CRONACA Tutta colpa dell’intitolazione di un campetto sportivo del piccolo comune in provincia di Macerata. Il presidente dell’Anvgd Ballarin: «No ad un uso strumentale della storia»

1.2.2013 | 18.44 – Una querelle dal “sapore toponomastico” che ha fatto il giro della stampa nazionale. A Tolentino (foto), piccolo comune in provincia di Macerata, ha fatto discutere la mozione avanzata dalla maggioranza che chiedeva l’intitolazione di un campetto sportivo ai «Martiri delle Foibe e dell’esodo degli Italiani di Fiume, Istria e Dalmazia».
Una proposta che aveva ben presto suscitato le ire del centrosinistra locale; dal Pd al Sel, nessuno sembrava infatti aver masticato di buon grado l’iniziativa. «Le foibe – recita un documento congiunto firmato dagli oppositori – rappresentano il prodotto di quello che il regime fascista impose in tutto il Venezia Giulia e cioè una violenta politica di snazionalizzazione che ha perseguito l’eliminazione di tutte le istituzioni nazionali slovene e croate con scuole italianizzate, insegnanti licenziati costretti ad emigrare e limiti all’accesso nei pubblici impieghi».
«Noi siamo favorevoli ad una lettura critica purché basata sui fatti della storia, fermamente convinti della valorizzazione del ruolo fondamentale avuto dalla Resistenza per le conquiste politiche, sociali e civili del nostro paese, ancor più nel nostro territorio con Tolentino che è tra le città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione e Medaglia d’Argento al Valor Militare nella lotta partigiana. Negli ultimi anni, in nome della “pacificazione” e “i morti sono tutti uguali”, viene condotta una campagna di stravolgimento della verità storica, tesa alla sistematica assoluzione del fascismo, arrivando alla vergogna di mettere sullo stesso piano combattenti per la libertà e oppressori, presentando i carnefici come vittime e martiri e i perseguitati come aggressori».
«Con le vittime delle foibe – concludono – si tenta cinicamente di far leva sul sentimento d’appartenenza nazionale per proporre una visione alterata della storia, tesa a deformarla, falsificarla, cancellarla e svuotarla di significato. Questa riscrittura della storia è funzionale allo sdoganamento politico e ideologico delle attuali organizzazioni fasciste e della destra radicale, che sono considerate ormai, da parte del centro- destra e non solo, come partner politici ed elettorali del tutto legittimi».
E non è tutto. Nella tarda serata di ieri era arrivata pure una nota pungente dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia: «Illuminati ambienti della sinistra radicale in quel di Tolentino – scriveva indignato il presidente Alberto Ballarin – riesumano il vecchio, corroso e spregevole armamentario ideologico caro al totalitarismo comunista che volle far credere la Venezia Giulia “italianizzata” dal fascismo per giustificare le pretese jugoslave di annessione».
«Gli esuli italiani – concludeva – dalla Venezia Giulia e la Dalmazia e tutto il Popolo di lingua italiana di Istria Fiume e Dalmazia, respingono con forza l’uso strumentale della loro storia, che taluni vogliono ancora ridurre a oggetto di contesa tra fronti ideologici opposti per garantire una sopravvivenza a teoremi smentiti dalla storia. La vicenda del confine orientale appartiene alla memoria dell’intera Nazione, che ha voluto finalmente riconoscerla istituendo la ricorrenza del 10 febbraio. Ogni altra, logora e dolosa strumentalizzazione le è estranea».
Oggi, notizia fresca, questa scottante vicenda sembra essere giunta al capolinea. Nella seduta del consiglio comunale di ieri pomeriggio, la mozione è passata quasi all’unanimità; il campetto sportivo di via Benaducci sarà intitolato non più ai «Martiri» ma – piccolo emendamento o escamotage, a seconda dei punti di vista – alle «Vittime delle Foibe». Un finale dolce? Non proprio. Come confermato dalle “Cronache Maceratesi”, il dibattito sopravvive al di fuori della sala consiliare.
Daniela Mosetti
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