03.12.2025 – 16.30 – Il suo nome è “Elf on the Shelf” (letteralmente l’elfo sulla mensola) e dal primo al 24 dicembre fa letteralmente impazzire i bambini combinando (di nascosto) marachelle e birichinate in giro per la casa. Qualsiasi genitore di buona volontà che si senta pronto a cimentarsi con questo pupazzetto inanimato dagli occhi furbetti e orecchie e punta nel periodo natalizio sa cosa vuol dire inventarsi ogni giorno uno scherzo, meglio se dal risvolto educativo. Sì perchè, Elf on the Schelf è in realtà il protagonista di un libro per bambini scritto da Carol Aebersold e da sua figlia Chanda Bell. Basato su una tradizione natalizia statunitense, nata proprio nella famiglia Aebersold, a questo personaggio viene attribuito il ruolo di elfo incaricato da Babbo Natale di sorvegliare il comportamento dei bambini. Una sorta di “spia” che controlla se i piccoli si comportano bene o male per poi riferire tutto a Babbo Natale.
Rischi
Ed è qui che subentra la riflessione. Finchè si tratta di combinare pasticci divertenti e innocui che lasciano a bocca aperta i più piccoli il gioco può valere la candela ma ci sono anche dei rischi da non sottovalutare. Secondo Elena Cortinovis, pedagogista ed educatrice, usare Elf on the Schelf come “controllore” dei comportamenti dei nostri figli significa “delegare l’educazione dei bambini a estranei“. In realtà “siamo noi le figure genitoriali che abbiamo l’onere educativo”. In questo modo, dunque, si rischia di perdere credibilità e autorità agli occhi dei nostri bambini. L’altro rischio è quello di spaventarli anzichè divertirli. A tal riguardo Cortinovis nel suo sito web spiega, “anche se ridono eccitati nel vedere le nuove strane postazioni dell’elfo di Natale, se il suo ruolo narrato è quello del controllo loro avranno sempre un senso di minaccia dentro e il sentore di non essere a prescindere meritevoli di regali (e di amore)”.
Insomma, il gioco dell’elfo birichino non deve diventare un “metodo manipolativo per tenere i nostri bambini sotto controllo“. Benissimo invece regalare loro dei ricordi legati al periodo natalizio sereni, divertenti e costruttivi. Ecco dunque che l’elfo dispettoso sposta oggetti, fa disordine, combina piccoli scherzi per poi tornare tranquillo quando il bambino si sveglia o rientra a casa da scuola. Una vera e propria palestra di immaginazione e creatività – ma anche di pazienza – per i genitori. Più che lecito ad un certo punto domandarsi “ma chi me l’ha fatto fare?”. Eppure si sa che difronte all’eccitazione e agli occhi spalancati di stupore del proprio bambino o bambina si è disposti a fare tutto o quasi.
Interazione sì o no?
Stando alla tradizione i bambini non possono toccare l’elfo che altrimenti perderebbe la sua magia e non potrebbe più tornare al Polo Nord. Ma anche questo aspetto è a discrezione delle singole famiglie e ritengo – da mamma – che sia alquanto frustrante per i più piccoli non poter maneggiare questo personaggio tanto affascinante ai loro occhi. Il piacere per loro è proprio quello di abbracciarlo e prendersi cura di lui. Dargli da mangiare, metterlo a dormire e farlo interagire con gli altri giocattoli presenti in casa.
Idee sui social
E’ da diversi anni che sui social impazza l’elfo mania. Quando il periodo natalizio si ripresenta ecco fioccare continue idee di scherzi e pose impertinenti da riproporre in casa propria. Da evitare assolutamente scherzi pericolosi e mai scherzi addosso al bambino come tagliargli ciocche di capelli mentre dorme o pezzi di pigiama. Mai associare il cibo agli escrementi dell’elfo per non compromettere l’approccio del bambino a certi alimenti. Ben vengano invece scenette divertenti come l’Elfo che infila la testa in una scatola di biscotti o che si incastra nei rotoli della carta igienica. Può salire in cima all’albero di Natale ad esempio. Oppure infilarsi in un appendino per pantaloni e farsi trovare a testa in giù appeso da qualche parte. Oppure lo si può infilare nelle scarpe del bambino dando vita ad un trenino di pantofole con lui a fare il capotreno. Un’altra idea originale è quello di attaccarlo con uno scotch internamente all’oblò della lavatrice e scrivere su un foglietto di carta “aiutami”. Oppure l’elfo furbetto si può improvvisare direttore d’orchestra di banane e clementine con tanto di occhietti neri e bocche sorridenti.
E alla fine?
L’elfo può lasciare traccia di sè in ogni stanza della casa, anche in bagno dove nel lavandino può divertirsi a disegnare con il dentifricio faccette sorridenti. Ma lo si può ritrovare anche in frigorifero avvolto in una copertina che non sia mai che prenda troppo freddo. Sui social di idee ce ne sono davvero a bizzeffe, più semplici e più articolate a seconda – sempre – della voglia, freschezza e pazienza dei genitori. Il 24 dicembre, giorno della Vigilia di Natale, la tradizione vorrebbe che il bambino salutasse l’Elfo fino al mese di dicembre successivo. E’ una decisione che spetta ai genitori. Lo si può tranquillamente tenere in casa tutto l’anno senza fargli compiere scherzetti e dispetti oppure cogliere l’occasione della sua ripartenza per insegnare ai bambini l’attesa. Del resto è anche importante far comprendere che non tutto è sempre a loro disposizione e che ogni cosa ha un suo valore.
[e.b.]


