01.11.2025 – 07.01 – Nonostante Trieste non sia mai stata un umile borgo di pescatori poi trasformatosi in una città moderna, appare difficile negare come, per lunghi secoli, Tergeste fosse comunque un centro molto piccolo e marginale a confronto con altre potenze presenti nell’area. Il semplice dato della demografia, col suo passaggio dai tremila abitanti di inizio XVIII secolo ai 10mila di fine Settecento, conferma l’impressione di una città rinata, verso cui appare velleitario insistere su presunti collegamenti con l’eredità moderna e ancor più medievale e romana. Non vi fu continuità nel Settecento, se non per l’azione di isolati patrizi; se la città non era nuova, lo erano certo i suoi abitanti. L’amor patrio prima e nazional(ista) dopo hanno ingigantito il ruolo della Tergeste romana e medievale, ammantando di romanticherie poco fondate nei fatti i ruderi dell’epoca precedente.
Tuttavia, tra i secoli passati, è indubbio come la Tergeste trecentesca avesse una sua consistenza, una sua reale importanza. Se Trieste ebbe sempre dignità di città, senza mai sprofondare ai ranghi di borgo, nel XIV secolo la città appariva come una piccola, ma ben organizzata potenza territoriale, meritevole di attenzione.
Sopravvive tutt’oggi, della Trieste trecentesca, un esemplare poco conosciuto e quasi nascosto alla vista: trattasi di due belle colonne di calcare collocate nel Giardino del Capitano, di fronte al Civico Museo Winckelmann. I due pilastri sono riconoscibili grazie alla presenza di un capitello cubico con foglie lanceolate sorretto da un anello e sormontato da una piattaforma quadrata; riconoscibilissimo uno stemma inciso, adorno in un caso dall’alabarda, simbolo cittadino.
Le due colonne, parte di un gruppo di sei, sono ritenute essere le cosiddette ‘colonne della Vicedomineria‘. Secondo la prof. ssa Marzia Vidulli Torlo (‘Medioevo a Trieste : istituzioni, arte, società nel Trecento’, catalogo della mostra del 2008-2009), le colonne appartenevano a un edificio un tempo presente nell’odierna via della Muda Vecchia, al n. 2, dove vi era la piazza Piccola e un corrispondente foro. Qui si ergeva un edificio con un pianoterra costruito da arcate libere, sostenute dalle suddette colonne, poi distrutto onde consentire la costruzione di casa Costanzi a inizio ottocento.
Ma qual era la funzione della Vicedomineria? Lo possiamo considerare quale l’archivio civico destinato alla conservazione degli atti del Comune, un istituto di importanza fondamentale in epoca tardo medievale. Le colonne, nella foggia e nelle dimensioni, rispecchiano i canoni costruttivi trecenteschi e sono molto simili ad alcuni manufatti presenti nella cattedrale di San Giusto.
[z.s.]



