Il Canal Grande violato dal verde. Protesta scenica, ferita alla città

22.11.2025 – 12.55 – Questa mattina, poche ore fa, il Canal Grande di Trieste si è risvegliato colorato di un verde innaturale. Un intervento plateale, firmato dagli attivisti di Extinction Rebellion, che hanno trasformato uno dei luoghi simbolo della città in un palcoscenico di protesta. Un gesto pensato per scuotere le coscienze, per attirare l’attenzione, per lanciare un messaggio. Ma che, nei fatti, rappresenta l’ennesima dimostrazione di come la spettacolarizzazione dell’attivismo finisca spesso per oscurare le ragioni dell’attivismo stesso. Condannare fermamente questa azione non significa ignorare la gravità del cambiamento climatico, né minimizzare la questione dell’ecocidio evocata dagli striscioni. Significa, piuttosto, riaffermare un principio semplice ma fondamentale: la difesa dell’ambiente non può passare attraverso il deturpamento dello spazio pubblico. Colorare l’acqua di un canale storico non è un atto simbolico innocuo; è un atto invasivo, che colpisce un luogo reale, vissuto, identitario. Il Canal Grande non è una tela bianca da usare a piacimento per campagne mediatiche: è patrimonio collettivo, memoria urbana, paesaggio quotidiano.

Questa mattina, molti cittadini si sono fermati increduli lungo il canale, osservando quella distesa verde fluorescente come si guarda un’anomalia. Non una riflessione, non un’opera, non un invito al dialogo: un’anomalia. E l’anomalia, come tutte le provocazioni eccessive, rischia di generare più fastidio che consapevolezza. Perché la protesta, per essere ascoltata, deve rispettare ciò che vuole proteggere. È legittimo e persino necessario sollevare il tema della giustizia climatica. Ma è altrettanto necessario farlo con responsabilità, con rispetto, con metodo. L’attivismo che sporca, che imbratta, che prende in ostaggio luoghi pubblici e simbolici, non istruisce: disturba. Non convince: divide. E finisce per indebolire gli stessi principi che proclama di difendere. Trieste, questa mattina, ha visto il suo Canale diventare manifesto. Ma un manifesto forzato, calato dall’alto, estraneo al tessuto cittadino. E quando il messaggio non nasce dal dialogo, ma dall’imposizione, non si diffonde: si dissolve. Come quel verde, che presto sparirà dall’acqua. Ma non dal dibattito. E il dibattito, oggi più che mai, merita strumenti migliori del colore.

[f.v.]

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