Balenottera spiaggiata a Muggia, recuperata dai fondali anche la testa di 70 kg

14.12.2025 – 13.00 – Era stata rinvenuta sotto i pontili di Porto San Rocco a Muggia il 30 agosto 2024. Era una balenottera di dieci metri.  Nonostante la ridottissima visibilità a quasi 20 metri di profondità, gli operatori tecnici subacquei di Shoreline erano riusciti a riportare in superficie buona parte della colonna vertebrale dell’esemplare, dalla coda fino alle prime vertebre cervicali. Molto rilevante da un punto di vista scientifico anche il recupero dei fanoni della balena.  I reperti erano stati subito presi in consegna dai veterinari dell’Università di Padova per ricomporre i resti e dare una “seconda vita” alla sventurata balenottera. Lo scheletro era stato ricostruito parzialmente e la balenottera è stata esposta durante l’ultima Barcolana. Dalla morte della balena e dalla scoperta di fine agosto, ci è voluto quasi un anno affinché i suoi resti fossero pronti per essere estratti.
L’ultima immersione

L’ultima immersione a marzo aveva evidenziato che buona parte del corpo, per degradazione naturale o per predazione, si era ormai decomposto. Le pinne pettorali (le cosiddette “mani”), la testa e altre ossa erano rimaste al sicuro ancora in fondo al mare. Fino a qualche giorno fa quando è stato recuperato il pezzo più imponente, pesante e ingombrante. Era anche quello ancora parzialmente coperto da tessuti e parti molli che ne sconsigliavano l’estrazione dal mare.

A riferirlo è l’Area Marina Protetta di Miramare. “A decomposizione ormai completata e approfittando di una giornata di meteo clemente – si apprende da un post su Facebook -anche la testa della balenottera comune di Muggia è stata finalmente recuperata dal luogo dell’affondamento”. Si è trattato dell’intervento “indubbiamente più impegnativo dall’inizio del recupero“.

Il recupero

Nel corso di un’intera mattinata una squadra coordinata dai ricercatori dell’AMP Miramare,  con il supporto tecnico della Shoreline, ha imbragato la testa adagiata sul fondale. Pesava una settantina di kg, era lunga quasi 3 metri e larga 1 metro e 20. Dopo averla issata su una imbarcazione e trasportata a riva, l’hanno presa in consegna i veterinari del Dipartimento di Biomedicina Comparata ed Alimentazione dell’Università degli Studi di Padova che ne attendevano l’arrivo al porto di Grignano.
Tutte le operazioni – programmate in coordinamento e con l’autorizzazione della Capitaneria di Porto di Trieste – hanno richiesto “estrema cura e cautela per non compromettere l’integrità del cranio”. Nei mesi scorsi era stato effettuato il recupero delle due mandibole e di un pezzo di mascella, staccatosi probabilmente quando la carcassa della piccola balenottera, dalla posizione verticale in cui era stata affondata, è precipitata sul fondale disponendosi in posizione orizzontale”.
Cosa manca
Recuperato il “pezzo forte” di Boralena (questo il nome scelto dal pubblico dopo la prima esposizione a Barcolana), sul fondale rimangono ancora alcune ossa più piccole tra cui alcune falangi. Queste saranno oggetto delle ultime immersioni di recupero nelle prossime settimane. Nel frattempo nei laboratori di Padova procede il lavoro di assemblamento dello scheletro. La sua esposizione è prevista per il prossimo anno nel nuovo Museo di Storia Naturale.
[e.b.]

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