Madonna della Salute, a Trieste la festa cittadina con radici veneziane e bizantine

21.11.2025 – 7.30 – Madonna della Salute. Oggi nel Santuario di Santa Maria Maggiore le celebrazioni: a Trieste festa cittadina come a Venezia. Dinanzi alla peste manzoniana il doge e il patriarca nel 1630 invocarono la Regina dell’Universo, la quale nel 1849 intervenne inoltre contro il colera a Trieste, dove tuttora c’è una sua statua miracolosa. Perciò la Madonna della Salute è particolarmente sentita a Nordest, anche nell’Isontino, in Friuli, nelle regioni di Veneto, Istria e Dalmazia. Ma la ricorrenza cristiana del 21 novembre è precedente. Attraverso duemila anni di storia, passa per l’Impero bizantino e Gerusalemme, collegando Cattolicesimo e Ortodossia.

Le celebrazioni per la Madonna della Salute a Trieste

È reso noto dalla Diocesi di Trieste il programma delle iniziative per la festa cittadina della Madonna della Salute, in programma oggi, venerdì 21 novembre, nel Santuario di Santa Maria Maggiore di via del Collegio. Alle ore 11 il vescovo Enrico Trevisi presiede la Solenne Concelebrazione. Alle ore 15 monsignor Trevisi incontra i bambini e le famiglie per una preghiera e per la tradizionale benedizione. Alle 19 il momento conclusivo, scandito dalla Santa Messa con benedizione finale della città, accompagnata dal quadro della Madonna della Salute. Per accogliere il pellegrinaggio della cittadinanza la chiesa rimane aperta durante l’intero arco della giornata, durante la quale si susseguono le liturgie. Ulteriori Messe sono infatti in calendario alle ore 6.30, 7, 8, 9, 10, 12, 17 e 18.

Madonna dei Fiori, il miracolo a Trieste

Ai piedi della scalinata che conduce al Santuario, e cioè in via del Teatro romano, all’ingresso del Palazzo Inail, sotto il muraglione del Collegio gesuitico, in questi giorni è aperta inoltre la cappellina votiva che custodisce la statua miracolosa della Madonna dei Fiori. Un’opera in marmo di fattura presumibilmente cinquecentesca. Si può vedere dalla strada. La statua fece ritorno qui nel 1957 per volontà del vescovo Antonio Santin. Prima, fino al 1939, al posto del Palazzo Inail, sorgeva un intero edificio a ospitare la Madonna. Oggi accanto alla statua c’è un’iscrizione che ne ricorda la storia: “Questa pia immagine della Madonna delle Grazie, detta Madonna dei Fiori, segno di sacrilega offesa secondo antica tradizione e di punizione ammonitrice, fu portata in processione il 15 ottobre 1849 per impetrare la cessazione del colera e riportata in processione il 21 novembre 1849 per grazia ricevuta. Demolite nel 1939 questa parte della città e la cappella della Madonna, la statua fu collocata in questo edificio dell’Inail sorto sul medesimo posto il giorno 8 settembre 1957, vescovo, clero e popolo plaudenti”. Ci sono anche due quadri del pittore di Capodistria, Dino Predonzani (1914-1994), raffiguranti il ritrovamento della statua e poi la processione del 1849.

La storia della statua miracolosa

La Chiesa locale tramanda che la statua fu rinvenuta per caso da un taverniere, Ferdinando Patarga, detto Fior – secondo pubblicazioni diocesane, il ritrovamento avvenne attorno al 1830 durante gli scavi per la costruzione della sua futura osteria. In seguito il taverniere scelse di posizionare l’oggetto sacro vicino a un campo di bocce, che si intuisce dovesse sorgere nei paraggi. Quella scultura raffigurava chiaramente Maria, allora come oggi, ma non vi è notizia che fosse già associata alla Madonna della Salute, benché il suo culto fosse presente a Trieste. Un giorno un giocatore, arrabbiato per aver mancato il punto, si sfogò contro di lei, lanciandole una boccia, che la colpì in volto. La statua in quel momento iniziò a sanguinare: la cicatrice rimasta sulla fronte della Madre di Dio è ancora oggi visibile. Per questo motivo la statua è chiamata popolarmente anche Madonna del Fior, dei Fiori o della borela (“boccia” in dialetto triestino). Tradizione vuole che l’uomo si pentì del gesto violento. E i triestini, testimoni dell’evento miracoloso, rinsaldarono la loro fede. Quando poi in città arrivò il colera, gli stessi triestini si affidarono a Maria raffigurata nella statua.

Il colera a Trieste e la Madonna della Salute

Nel corso dell’Ottocento il colera, detto morbo asiatico, a più riprese colpì l’Europa, Trieste inclusa. Per la città, all’epoca asburgica, il 1849 fu uno degli anni peggiori, con circa 6.000 contagiati. Un’epidemia ufficiale. Perciò il 15 ottobre 1849 venne portata in processione per le vie e per le strade la statua miracolosa della Madonna dei Fiori. Le fu rivolta una Supplica. La morsa della malattia si allentò. E così circa un mese dopo, il 21 novembre 1849, nel santuario di Santa Maria Maggiore, un solenne pontificale per Grazia ricevuta fu celebrato dal vescovo di allora. Il colera non era ancora del tutto debellato. Si ripresentò più di una volta. Ad esempio, la prima pagina dell’Osservatore triestino del 12 novembre 1915, tra notizie e smentite provenienti dal fronte bellico, informa che “a Trieste è cessata l’epidemia di colera e viene tolto il divieto di asportare la biancheria sporca per il bucato”. Ciò nondimeno la Grazia ricevuta nel 1849 consolidò, nella memoria dei triestini, il legame tra la statua miracolosa della Madonna dei Fiori e la Madonna della Salute. Divenne una ricorrenza sentita nella pietà popolare. Tanto che nel 1854 la Madonna della Salute fu proclamata “Festa della città di Trieste”. Proprio come a Venezia.

La Madonna della Salute, la peste, Venezia

La storia della Madonna della Salute cominciò infatti due secoli prima a Venezia dove oggi è festa grande. Nel 1630 anche la Serenissima Repubblica del Leone di San Marco fu colpita dalla peste narrata da Alessandro Manzoni ne I promessi sposi. Come ricorda il Comune di Venezia, all’epoca il doge e il patriarca indissero una processione di tre giorni. Contro la pestilenza, i veneziani si rivolsero alla Vergine, proprio come i triestini duecento anni dopo. E anche i veneziani ricevettero una Grazia. Tanto che il 21 novembre (già associato a Maria) fu dedicato alla Madonna detta “della Salute”. Edificarono inoltre una basilica in suo onore. Si tratta dell’iconica cupola che tuttora svetta sul bacino di San Marco. La prima pietra fu posata nel 1631. Nel 1670 fu portata nell’edificio l’antica icona della Madonna Mesopanditissa (“mediatrice di pace”, secondo etimologia greca e tradizione medievale che l’associa alla fine di una guerra). Proveniente dall’isola di Candia, il 21 novembre di quello stesso 1670 l’icona fu posta nello specifico dentro la nicchia dell’altare: i veneziani vi riconobbero l’immagine della Madonna della Salute che aveva fermato la peste quarant’anni prima. Ecco perché la Madonna della Salute è radicata non solo a Trieste ma anche nei territori storicamente legati alla Serenissima: il resto del Friuli Venezia Giulia, le vicine regioni dell’Istria, della Dalmazia e del Veneto. Oltre Timavo, a Monfalcone, in occasione del 21 novembre si festeggia il Santo Patrono, con la Madonna della Salute posta a protezione della città “capoluogo” della Bisiacaria.

Un culto mariano più antico della Madonna della Salute

Il 21 novembre la Chiesa di Roma ricorda la Presentazione della Beata Vergine Maria. Un’antica memoria liturgica, che a sua volta richiama un episodio dell’infanzia di Maria, non tramandato dai Vangeli canonici bensì dal Protovangelo di Giacomo e da altri primi autori cristiani: riferiscono che Maria, bambina, fu portata dai genitori al Tempio di Gerusalemme, dove fu formata alla religione. Circa cinque secoli dopo, il 21 novembre 543, a Gerusalemme fu consacrata la Basilica di Santa Maria Nuova. La costruzione era stata avviata per volontà dell’imperatore, Giustiniano I, e completata da Pietro, patriarca di Gerusalemme. L’inaugurazione dell’edificio sacro è citata da fonti sia vaticane sia ortodosse. Nel sesto secolo infatti ancora non esisteva la distinzione tra cattolici e ortodossi. Giustiniano ebbe peraltro un ruolo pure nella ricostruzione di Santa Sofia a Costantinopoli (oggi Istanbul) dopo l’incendio del 532. Il 21 novembre come data di devozione mariana precede dunque di gran lunga l’istituzione della specifica festa della Madonna della Salute nella storia moderna.

La tradizione ortodossa

L’evento dell’infanzia di Maria, nell’Ortodossia, si definisce Ingresso al Tempio della Tutta Santa Deìpara (in greco, “Madre di Dio”). È una delle dodici grandi feste della Chiesa ortodossa. Anche per i cristiani d’Oriente è il 21 novembre, che però non sempre corrisponde a quello cattolico. Dipende dal calendario. Oggi il calendario civile adottato nel mondo è quello introdotto da Papa Gregorio 13° in Occidente nel 1582. Molte comunità ortodosse, tra cui il Tempio serbo-ortodosso di San Spiridione a Trieste, per le festività religiose sono rimaste aderenti al precedente calendario giuliano, promulgato da Giulio Cesare. Oggi per il calendario giuliano è l’8 novembre, commemorazione di San Michele, degli Arcangeli e delle altre Potenze incorporee. L’ingresso di Maria al Tempio si festeggerà il 4 dicembre del calendario gregoriano (il “nostro”), quando nel conteggio del tempo giuliano sarà il 21 novembre. Esistono infine anche nell’Ortodossia titoli di Maria riferiti ai suoi poteri taumaturgici (ad esempio Maria Iatrissa, cioè Guaritrice) ma non sono associati specificamente al 21 novembre.

[l.g.]

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