03.11.2025 – 07.01 – San Giusto e Trieste: dopo l’alabarda di San Sergio e il Melone, difficile immaginare un simbolo meno noto della città. Iustus in latino, Giusto era, secondo la ‘Passio‘, cioè la narrazione del processo e della morte del santo, un abitante di Tergeste convertitosi alla fede cristiana noto per le sue elemosine e opere di bene. Il martirio avvenne, con ogni probabilità, durante l’ultima persecuzione di Diocleziano e Massimiliano; forse intorno all’anno 303. I manoscritti medievali concordano come Giusto venne denunciato per empietà (sacrilegium) dai suoi concittadini di fede pagana e, convocato presso il consistorium del magistrato, rifiutò di sacrificare agli dei romani.
Dopo aver rifiutato più volte di cambiare idea e aver sopportato una notte in cella, il prefetto Manacio ordinò di fustigarlo e infine lo condannò a morte: “Giusto, reo del delitto di sacrilegio, e disobbediente ai precetti degli Imperatori, merita morte infame. Comandiamo perciò, che legati a lui mani e piedi, appesi i piombi, sia gettato nel mare profondo” (Martirio di San Giusto protettore della Citta e della Diocesi di Trieste com’è registrato in antico Passionario, Tipografia Lloyd, Trieste, 1847).
Giusto, volendo sacrificarsi, “portava da sé i pesi di piombo, salutava i fratelli e gli amici che incontrava per via e procedeva di passo, come andasse invitato a qualche festevole convito”. Poi “i manigoldi lo presero e lo gettarono in mare”. Tuttavia “mentre scendeva al fondo le funi ed i piombi si sciolsero, ed il corpo fu portato dal mare al lido della città triestina”. Nella notte del martirio il presbitero Sebastiano fu visitato in sogno da Giusto che gli descrisse dove rinvenire il corpo, onde poterlo seppellire. Allora “uscirono tutti cercando pel lido del mare, e rinvenutolo resero grazie a Dio, lo unsero con aromi, lo involsero in drappi belli e molto preziosi, e lo seppellirono non lungi da quella spiaggia ove fu rinvenuto il corpo…”
Se le fonti medievali citano il 2 novembre del 303 quale data del martirio, oggigiorno il santo patrono viene festeggiato il 3 del mese. In effetti l’Atto di Accettazione della Donazione di Trieste del 30 settembre 1382 cita proprio il 2 quale data per la festa. Eppure non si tratta, come si continua a ripetere, d’una scelta legata al passaggio di Trieste all’Italia, ma di ragioni liturgiche. In altre parole non si volle, quantomeno all’inizio, valorizzare il passaggio di Trieste all’Italia e ‘nascondere’ il santo patrono. Onde infatti conferire una sempre maggiore importanza alla Commemorazione dei Defunti, la data del martirio fu spostata dalla Chiesa stessa al 3 novembre. La scelta avvenne ancora sotto l’amministrazione austriaca, proprio durante la prima guerra mondiale: ne troviamo infatti traccia nel Directorium Liturgicum del 1918, il quale a sua volta era stato stampato nel 1917. Lo studioso Francesco Tolloi aveva, sul suo blog, dedicato a questo proposito un approfondimento accademico che chiarisce in via definitiva la questione.
[z.s.]


