Natale sostenibile? Non ancora. Ecco quanto cibo sprechiamo durante le festività

24.12.2025 – 8.30 – Tra i protagonisti assoluti delle festività non possono mancare le ampie tavole imbandite attorno alle quali, come da tradizione, famiglie e affetti si riuniscono per celebrare il Natale. Eppure, quest’immagine scintillante di armonia e convivialità cela un risvolto spiacevole che, spesso, in molti preferiscono ignorare. Bisogna ammetterlo: una volta conclusi i banchetti di dicembre, gran parte del cibo che avanza nei nostri piatti e nelle nostre dispense è destinato a finire nella spazzatura. Secondo le stime di Assoutenti, tra la Vigilia e Santo Stefano verranno buttate circa 500mila tonnellate di alimenti e bevande: una quantità impressionante, che in termini economici si traduce in uno spreco pari a 80 euro per famiglia. Questo denaro viene superficialmente gettato tra i rifiuti a causa di errori evitabili, tra cui acquisti eccessivi, gestione poco consapevole della cucina e mancato riutilizzo degli avanzi. Le abitudini andrebbero cambiate, e il quadro generale sembra non lasciare troppe speranze per questo Natale.

Tuttavia, una buona notizia c’è: le elaborazioni di Ener2Crowd indicano che lo spreco alimentare natalizio di quest’anno, pur raggiungendo la poco rassicurante quota di 491mila tonnellate, segna un calo del 14,6% rispetto al 2024 (quando le tonnellate di cibo sprecato erano state 575 mila). Inoltre, il dato relativo al 2025 si colloca addirittura al di sotto del livello pre-pandemico registrato nel 2019, quando gli avanzi finiti nella spazzatura ammontavano a 500 mila tonnellate. C’è stato dunque un notevole passo avanti: d’altra parte, però, siamo ancora ben lontani dal traguardo di un Natale veramente sostenibile.
In effetti, lo spreco alimentare è una cattiva abitudine dura a morire. A finire più spesso nell’immondizia sono soprattutto i prodotti freschi: frutta, verdura, ma anche pane, pasta e pesce. Tutti alimenti che, pur essendo ancora perfettamente consumabili nei giorni successivi, vengono scartati per mancanza di organizzazione in cucina, o per l’errata convinzione che il giorno dopo il cibo “non sia più buono”. Anche le bevande non sfuggono allo spreco: spumanti, vini e bibite vengono spesso abbandonati a metà dopo i brindisi.

Tra i prodotti ad alto rischio spreco ci sono poi i dolci delle feste, ovvero panettoni, pandori e torroni: ne acquistiamo diversi, forse troppi, per poi riceverne innumerevoli altri, omaggio di ospiti cortesi che preferiscono non presentarsi al Cenone a mani vuote. E così, le confezioni vengono aperte, i dolci condivisi tra gli invitati, e gli avanzi… restano là. Perché, dopo le pantagrueliche scorpacciate natalizie, di pandori e panettoni non si vuol più sentir parlare. Eppure, gli avanzi hanno il potenziale di trasformarsi in nuove ricette, dessert creativi o piatti salati, risparmiandoci ulteriori spese nei giorni successivi alle festività. Solo in questo modo, grazie a piccole scelte consapevoli, possiamo ridurre la nostra impronta ecologica e, al tempo stesso, salvaguardare il portafoglio.

A richiamare l’attenzione sul fenomeno dello spreco natalizio è il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso, che non usa mezzi termini: “Si tratta di un malcostume che si ripresenta puntuale ogni anno al termine delle festività, e che rischia di costare non poco alle famiglie, considerati i rialzi dei prezzi che interessano il settore alimentare”. Melluso propone dunque un cambio di rotta concreto e immediato, invitando le famiglie a “prestare la massima attenzione e salvare il portafogli, partendo da acquisti mirati per pranzi e cenoni, con le quantità che devono essere proporzionate al numero di ospiti in casa, passando per il riutilizzo degli avanzi, ad esempio preparando nuovi piatti nei giorni successivi al Natale partendo proprio dalle rimanenze”. Il presidente sottolinea anche l’importanza di adottare strategie semplici ma efficaci: “Un buon consiglio per risparmiare è anche congelare ciò che si è cucinato e non è stato consumato, e ricorrere alle apposite app per destinare il cibo in eccedenza a chi ne ha più bisogno, in modo da contrastare gli sprechi e al tempo stesso compiere un gesto di solidarietà in favore dei meno fortunati”. In un periodo dell’anno all’insegna della generosità , ridurre lo spreco alimentare diventa un gesto imprescindibile, capace di unire buon senso, risparmio e responsabilità. Se è vero che “a Natale siamo tutti più buoni”, ciascuno di noi può impegnarsi nel proprio piccolo: sperimentare una ricetta antispreco, optare per pochi acquisti consapevoli, pianificare i pasti in maniera strategica è più semplice di quanto si creda. E quest’impegno individuale, se moltiplicato per milioni di famiglie, può davvero fare la differenza.

[b.m.]

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