Meta dice di no al Codice UE: sfida aperta sull’IA Act

19.06.2025 – 08.43 – Meta non aderirà al Codice volontario dell’Unione Europea sull’intelligenza artificiale. Ad annunciarlo, Joel Kaplan, Chief Global Affairs Officer del colosso tech statunitense, con un post su Linkedin che non lascia spazio a troppi margini di interpretazione: “l’Europa sta imboccando la strada sbagliata”. Parole rivolte ad un Codice che, secondo l’azienda, impone degli obblighi che oltre a travalicare quanto già previsto dal nuovo regolamento AI Act, introduce un’incertezza giuridica inaccettabile per chi sviluppa modelli di frontiera. Ma non basta. La vera notizia non si limita solo alla mancata adesione da parte di Meta, ma piuttosto il fatto che il malcontento si sia insediato anche nell’industria europea.

Pochi giorni fa, infatti, ben 44 tra le principali aziende del continente, da Siemens a SAP, da Airbus a Bosch, si sono rivolte alla Commissione Europea chiedendo una pausa, il noto  “stop the clock” nell’attuazione dell’AI act. Il timore? Che un eccesso elevato in termini di regolamentazione possa spegnere sul nascere quelli che sono le naturali – o no – dinamiche dell’innovazione, specie se si ci si riferisce a quella più avanzata, fondata sui modelli di IA generativa ad alto impatto. 

Ed è proprio qui che arriviamo al nodo centrale della questione: come si può regolamentare un’innovazione che riesce ad evolversi più in fretta delle sue stesse legislazioni? D’altro canto l’Europa ha da sempre scelto un approccio preventivo, etico e cauto, basato su principi di trasparenza, sicurezza e soprattutto rispetto dei diritti fondamentali. Una modalità che apparentemente può essere considerata come lodevole, ma che allo stesso tempo oggi sembra proprio scontrarsi con quelle che sono le ambizioni globali di coloro che costruiscono l’intelligenza artificiale non solo come puro e mero mezzo concepito per il mondo della tecnologia, ma piuttosto come vera e propria leva geopolitica. 

Il Codice è attualmente in fase di revisione, e si applicherà dalla giornata di sabato 2 agosto ai fornitori di modelli come GPT-4, Gemini e Grok. Parliamo di un testo nato dal confronto con oltre mille stakeholder e dalla penna di tredici esperti indipendenti, che in queste ultime settimane sta mostrando il vero volto della governance tecnologica europea: lentezze nelle nelle procedure, critiche continue e di eccessiva influenza da parte delle big tech e soprattutto, dubbi sull’effettiva applicabilità. 

La posizione di Meta accende ancora una volta i riflettori di tutta Europa – e non solo – , ponendo in essere un dilemma che l’UE dovrà essere in grado di affrontare molto presto: come diventare protagonista dell’innovazione, senza restare ostaggio della propria burocrazia? 

[n.m]

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