20.08.2025 – 17.02 – Come superare l’impatto di un ictus sulla vita di una persona? Il percorso passa necessariamente attraverso la riabilitazione e in primo luogo attraverso il recupero di una muscolatura e di un’attività fisica ridotta all’immobilità. Proprio infatti essere ridotto a letto, nel primo periodo successivo a un ictus, è tra le conseguenze più immediate di una lesione cerebrale; e i danni che derivano da quel periodo di allettamento sono notevoli. Un nuovo progetto di ricerca transfrontaliero, condotto dal Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute dell’Università di Trieste e dal Centro di Ricerche Scientifiche di Capodistria ha permesso di mettere alla prova nuove tecniche onde facilitare la riabilitazione dei pazienti post ictus. I recuperi rimangono lunghi, ma si evitano alcuni dei danni maggiori derivanti dall’immobilità, specie per le persone maggiormente anziane.
Tecnicamente noto come ‘X-BRAIN.net – Network per la cooperazione transfrontaliera finalizzata alla riabilitazione del paziente post-ictus con tecnologie innovative’, il programma INTERREG Italia-Slovenia ha coinvolto la Clinica Neurologica dell’Ospedale di Cattinara dell’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina e dell’Unità di Neurologia dell’Ospedale Generale di Isola. Non solo ricerca, perchè le strutture rimarranno a disposizione dei pazienti alla fine del progetto, finanziato con 750mila euro.
La ricerca è stata condotta su un gruppo di volontari, sessantottenni, sottoposti a dieci giorni di allettamento: l’approccio consisteva in un intervento multimodale, distribuito su più canali. In primis un’alimentazione ricca di proteine, con leucina; poi un allenamento cognitivo tramite visori di realtà virtuale e infine le attività pre abilitative. I risultati, confrontati con un gruppo di controllo, sono stati positivi: è stata contrastata la perdita di massa e funzione muscolare; inoltre il sistema nervoso centrale che, una volta posti a letto, si modifica di conseguenza, ha invece conservato molte delle funzioni motorie, lasciando intuire un successivo recupero molto più rapido.
“Attraverso ambienti immersivi e multisensoriali – ha commentato il dottor Luka Šlosar del Centro di Ricerche Scientifiche di Capodistria – i volontari hanno svolto un allenamento mentale che ha preservato il flusso di informazioni neuromuscolari e modulato i processi di riorganizzazione del sistema nervoso centrale. In questo modo è stato possibile favorire il mantenimento della forza muscolare e accelerare i tempi di recupero”.
“L’ictus rappresenta una delle principali cause di disabilità a livello mondiale – sottolinea il professor Paolo Manganotti, direttore della Clinica Neurologica dell’Ospedale di Cattinara – con conseguenze che incidono profondamente sulla vita quotidiana. Intervenire fin dai primi giorni con programmi riabilitativi mirati è fondamentale per recuperare funzioni compromesse e migliorare la qualità della vita. Grazie al progetto abbiamo potuto allestire una active room interamente dedicata alla fase acuta, dotata di dispositivi di realtà virtuale che consentono esercizi sicuri, stimolanti e personalizzati”.
[z.s.]


