Pil ed export italiano in affanno: cosa ci rivelano i dati di Confindustria

23.11.2025 – 16.30 – L’economia italiana dà l’idea di essere in totale stand-by: il PIL non avanza, anche se in presenza di un’inflazione ormai bassa (+1,2%). A bloccare la corsa, sono soprattutto i venti che arrivano dall’estero: i dazi americani e un dollaro debole, con un risultato per il terzo trimestre poco soddisfacente, pari ad una crescita praticamente inesistente. Insomma, l’economia rallenta e i consumi non decollano. Ma non tutto è perduto: gli ultimi mesi dell’anno, infatti, potrebbero beneficiare da un clima meno teso, dovuto a un calo del prezzo del petrolio e da investimenti legati al PNRR, che stanno piano piano tornando sui loro passi.

Fino ad adesso, il quadro che si presenta è chiaro e limpido: i servizi sono vivaci, ma l’industria è affaticata, sotto pressione. Lo riporta l’analisi diffusa dal Centro di Studi di Confindustria, che racconta un’Europa che si muove con mezzi e velocità diverse. In Italia, le previsioni sull’export restano piuttosto caute: le vendite rischiano infatti di rimanere basse anche nei prossimi mesi. Diversa invece la situazione sul fronte interno, con il mese di ottobre che ha migliorato notevolmente le aspettative delle imprese dei beni strumentali e anche nel settore delle costruzioni. 

Negli Stati Uniti, la Federal Riserve continua ad abbassare i tassi, mentre in Europa tutto resta in sospeso. Arrivano segnali positivi per il settore dei servizi, con risultati che dimostrano una notevole crescita nel settore turismo (+3,9 % sulla spesa dei visitatori di agosto), oltre agli indicatori che rivelano un netto miglioramento nell’andamento delle aziende. Ma non basta, perché la fiducia delle imprese rimane altalenante. 

È il settore dell’industria ad accusare il colpo: nel mese di settembre si era verificato un piccolo recupero della produzione con una crescita del +2,8%, non sufficiente però a compensare la situazione nei mesi precedenti, che segnavano un trimestre ancora in calo. L’export è salito a settembre (+2,6%), grazie soprattutto agli Stati Uniti, dove stanno andando bene farmaceutica e mezzi di trasporto. Tuttavia, il quadro rimane delicato: la domanda dai Paesi europei è debole e i nuovi dazi americani sui veicoli pesanti complicano ulteriormente le prospettive per i prossimi mesi.

Una situazione che mette in luce un divario che si è allargato ulteriormente dal 2023: Italia e Germania risultano infatti le due nazioni più colpite dal rallentamento industriale, mentre paesi come Francia e Spagna sono riusciti a mantenere una maggiore stabilità. I dati parlano forte e chiaro: nel 2024, il calo medio della manifattura italiana è stato del 4,0% e quello tedesco del 4,6%. Non tanto distante la situazione anche durante i primi nove mesi del 2025, con un -0,9% in Italia e un -1,5% in Germania, con una Francia stabile e una crescita dell’1% in Spagna. Insomma, l’Europa dell’industria procede in ordine sparso, a velocità diverse e con diverse destinazioni. 

Ad oggi, la raffigurazione dell’Italia è quella di un Paese che oscilla continuamente tra difficoltà esterne e piccoli segnali domestici. Con un 2025 ormai volto al termine e un 2026 alle porte, tante sono le sfide che si presentano, ma intanto gli investimenti ripartono e forse la strada per ripartire non è ancora del tutto chiusa. 

[n.m] 

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