Italia, nove arresti per finanziamenti a Hamas

28.12.2025 – 11.00 – Ieri si è consumata una rilevante operazione giudiziaria in materia di antiterrorismo.  Si è trattato dell’arresto di nove persone italiane accusate di aver finanziato l’organizzazione palestinese Hamas, tramite una complessa rete di associazioni e operazioni economiche. L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Genova e condotta da Polizia di Stato e Guardia di Finanza, ha portato all’esecuzione di misure cautelari in carcere nei confronti di tutti gli indagati, e al sequestro di oltre otto milioni di euro tra beni e disponibilità finanziarie ritenuti frutto delle attività illecite.

Secondo gli inquirenti, il meccanismo di finanziamento si basava su tre associazioni. Tutte formalmente impegnate in attività di solidarietà con la popolazione palestinese, ma utilizzate come copertura per dirottare una parte cospicua delle donazioni verso organizzazioni e soggetti riconducibili a Hamas o a strutture ad essa collegate. Le somme raccolte, stimate nell’ordine di circa 7 milioni di euro, sarebbero state trasferite tramite operazioni di triangolazione finanziaria verso associazioni con sede a Gaza, nei territori palestinesi o in Israele. Alcune di queste già dichiarate illegali dallo Stato di Israele per i legami con il movimento jihadista.

Tra gli arrestati figura Mohammad Hannoun, 63 anni, cittadino giordano-palestinese residente a Genova da oltre quarant’anni. Presidente dell’“Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese” (ABSpp) e indicato dagli investigatori come il presunto vertice della cosiddetta “cellula italiana” di Hamas. Secondo gli atti giudiziari, Hannoun e i suoi collaboratori avrebbero gestito la raccolta fondi presentandola come aiuto umanitario. Tutto ciò mentre oltre il 70% del denaro sarebbe finito a sostegno di enti controllati o influenzati dal movimento islamista.

L’indagine si è sviluppata a seguito di segnalazioni di operazioni finanziarie sospette pervenute alle autorità competenti. Nel corso della sua estensione, ha beneficiato della cooperazione con forze di polizia e magistrature di altri paesi europei. Tra questi i Paesi Bassi, con il coordinamento dell’agenzia giudiziaria dell’Unione Europea, Eurojust. Le misure cautelari sono state eseguite con particolare rapidità, vista anche la percezione del pericolo di fuga di alcuni indagati verso paesi stranieri, come evidenziato nei provvedimenti di custodia.

Le accuse mosse agli arrestati comprendono associazione con finalità di terrorismo internazionale. Un reato che in Italia prevede pene severe e riflette l’impegno delle autorità nel contrastare i fenomeni di sostegno economico alle organizzazioni terroristiche. Il quadro investigativo delineato dagli inquirenti indica che la raccolta di fondi, pur mascherata da iniziative umanitarie, fosse parte integrante di una strategia organizzata e radicata.

La notizia ha provocato reazioni a livello politico e istituzionale. Da Palazzo Chigi il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso soddisfazione per l’operazione, sottolineando la “particolare complessità e importanza” dell’indagine. Anche il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha evidenziato come l’inchiesta abbia sollevato il velo su comportamenti che, dietro la facciata di iniziative umanitarie, nascondevano il sostegno ad attività terroristiche vietate dalla legge.

Il caso si inserisce in un contesto internazionale di forte attenzione al finanziamento del terrorismo. Dopo la guerra tra Hamas e Israele, iniziata con l’attacco del 7 ottobre 2023, ha avuto ripercussioni profonde sulla geopolitica della regione e sulle dinamiche migratorie e di sicurezza in Europa. Hamas è designata come organizzazione terroristica dall’Unione Europea. Per questo, il contrasto ai suoi canali di finanziamento rappresenta un pilastro delle strategie antiterrorismo condivise tra gli Stati membri.

Al momento non risultano dichiarazioni ufficiali da parte degli indagati o delle associazioni coinvolte. Resta in piedi la presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva. Tuttavia, l’inchiesta ha già segnato un punto di svolta nel contrasto alle attività finanziarie che possono sostenere gruppi armati esteri sul suolo italiano e oltre.

[e.c.]

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