo Copernicus non danno spazio a dubbi: la temperatura media globale registrata tra gennaio e novembre 2025 supera di 0,6 gradi centigradi la media documentata tra il 1991 e il 2020. Abbiamo quindi oltrepassato di 1,48 gradi la temperatura media che caratterizzava il periodo pre-industriale, l’era in cui l’umanità non aveva ancora iniziato a bruciare carbone, petrolio e gas per alimentare le proprie attività. Per quanto sia sgradevole ammetterlo, riscaldamento globale è una realtà dagli effetti ormai tangibili: si tratta però di un gioco incostante, un rischioso e altalenante avvicinamento alla fatidica soglia degli 1,5 gradi centigradi, fissata nel 2015 dall’Accordo di Parigi sul clima. Il limite da non oltrepassare si colloca per l’appunto tra gli 1,5 e i 2 gradi: quando la temperatura media globale avrà raggiunto, superato e mantenuto un valore pari a +1,5 gradi rispetto ai valori preindustriali, l’impatto del cambiamento climatico s’intensificherà, rendendo ancor più complessa la gestione di fenomeni estremi e crisi ambientali.

L’andamento registrato da Copernicus negli ultimi anni è critico: se i valori saranno confermati, il triennio 2023-2025 potrebbe affermarsi come il primo ad aver oltrepassato, nel suo complesso, il limite di 1,5 gradi. La speranza è che si tratti di un’oscillazione temporanea, per quanto anche un superamento transitorio sia in grado di causare danni irreversibili agli ecosistemi più delicati, come ghiacciai e barriere coralline. Per invertire la rotta, è indispensabile abbattere in maniera drastica e immediata le emissioni di gas ad effetto serra. Eppure, rinunciare ai combustibili fossili è una soluzione sulla quale il mondo, all’ultima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite, la Cop30 di Belém, si è dimostrato ancora profondamente diviso.

Il servizio di Copernicus ricorda nello specifico che lo scorso novembre è stato caratterizzato “da numerosi fenomeni meteorologici estremi, in particolare per quanto riguarda i cicloni tropicali nel Sud-Est asiatico, che hanno provocato inondazioni catastrofiche su ampia scala e causato gravi perdite umane”. Tra gli eventi estremi di novembre si annovera anche l’alluvione che ha colpito il Friuli Venezia Giulia, mettendo in ginocchio l’Isontino e la Bassa Friulana. Proprio il mese di novembre si aggiudicato il titolo di “terzo mese più caldo di sempre”, con una temperatura media sulla superficie delle terre emerse e degli oceani di 14,02 gradi centigradi: 0,65 gradi in più rispetto al periodo 1991-2020. A dire il vero, quasi ogni parte del mondo ha rilevato dati oltre la media negli ultimi decenni, con picchi nel Canada settentrionale, nell’oceano Artico e in tutto l’Antartide. Naturalmente, per quanto riguarda la completezza dei dati relativi al 2025 dovremo attendere la fine dell’anno, quando anche le rilevazioni del mese di dicembre saranno inserite nelle statistiche. Da un lato risulta improbabile che il record dei dodici mesi più caldi di sempre, stabilito nel 2024, venga superato: dall’altro, non possiamo ignorare quanto pericolosamente ci siamo avvicinati, anche quest’anno, ad un allarmante massimo storico.

[b.m.]

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