L’Unione europea ha vietato la restituzione dei beni sovrani russi congelati

13.12.2025 – 7.30 – L’Unione europea ha vietato la restituzione dei beni della Banca russa congelati in territorio europeo, per un valore pari a 210 miliardi di euro: il divieto non ha data di scadenza. La storica decisione apre la strada all’uso di quegli stessi beni per finanziare l’Ucraina: Mosca annuncia contromosse giudiziarie, parla di “furto” e potenziale “fine di Bretton Woods”. Il Consiglio dell’Unione europea ha ufficializzato ieri la sua scelta. “Il Consiglio ha deciso di proibire, su una base temporanea, qualsiasi trasferimento verso la Russia dei beni della Banca centrale russa immobilizzati nell’Ue”, si legge nel comunicato stampa: “Concretamente, il regolamento concordato vieta qualsiasi trasferimento, diretto o indiretto, di attività o riserve, appartenenti alla Banca Centrale russa o a qualsiasi persona giuridica, entità o organismo che agisca per suo conto, come il Fondo nazionale di ricchezza russo. Questa decisione è stata presa con urgenza per limitare i danni all’economia dell’Unione. Eventuali risorse aggiuntive altrimenti verrebbero utilizzate dalla Russia per finanziare la sua guerra di aggressione contro l’Ucraina, aggravando il rischio di un’escalation di attività belliche ibride contro gli Stati membri e approfondendo le difficoltà economiche Ue. Il divieto dovrebbe durare finché persistono tali minacce economiche”.

Ungheria e Slovacchia contrarie

La nota parla di una misura temporanea, eppure su molti giornali oggi si legge di un congelamento a tempo indeterminato (o addirittura perpetuo, secondo la testata russa Tass). Vediamo perché i dettagli sono importanti. Fino a questo momento i fondi russi sono rimasti bloccati in base a un ordinario regime di sanzioni, che veniva rinnovato ogni sei mesi tramite l’unanimità di tutti i 27: Paesi come l’Ungheria di Viktor Orban o la Slovacchia di Robert Fico hanno di conseguenza potuto far sentire le loro voci esercitando o minacciando di esercitare il diritto di veto ai tavoli. Ciò significava inoltre che il regime sanzionatorio veniva messo alla prova due volte ogni anno. Adesso queste possibilità vengono meno. Come spiegano vari media, è stato attivato l’articolo 122 dei Trattati Ue, che conferisce poteri emergenziali a Bruxelles in materia economica. Prevede, tra le altre cose, il superamento del principio dell’unanimità, in favore di una maggioranza qualificata di 15 Paesi su 27. Con queste nuove regole è stata modificata ieri la natura del blocco dei beni sovrani russi: per decretare un eventuale “scongelamento”, servirà una nuova maggioranza qualificata. Ecco perché è corretto parlare di congelamento a tempo indeterminato (sine die, fino a data da destinarsi) ed ecco su quali premesse i giornalisti russi danno un’interpretazione forte parlando addirittura di blocco perpetuo. Secondo l’Ansa, hanno detto sì alla procedura speciale 25 Paesi su 27: contrarie solo Ungheria e Slovacchia. Come detto, si è votato a livello di Consiglio dell’Unione europea: cioè di ministri dei Paesi membri. Capi di Stato e di governo si riuniranno invece al prossimo Consiglio europeo che inizia il 18 dicembre: nelle intenzioni di Bruxelles c’è quella di approvare in quella sede un importante prestito all’Ucraina basato proprio sui fondi russi trattenuti in Europa.

Le parole di Antonio Costa e Viktor Orban

Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha commentato: “Abbiamo dato attuazione all’impegno di immobilizzare gli asset russi fino a quando la Russia non porrà fine alla sua guerra di aggressione contro l’Ucraina e compenserà i danni causati. Prossimo passo, garantire i bisogni finanziari dell’Ucraina per il 2026-’27“. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha dato il benvenuto all’iniziativa. Così il primo ministro ungherese Viktor Orban: “I bruxelliani attraversano il Rubicone. Aboliscono il requisito dell’unanimità con un solo tratto di penna, cosa chiaramente illegittima. Con tale decisione, lo Stato di diritto nell’Unione europea giunge al termine, e i leader europei si pongono al di sopra delle regole. Invece di garantire il rispetto dei Trattati, la Commissione europea sta violando sistematicamente il diritto europeo. Lo fa per continuare la guerra in Ucraina, che chiaramente non è vincibile. Tutto ciò avviene alla luce del sole, meno di una settimana prima della riunione del Consiglio europeo, l’organo decisionale più importante dell’Unione, che riunisce i capi di Stato e di governo. Con questo, lo Stato di diritto nell’Ue viene sostituito dal dominio dei burocrati. In altre parole, si è instaurata una dittatura bruxelliana. L’Ungheria protesta contro questa decisione e farà tutto quanto in suo potere per ripristinare un ordine legale”.

La posizione di Italia, Belgio, Bulgaria e Malta

Italia, Belgio, Bulgaria e Malta hanno rilasciato una dichiarazione all’Ansa, facendo sapere di aver votato sì “in uno spirito di cooperazione. Ma precisiamo che tale voto non pregiudica in alcun caso la decisione sull’eventuale utilizzo dei beni russi immobilizzati, che deve essere presa a livello dei leader e che non costituisce un precedente per il settore della politica estera e di sicurezza comune”. Anche qui il riferimento è al Consiglio europeo al via il 18 dicembre. “Belgio, Bulgaria, Italia e Malta sono pienamente impegnati a continuare a fornire all’Ucraina un sostegno finanziario regolare e prevedibile a lungo termine insieme a partner e alleati che condividono la stessa posizione”, prosegue la dichiarazione: “Qualsiasi soluzione dovrà rimanere pienamente in linea con il diritto internazionale e dell’Ue. [Il ricorso all’articolo 122 per il divieto di trasferimento degli asset russi] comporta conseguenze giuridiche, finanziarie, procedurali e istituzionali che potrebbero andare ben oltre questo caso specifico. Tale decisione avrebbe dovuto essere discussa dal Consiglio europeo prima che il Consiglio [dell’Unione europea] adottasse una decisione definitiva. Si invitano la Commissione e il Consiglio a continuare a esplorare opzioni alternative, in linea con il diritto dell’Unione e il diritto internazionale, che presentino rischi significativamente inferiori, per far fronte alle esigenze finanziarie dell’Ucraina”.

Le reazioni della Russia e il caso Euroclear

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha commentato: “Le azioni dell’Ue porteranno al crollo del sistema di Bretton Woods e di tutti i fondamenti e i principi del sistema finanziario internazionale“. L’ambasciatore russo in Germania Sergey Nechayev ha avvertito: “Qualsiasi operazione non coordinata con Mosca sarà vista come un furto“. La Banca di Russia ha annunciato: “Contesteremo qualsiasi attività diretta o indiretta che possa comportare l’uso non autorizzato dei beni della Banca di Russia; intenteremo cause presso tutti gli organi competenti disponibili, comprese le Corti nazionali, le autorità giudiziarie di Stati esteri e organizzazioni internazionali, i tribunali commerciali e altri organi giudiziari internazionali; richiederemo l’esecuzione delle sentenze nei Paesi membri delle Nazioni Unite”. Inoltre la Banca centrale russa ha annunciato di aver intentato una causa contro Euroclear presso la Corte Arbitrale di Mosca. Euroclear è il depositario centrale di titoli con sede a Bruxelles che detiene 185 dei 210 miliardi di euro di asset russi congelati. “In relazione alle azioni illegali del depositario Euroclear, che stanno causando perdite alla Banca di Russia, nonché in relazione ai meccanismi ufficialmente esaminati dalla Commissione europea per l’utilizzo diretto o indiretto degli asset russi senza il nostro consenso, la Banca di Russia sta intentando una causa presso la Corte Arbitrale di Mosca contro il depositario Euroclear per ottenere il risarcimento dei danni causati alla Banca di Russia”, si legge nella dichiarazione. Secondo l’avvocato Dmitry Grigoriadi, sentito dalla Tass, se la Banca russa otterrà ragione, allora potrà recuperare il debito utilizzando i fondi Euroclear detenuti sotto la giurisdizione russa.

[l.g.]


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