Antisemitismo senza più maschere: la guerra globale contro gli ebrei è già iniziata

21.12.2025 – 14.30 – PREMESSA – Numerosi analisti e opinionisti ebrei nel mondo stanno cercando da giorni di far sentire la propria voce dopo gli ennesimi attacchi terroristici contro le comunità ebraiche in Australia, California, New York e Boston, senza enumerare i numerosi tentativi sventati in Germania, negli Stati Uniti e in Polonia. E in Italia? L’antisemitismo in Italia continua a crescere e lo fa con grande rapidità. Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Osservatorio Antisemitismo della Fondazione CDEC, nei primi nove mesi del 2025 sono stati registrati 766 episodi, 82 in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Una progressione costante che, dal 2023, mostra un aumento triplicato in soli due anni. Se il web, sempre secondo l’Osservatorio, rimane il luogo privilegiato per la circolazione dell’odio, con oltre 500 episodi, ciò che sembra maggiormente preoccupare gli analisti è quanto accade fuori dagli schermi. Nei primi nove mesi dell’anno si contano 238 episodi offline, tra cui 11 aggressioni fisiche, il numero più alto mai registrato dal citato CDEC. L’antisemitismo, spiegano i ricercatori, «entra nella vita quotidiana delle persone», colpendo famiglie, studenti, turisti, lavoratori del settore pubblico e privati cittadini.

Cosa sta accadendo davanti ai nostri occhi?

Cerchiamo di approfondire senza pregiudizi, dando voce a un mondo a noi vicino, ma molto spesso… lontano.

IL PUNTO DI VISTA DELL’AMBASCIATORE ISRAELIANO FREDDY EYTAN

L’autorevole diplomatico israeliano, già ministro degli Esteri, nel suo lungo editoriale pubblicato il 17 dicembre u.s. su Israel Hayom, ha espresso un punto di vista netto che non sembra lasciare spazio a fraintendimenti. Eytan, in particolare, ha affermato: «Il massacro perpetrato a Sydney contro centinaia di ebrei che celebravano l’Hanukkah dimostra ancora una volta che gli islamisti stanno conducendo una guerra di religione contro il popolo di Israele e contro tutti i non credenti in Occidente. Per diversi lunghi minuti i terroristi hanno aperto il fuoco sulla folla senza alcun intervento della polizia. Il peggio è stato evitato grazie all’audacia di un passante, un coraggioso musulmano.

Tutti vogliono creare Stati islamici al posto dello Stato ebraico e dei Paesi cristiani. Non abbiamo altra scelta che continuare la nostra instancabile lotta contro il culto della morte. È il nostro destino collettivo, nel bene e nel male. Da oltre un secolo combattiamo la piaga del terrorismo palestinese e ogni giorno sventiamo attacchi pianificati e ogni notte arrestiamo mandanti, autori e sospettati. Nessuna lezione morale, soprattutto da parte dell’Europa e in particolare della Francia, né alcuna condanna potranno impedire al governo israeliano di continuare, con il sostegno delle IDF, dello Shin Bet e del Mossad, la lotta contro il flagello del terrorismo a Gaza, Damasco, Beirut o Teheran. Le ondate di antisemitismo e gli atti terroristici non possono essere sradicati senza una strategia internazionale. Ciò che serve è un’azione concreta attraverso leggi draconiane, tra cui il congelamento dei conti bancari e la repressione dell’incitamento all’odio contro gli ebrei nelle strade e nelle moschee».

Editoriale completo nel link in descrizione
https://www.israelhayom.com/opinions/the-impotence-of-the-west-in-the-face-of-islamist-antisemitism/

IL PUNTO DI VISTA DI FIAMMA NIRENSTEIN

L’autorevole politica e scrittrice italo-israeliana, in questi giorni, sta lanciando dal suo blog lunghi strali, affermando senza mezzi termini che «a partire dal 7 ottobre la bestia famelica, l’antisemitismo che si annida da secoli nelle più diverse pieghe della cultura, soprattutto islamica ma anche cristiana, è capace di prendere le più svariate forme. È la distruzione dello Stato d’Israele il concetto che è piaciuto alle folle, quello che ha spinto il libanese e il pakistano islamisti a sparare su donne e bambini australiani, che minaccia tutto il mondo contemporaneo, in declino cognitivo e politico, ignorante e vittimista, seguace della religione della distruzione della civiltà giudaico-cristiana, che anche negli anni Trenta fu abolita in nome dell’antisemitismo».

Inoltre, Nirenstein, in un recente articolo, ha voluto evidenziare una critica netta verso una dialettica molto viva in Europa e che spesso divide sia gli opinionisti sia la comunità ebraica. Si tratta dell’eventuale e sostanziale differenza tra Israele e la comunità ebraica nel mondo. Nirenstein, in merito, appare non voler lasciare spazio a dubbi, affermando sostanzialmente che «si deve rispondere contestando la radice marcia dell’antisemitismo originario scatenatosi durante la guerra di difesa contro Hamas; che vada riletto, rigettando la storiografia inventata, cancellando i titoli di giornale che rovesciano la verità, che criminalizzano Israele. Che si studi la storia, si dica la verità finalmente: così si combatte l’antisemitismo».

Infine, sempre Nirenstein, davanti al tentativo di diversi opinionisti di «spezzare quel circolo vizioso che identifica l’intero ebraismo con Israele», ha reagito con vivace enfasi affermando: «Questo sarebbe decisivo per contrastare l’antisemitismo di ritorno. Follia. Che allora si spari solo agli israeliani e ai sionisti? Questo si può approvare? Martin Luther King lo aveva già detto nel 1968: quando critichi i sionisti, critichi gli ebrei, fratello. Sei antisemita».

IL PUNTO DI VISTA DELLA SCRITTRICE E GIORNALISTA BAT YE’OR

Bat Ye’or, pseudonimo di Gisèle Orebi, giornalista, scrittrice e storica ebrea, di padre italiano e madre francese, residente in Svizzera, è divenuta famosa in Europa per aver coniato l’espressione «Eurabia», adottata da Oriana Fallaci. La scrittrice Bat Ye’or da sempre ritiene che gli islamisti in Europa non nascondano i loro progetti, anche nella considerazione che il Vecchio Continente, ormai debole e secolarizzato, non sembra voler esprimere una seria politica in grado di opporsi allo strisciante jihadismo e neppure appare disponibile a difendere le sue radici giudaico-cristiane. Secondo l’autorevole storica, «la risposta agli attacchi sono i fiori, il servilismo, bugie costruite su un rifiuto totale di riconoscere la realtà, terribile e che nasce da quarant’anni di una politica suicida e cinica. Non sappiamo dove stiamo andando. Le vecchie élite sono pienamente responsabili di questa deriva e non possono cambiare la politica pianificata quarant’anni fa. Ora, a dispetto di tutto il servilismo, l’accattonaggio, le sconfitte morali, gli abbandoni etici, c’è il terrore in Europa. L’élite contempla il peggior incubo: l’Europa come Israele».

Inoltre, Bat Ye’or, nel corso di una lunga intervista realizzata nel maggio u.s. dal Middle East Forum, afferma che «l’attuale degrado culturale del wokeismo in Occidente e il suo odio per l’occidentale bianco sono paralleli alla direttiva islamica di eliminare la cultura jahiliyyah (n.d.r.: il passato arabo prima dell’avvento dell’Islam). I tentativi di cancellare l’insegnamento dell’Olocausto, continua la scrittrice, dovrebbero essere contrastati anche insegnando la storia del jihad e la civiltà della dhimmitudine, che ha soppresso molti popoli e culture (n.d.r.: la dhimmitudine è un termine coniato da Bat Ye’or per descrivere la condizione storica di inferiorità e discriminazione cui erano sottoposti i non musulmani, cristiani ed ebrei, negli Stati islamici, derivante dallo status giuridico di dhimmi, che li obbligava a pagare una tassa e li poneva in una posizione subordinata, negando loro uguali diritti civili e politici rispetto ai musulmani. Il termine indica un sistema di sottomissione culturale e legale, non solo un patto di protezione, ma una relazione di dipendenza e restrizione)».

Dovremmo rafforzare l’insegnamento dei valori occidentali per preparare meglio la prossima generazione a comprendere cosa motiva il jihad e come contrastarlo. Per quanto riguarda le sfide che l’Europa si trova attualmente ad affrontare, con milioni e milioni di immigrati portatori di una cultura diversa, di un modo diverso di pensare al genere, con il rifiuto di rispettare le leggi dei miscredenti e la riluttanza ad assimilarsi alla cultura europea, questi sono tutti problemi crescenti che le generazioni future, che vivranno sotto il diritto democratico, dovranno risolvere. L’accondiscendenza dell’Europa nei confronti della criminalità musulmana si basa sul timore di vedere deteriorarsi i rapporti con i Paesi musulmani, ma ancora più grande è il timore di rappresaglie terroristiche. La complessa politica europea e le politiche sull’immigrazione sono in gran parte determinate dall’Unione Europea (UE) e dal suo Parlamento. Il problema è ulteriormente aggravato dall’orientamento politico in Europa. Le posizioni antisioniste e anti-israeliane sostenute da molti sono fortemente legate a movimenti terroristici come Hamas, il che acceca ulteriormente l’Europa di fronte al suo dilemma. Nonostante i cambiamenti politici in materia di immigrazione e di applicazione della legge richiesti dai cittadini europei, questi ultimi si sono resi conto troppo tardi di aver ceduto i loro poteri sovrani all’UE, trasformando tale scelta in un patto col diavolo.

Documento completo nel link in descrizione:
https://www.meforum.org/podcasts/bat-yeor-on-dhimmitude-a-historical-and-contemporary-perspective

L’ANALISI DI MICHAEL COHEN, GIORNALISTA DEL CANALE TELEVISIVO AMERICANO MS-NOW

Il giornalista, il 16 dicembre u.s., in una lunga analisi, ha tracciato un quadro assolutamente realistico di come la propaganda e la disinformazione possano rappresentare un’arma formidabile per diffondere il crescente antisemitismo. Desidero proporre alcuni brani di questo intervento, poiché intercettano perfettamente la situazione attuale. Cohen afferma, tra l’altro, che «per più di due anni molti attivisti anti-israeliani hanno predicato il messaggio di globalizzare l’Intifada o la rivoluzione dell’Intifada e “dal fiume al mare, la Palestina sarà libera”, un’affermazione che nega l’esistenza di Israele. Hanno parlato anche di una lotta globale contro il sionismo. I detrattori di Israele sosterranno che tale retorica non è antisemitismo né tantomeno istigazione. Analizzeranno il loro linguaggio e affermeranno che gli appelli all’Intifada sono semplicemente una richiesta di globalizzazione dell’opposizione a Israele e che i Paesi occidentali devono cessare il loro sostegno a Israele. Ma la seconda Intifada in Israele fu una campagna di attentati suicidi che prese di mira direttamente i civili israeliani. Ristoranti e locali notturni furono attaccati. Autobus furono distrutti. Persone furono uccise e mutilate. Sollevare lo spettro dell’Intifada e poi sostenere che tali parole non forniscano una struttura di autorizzazione alla violenza è una forma di cecità volontaria.

In secondo luogo, molti attivisti pro-Palestina non fanno alcuna distinzione tra gli ebrei israeliani che combattono a Gaza e gli ebrei della diaspora nel mondo. Per loro, se sei sionista – e la stragrande maggioranza degli ebrei si identifica come tale – sei colpevole quanto i soldati delle Forze di Difesa Israeliane che combattono a Gaza. Ecco perché ogni ebreo che si rifiuta di condannare Israele o di negare il proprio legame religioso e culturale con lo Stato ebraico verrà inevitabilmente, prima o poi, etichettato come sostenitore del cosiddetto genocidio. Senza azioni concrete, senza una condanna diretta e l’ostracismo di chi traffica nell’antisemitismo, e senza il riconoscimento che una parte significativa della retorica anti-israeliana si è trasformata in odio antiebraico, il massacro di Bondi Beach in Australia si ripeterà. Ma la prossima volta potrebbe essere molto più vicino a casa».

Analisi completa nel link in descrizione:
https://www.ms.now/opinion/bondi-beach-antisemitism-australia-globalize-intifada-israel

LA GUERRA GLOBALE CONTRO GLI EBREI

Gli ultimi attacchi terroristici contro le comunità ebraiche, come ha recentemente dichiarato Claudio Velardi, «hanno fatto finalmente cadere il velo pietoso dietro cui si nasconde la viltà morale dell’intellighenzia occidentale. E spero siano anche defunti i convegni, i lunghi editoriali dove, con grande sapienza, continuano a spiegarci che criticare Israele è un diritto democratico e nulla ha a che fare con l’odio per gli ebrei». In teoria, continua Velardi, in un mondo ideale sarebbe così. Nella realtà del 2025, questa è una menzogna che ha le gambe corte e le mani intrise di sangue. La verità amara è che ci troviamo davanti a una guerra non dichiarata contro un popolo, quello ebraico, ma più in generale contro l’intero Occidente, i cui nemici, sfruttando la nostra secolarizzazione e la nostra dichiarata non volontà di difendere le fondamenta della cultura giudaico-cristiana, hanno posto in essere da tempo una strategia invasiva, condotta attraverso un’operatività spaventosamente efficace.

Tale strategia appare sintetizzabile, come ha recentemente affermato il Jerusalem Center for Security and Foreign Affairs, nel «perseguire il potere con qualsiasi mezzo, rifiutarsi di essere inchiodati, usando la dissimulazione come dottrina». A titolo di esempio della nostra scarsa lungimiranza, lo storico e professore universitario israeliano Martin Kramer afferma che la Fratellanza Musulmana ha perfettamente individuato nella tragica incoerenza un difetto fatale dell’Occidente. Egli afferma: «L’Islam fondamentalista rimane un enigma proprio perché ha smentito tutti i tentativi di dividerlo in categorie ordinate. “Revivalista” diventa “estremista” (e viceversa) con tale rapidità e frequenza che l’effettiva classificazione di qualsiasi movimento o leader ha scarso potere predittivo. Non resteranno fermi. Questa imprevedibilità si manifesta nel ricorso simultaneo della Fratellanza a mezzi politici e violenti, come Hamas, attraverso la creazione di ali politiche e militari. La classica strategia della Fratellanza Musulmana in tutto il mondo arabo: i movimenti utilizzano simultaneamente proiettili e schede elettorali».

In merito, un rapporto edito recentemente dalla Foundation for Defense of Democracies sembra rafforzare questa tesi quando afferma che «alcune sezioni si occupano di politica interna, altre mantengono ali armate e molte operano nella zona grigia tra attivismo e militanza. Fin dai suoi albori, la Fratellanza Musulmana ha deviato la colpa per le violenze commesse dai suoi membri o affiliati, mantenendo una plausibile negazione pur perseguendo gli stessi obiettivi». Il Qatar, afferma sempre Kramer, raggiunge perfettamente questo obiettivo attraverso la compartimentazione: finanziando accademici occidentali, ospitando la base aerea statunitense di Al Udeid e proteggendo al contempo la leadership di Hamas. Il tutto emerge anche da un recente e dettagliato studio edito negli Stati Uniti dall’Institute for the Study of Global Antisemitism and Policy (ISGAP).

In estrema sintesi, colpire popolazioni inermi in pieno giorno lancia un chiaro messaggio: colpiremo ovunque e chiunque. Le reazioni in Occidente all’attentato in Australia, hanno affermato numerosi analisti internazionali, sono state le solite, con i consueti «molti ma…», continuando a non voler conoscere veramente la storia di un popolo e perseverando nel «colpire» uno Stato, l’unico luogo al mondo che riesce a garantire la sopravvivenza di quel popolo.

Link dello studio ISGAP in descrizione:
https://isgap.org/wp-content/uploads/2025/11/MB-Project-Final-251117-01.pdf

Link dello studio FDD in descrizione:
https://www.fdd.org/analysis/2025/10/27/patient-extremism-the-many-faces-of-the-muslim-brotherhood/

CONCLUSIONE – Desidero concludere questo articolo, avendo potuto dare voce a un mondo a noi vicino ma molto spesso lontano, con un breve estratto da Vita e destino dello scrittore sovietico ed ebreo Vasilij Grossman. «Ora conosco la vera forza del male. I cieli sono vuoti. Sulla terra c’è soltanto l’uomo. Come si spegne il male? Forse con le gocce di rugiada della bontà umana? Ma è una fiamma che nemmeno l’acqua di tutti i mari e di tutte le nuvole potrebbe spegnere, tanto meno una manciata di gocce di rugiada raccolte dai tempi del Vangelo al piombo di oggigiorno. E dunque, siccome non credo più di trovare il bene in Dio e nella natura, ho smesso di credere anche alla bontà. Eppure, quanto più si estendono le tenebre del nazismo, tanto più constato che gli uomini restano, imperterriti, uomini, persino sul ciglio di una fossa sanguinante o sulla soglia di una camera a gas. Ho temprato la mia fede all’inferno. È uscita dal fuoco dei forni crematori, dal cemento delle camere a gas, la mia fede. E ho visto che nella lotta contro il male non è l’uomo a essere impotente: per quanto poderoso, il male non può nulla nella sua lotta contro l’uomo. La bontà è debole, fragile: questo è il segreto della sua immortalità. Essa è invincibile. Più è sciocca, più è illogica e indifesa, tanto più è imponente. Il male non può nulla contro la bontà. Profeti, apostoli, riformatori, leader, capi delle nazioni nulla possono contro di essa. La bontà, amore cieco e muto, è il senso dell’uomo. La storia degli uomini non è dunque la lotta del bene che cerca di sconfiggere il male. La storia dell’uomo è la lotta del grande male che cerca di macinare il piccolo seme dell’umanità. Ma se anche in momenti come questi l’uomo serba qualcosa di umano, il male è destinato a soccombere».

Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.

È autore di quattro saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; e “Un altro mondo” (2025), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.

[s.d.]

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