22.11.2025 – 17.00 – Negli ultimi anni il Friuli-Venezia Giulia ha visto emergere nuove forme di povertà sociale. Queste vanno ad interessare non solo disagi economici, ma ciò che ne deriva: famiglie con figli, anziani soli, persone che vivono un disagio psicologico o un’isolamento crescente. La crisi non è più soltanto economica. Si manifesta spesso attraverso la povertà alimentare, la solitudine, la dipendenza “leggera” da sostanze o comportamenti. Le fragilità sono generalizzate colpendo più tessuti sociali che, se non intercettata dai servizi, rimangono nascoste.
Secondo i dati più recenti, più di 70.000 persone in FVG non riescono ad accedere a un pasto completo almeno ogni due giorni. Ne emerge che la deprivazione alimentare sia in forte correlazione con l’inflazione e l’aumento dei prezzi. Questo fenomeno poi si intreccia con l’aumento della povertà familiare: nel 2022 la povertà relativa in regione è cresciuta rispetto all’anno precedente. L’Istat, nelle sue schede regionali, evidenzia anche una quota significativa di anziani nella popolazione. Un dato che rende più complicato un sostegno continuativo alle persone più fragili.
Di fronte a questi segnali, il welfare territoriale in FVG prova a reagire. La rete delle Caritas diocesane rappresenta uno dei pilastri più importanti: i Centri di Ascolto delle quattro diocesi (Trieste, Udine, Gorizia, Concordia-Pordenone) nel rapporto “Non di solo pane”, dichiarano di intercettare oltre 8.000 persone l’anno, offrendo sostegno economico. Insieme a questo, orientamento, microcredito, aiuto nella ricerca di lavoro e supporto psicologico. Attraverso questi centri, le Caritas costruiscono una porta d’accesso verso altre forme di aiuto, coinvolgendo anche il volontariato e le risorse comunitarie.
Da parte sua, la Regione Friuli-Venezia Giulia ha messo in campo misure mirate per contrastare l’esclusione sociale. Nel Rapporto Sociale 2022 si legge che, per affrontare i casi di povertà estrema, sono stati attivati progetti di Housing First: i servizi sociali propongono un alloggio stabile a chi è senza dimora, associato a percorsi personalizzati di reinserimento sociale e lavorativo. In parallelo, vengono erogati servizi domiciliari per sostenere anziani fragili e persone con disabilità. Più di 4.600 utenti con disabilità certificata sono seguiti dai servizi comunali, grazie a un’offerta che tiene conto delle reti familiari e del bisogno di autonomia.
Tuttavia, nonostante questi modelli virtuosi, il sistema presenta limiti significativi. Il fatto che circa 8.000 persone si rivolgano ogni anno solo ai Centri di Ascolto delle Caritas mette in luce una domanda sociale strutturale che va oltre l’emergenza. E’ necessario rendersi conto di come molti vivano in uno stato di fragilità stabile, non occasionale. Inoltre, la crescita dei casi di povertà da un anno all’altro, segnalata anche dalle organizzazioni sindacali, suggerisce che il contrasto non riesca ancora a stare al passo con l’aumento delle disuguaglianze.
Serve dunque un rafforzamento del welfare locale, che oltre alle risposte immediate avvengano anche interventi strutturali. Occorre potenziare l’assistenza domiciliare, ampliare l’offerta di ascolto psicologico nei quartieri, sostenere la rete del volontariato e delle Caritas con risorse stabili e continuità. Allo stesso tempo, modelli come l’Housing First dimostrano che è possibile costruire percorsi di inclusione efficace. Ma soltanto se il sistema decide di investire nella dignità e nell’autonomia delle persone più vulnerabili.
[e.c.]


