Trieste Film Festival, spunta l’archivio segreto di Borsatti. La bora diventa arte e conquista il cinema europeo

26.11.2025 – 17.55 – La città di confine per eccellenza torna a essere crocevia di culture, sguardi e racconti con il 37° Trieste Film Festival, in programma dal 16 al 24 gennaio 2026, primo e più importante appuntamento italiano dedicato al cinema dell’Europa centro-orientale. Quest’anno il festival rende omaggio al vento e alla memoria: protagonista assoluta è la bora, immortalata negli scatti iconici di Ugo Borsatti, fotografo triestino scomparso pochi mesi fa, che per oltre mezzo secolo ha documentato la vita della città con uno sguardo discreto, poetico e profondamente umano. Due immagini in bianco e nero, tratte dall’Archivio Foto Omnia, mostrano una donna e un uomo che camminano contro il vento, aggrappati ai cappotti mentre i capelli e gli abiti si piegano alla forza invisibile e impetuosa della bora. Non semplici fotografie, ma frammenti di un’identità: quella di Trieste, città sospesa tra Est e Ovest, tra mare e Carso, tra slanci e resistenze. Ed è proprio questa dimensione di confine che il festival vuole raccontare, attraverso film, documentari, corti, masterclass e incontri con i protagonisti del cinema europeo contemporaneo.

Il Trieste Film Festival, nato alla vigilia della caduta del Muro di Berlino, si conferma anche quest’anno laboratorio di riflessione sulla Nuova Europa, affrontando temi centrali come migrazioni, identità plurali, nazionalismi emergenti, diritti civili, questioni di genere e disuguaglianze sociali. Un luogo dove il cinema diventa linguaggio di dialogo, memoria e trasformazione. Tra le sezioni principali torna “Wild Roses”, lo spazio dedicato alle registe europee, che in questa edizione pone al centro le autrici slovene, con 13 lungometraggi e 10 cortometraggi tra finzione e documentario. Un viaggio nel cinema in rosa che esplora sguardi, narrazioni e sensibilità di un Paese in fermento creativo. Con oltre 500.000 fotografie, l’eredità di Ugo Borsatti, oggi custodita presso la Fototeca dei Civici Musei di Storia e Arte, continua a raccontare una Trieste viva, vulnerabile e fieramente autentica. Ed è proprio da quei fotogrammi che il festival riparte, lasciandosi guidare da un vento che non è solo fenomeno atmosferico, ma metafora di movimento, incontro e cambiamento.

[f.v.]

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