28.11.2025 – 11.30 – Nei paesi dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), l’età pensionabile media è presto destinata a salire: stando a quanto emerge dal “Panorama delle Pensioni 2025”, coloro che hanno iniziato a lavorare nel 2024 dovranno attendere più a lungo prima di poter concludere la propria carriera. Nello specifico, l’età pensionabile media slitterà dai 63,9 anni ai 65,9 anni per le donne, e dai 64,7 anni ai 66,4 per gli uomini. Come indicato nel documento pubblicato dall’Ocse, “sulla base della legislazione in vigore, l’età normale della pensione aumenterà in oltre la metà dei Paesi Ocse per stabilirsi in una forchetta compresa dai 62 anni in Colombia (per gli uomini, 57 per le donne), nel Lussemburgo e in Slovenia, ai 70 anni o più in Danimarca, Estonia, Italia, Paesi Bassi e Svezia”.
Al tempo stesso, nei prossimi 25 anni assisteremo a un progressivo e costante aumento dell’invecchiamento demografico. Nei Paesi dell’Ocse, per ogni 100 persone d’età compresa tra i 20 e i 64 anni, il numero di sessantacinquenni e ultrasessantacinquenni dovrebbe passare mediamente da 33 nel 2025 a 52 nel 2050: nel 2000 se ne contavano 22. “L’aumento – come illustrato dal rapporto – dovrebbe essere particolarmente forte in Corea, ma anche in Spagna, in Grecia, in Italia, in Polonia e in Repubblica slovacca.” Parallelamente alla crescita dell’invecchiamento demografico, nei prossimi quattro decenni si registrerà un calo significativo della popolazione attiva (i cittadini d’età compresa tra i 20 e i 64 anni): secondo le stime, quest’ultima dovrebbe diminuire di oltre il 30% in Spagna, Estonia, Grecia, Giappone e Repubblica slovacca, e di oltre il 35% in Corea, Italia, Lettonia, Lituania e Polonia. Più anziani, meno lavoratori: uno scenario che mette a rischio lo stesso sistema pensionistico, facendo vacillare pericolosamente il futuro previdenziale dei cittadini. Le più recenti analisi operate da autorevoli Istituti pubblici, tra cui Istat, Bankitalia e la Ragioneria generale dello Stato, si dimostrano convergenti su questo punto: dal 2040 in poi, lo squilibrio tra popolazione attiva e pensionati è destinato a diventare insostenibile. Ciò accade perché il sistema pensionistico italiano si basa sul metodo contributivo, che dipende direttamente dalla quantità di lavoratori attivi e dai loro contributi.
Le riforme pensionistiche continuano quindi ad aumentare l’età media di uscita dal mercato del lavoro, ma non basta: in effetti, sono ancora in molti a non restare attivi fino all’età prevista. Inoltre, “dopo essere sceso dal 34% del 2007 al 29% del 2024, il divario pensionistico di genere rimane ancora sostanzialmente superiore alla media Ocse, del 23%” come riporta il “Panorama delle Pensioni 2025” nella scheda dedicata all’Italia. “Un completo allineamento dei requisiti di età per accedere alle pensioni anticipate tra uomini e donne contribuirebbe a ridurre l’importo del GPG”, ovvero la differenza percentuale nel reddito pensionistico medio tra uomini e donne, al netto di caratteristiche individuali quali età e titolo di studio.
Occorre dunque investire al più presto in soluzioni lungimiranti ed efficaci, che contribuiscano sostanzialmente ad evitare il collasso del sistema pensionistico nel nostro Paese. Attivare la fascia di popolazione in età lavorativa non ancora inserita nel mercato del lavoro, coinvolgendo donne e giovani e recuperando gli anziani in buona salute, potrebbe costituire un primo passo verso il riequilibrio del sistema. Inoltre, sostenere la crescita economica attraverso l’aumento della produttività risulta fondamentale, sebbene rappresenti un punto critico per l’Italia, che attualmente registra, secondo l’OCSE, i numeri più bassi d’Europa. Infine, l’integrazione dell’immigrazione regolare può diventare una risorsa per bilanciare l’impatto negativo dell’invecchiamento della popolazione sulla crescita annuale del PIL pro capite.
[b.m.]


