JOMO a Capodanno, JOMO tutto l’anno: un 31 dicembre controcorrente

31.12.2025 – 08.30 – Pochi giri di lancette ci separano dalla notte di San Silvestro, culmine di un 2025 di cui ormai abbiamo tirato le somme. Le agende stipate dei parrucchieri e delle estetiste si preparano a spuntare un appuntamento dopo l’altro, i ristoranti scaldano già le cucine, le strade attendono il fermento della mezzanotte. E il cielo, solcato da nubi leggere, non vede l’ora di vestire l’abito scuro e agghindarsi di gioielli pirotecnici. L’attesa è palpabile: a breve, i festeggiamenti avranno inizio. Ma il Capodanno, re delle feste comandate, porta con sé la solita illusione di libertà: è la proverbiale promessa “Capodanno con chi vuoi”, che distoglie l’attenzione da un dettaglio assai più rilevante. Che ne è infatti del “Capodanno come vuoi”? Spesso e volentieri, nel tentativo di organizzare una festa memorabile con la giusta compagnia, ci ritroviamo invischiati in gruppi whatsapp che si accendono di continue notifiche inconcludenti: l’obiettivo pare quello di mettere d’accordo tutti, per non soddisfare nessuno. Così, quella che avrebbe dovuto essere un’occasione speciale, una festa più entusiasmante di qualsiasi altra, diventa un labirinto organizzativo, un ginepraio di discussioni, stress e paralisi decisionale. Oppure, più semplicemente, la frenesia dei preparativi finisce per trasformare l’ultimo giorno dell’anno in un vortice di incombenze, una “to do list” da completare prima che scocchi la mezzanotte.

Questa corsa alla festa perfetta e “instagrammabile” è in parte frutto della FOMO, la “Fear of missing out”: questo acronimo, ormai virale, si riferisce alla paura di “perdersi qualcosa”, di restare esclusi da eventi entusiasmanti o esperienze sociali piacevoli. La FOMO è ciò che proviamo scrollando sui social, scorrendo le stories di chi invece è là fuori, impegnato a divertirsi in compagnia ad una festa, in vacanza o a un concerto. Non è invidia: è una forma d’ansia, che ci spinge a uscire di casa non tanto per un reale desiderio personale, quanto per il timore di vivere una vita troppo solitaria e all’apparenza poco appagante. E così, anche a Capodanno facciamo del nostro meglio per non restare esclusi dai festeggiamenti che, come sempre, animeranno i social network di post scintillanti e atmosfere da film. Poco importa se alla fine ci ritroveremo in un locale gremito, a conversare con persone non particolarmente interessanti, gridando per farci sentire al di sopra di un’assordante musica mediocre: ciò che conta è aver organizzato qualcosa – qualsiasi cosa, pur di non rimanere tagliati fuori da una festa tanto celebrata.

Eppure, un antidoto al sortilegio della FOMO esiste: è la JOMO, la “Joy of missing out”, controtendenza provvidenziale che, un passo alla volta, conquisterà forse la stessa popolarità della sua nemesi. Affrancarsi dalla tirannia dei social network, vivere senza provare il bisogno di seguire i trend o partecipare ad ogni evento per sentirsi appagati: è questo, il cambio di paradigma di cui necessitiamo. Festeggiare un Capodanno all’insegna della JOMO significa iniziare il nuovo anno “con chi vuoi” e “come vuoi”, in maniera autentica, presente, offline. Non servono ristoranti, discoteche, party esclusivi o concertoni in piazza: basta riconnettersi con i propri desideri, scegliendo liberamente di dare priorità a ciò che ci soddisfa davvero, senza seguire le logiche dei social. Con tutta probabilità, trascorrere la notte di San Silvestro lontano dal marasma della città, e a debita distanza dal giogo dell’online, può sancire l’inizio di un nuovo anno che sia, questa volta, davvero appagante.

[b.m.]

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