06.07.2025 – 10.00 – Dopo quasi un mese di sole battente, con sporadici temporali come in questi giorni, senza reale beneficio per i terreni, essendo troppo violenti e brevi, e dopo quasi tre settimane consecutive di ondate di calore, gran parte della Slovenia è afflitta da una forte siccità. Senza particolari differenze dalle campagne friulane, anche in Slovenia il suolo è secco, le coltivazioni stanno avvizzendo e i fiumi sono (quasi) a secco.
Se in Italia l’attenzione è ancora concentrata sulle conseguenze dei colpi di calore e dei rischi nelle città, ormai definite ‘isole di calore’, in realtà l’urgenza inizia ad esservi anche nelle campagne. Si pensi ad esempio – e il ragionamento di nuovo vale tanto per l’Italia quanto per la Slovenia – ai rischi per l’idroelettrico e per la gestione delle dighe. L’Agenzia per l’Ambiente Slovena (SI) ha dichiarato, lo scorso 3 luglio, che vi sono gravi siccità in tutte le regioni del paese, eccetto per Podravje e Primorska. Durante gli ultimi trenta giorni è stato registrato tra il 2 e il 50% delle precipitazioni considerate normali in questi mesi; le temperature sono d’altronde, a propria volta, estremamente calde, con aumenti da 3 a 4 gradi rispetto alla norma e con assoluti record alla fine del mese di giugno.
“In gran parte delle regioni dove stiamo vedendo estreme condizioni di siccità, c’è la più grande carenza di acqua negli strati superiori del suolo per questo tempo dell’anno, a confronto con il periodo dal 1991-2020” ha osservato l’Agenzia.
Le autorità slovene per l’agricoltura hanno avvisato che la persistente siccità sta colpendo le coltivazioni in tutto il paese, danneggiando cereali, mais e verdure; ma gli stessi prati non sono più così verdi. In alcuni casi le foglie si sono addirittura scurite o sono divenute marroni.
Se la siccità continuerà a perseverare si prevede che vi saranno ingenti danni alle coltivazioni, con un gettito inferiore alle necessità del mercato; non aiuta che la Slovenia abbia un cattivo sistema di irrigazione; ad esempio durante lo scorso anno solo 6500 ettari hanno ricevuto l’acqua necessaria, appena l’1,5% dell’intera superficie.
Andrej Rebernišek, a capo dell’unità di Ptuj della Camera per l’Agricoltura e le Foreste in Slovenia (KGZS), ha raccontato alla Slovenian Press Agency (STA) che c’è bisogno di un cambio di mentalità: “Esattamente come costruiamo autostrade, allo stesso modo dovremmo costruire sistemi di irrigazione. Questo dovrebbe essere il piano strategico del paese” ha osservato.
I danni non rimangono confinati all’agricoltura, perchè il basso livello dei fiumi sta limitando anche l’approvvigionamento di energia idroelettrica. A giugno l’energia di norma prodotta dai fiumi Drava, Sava e Soča/ Isonzo è calata del 39% a confronto con l’anno scorso e del 30% a confronto con i 5 anni (già molto caldi) precedenti. I dati provengono dalla società statale HSE che gestisce la rete elettrica nazionale; il calo per altro non è limitato solo alla prima metà dell’anno, ma era già avvertibile nella prima metà quando la produzione di energia elettrica era scesa del 27% a confronto con l’anno precedente o dell’8% se comparato con lo scorso quinquennio. Il basso livello dell’acqua ha influenzato anche il funzionamento della centrale nucleare di Krško che ha dovuto attivare, a causa delle temperature elevate del fiume Sava, le proprie torri di raffreddamento, generando un calo generale dell’efficienza dell’impianto.
[z.s.]


