Sciopero generale contro il Governo Meloni e contro la guerra. Usb del Friuli Venezia Giulia in piazza venerdì 20 giugno per chiedere “salari adeguati” 

18.06.2025 – 15.00 Si svolgerà in Piazza della Borsa il 20 giugno alle 10.30 la manifestazione regionale dell’Unione sindacale di base nell’ambito dello sciopero generale contro il Governo Meloni e contro la guerra. “Vogliamo la pace, la sicurezza sul lavoro e salari adeguati” spiega a voce alta il sindacato specificando che “sul tema della guerra siamo partiti contro il genocidio che Israele perpetua nei confronti del popolo palestinese che resiste alla cancellazione ormai da 77 anni. Alla vigilia dello sciopero si apre un nuovo teatro di guerra: lo stato di Israele, già alle prese col genocidio del popolo palestinese e reduce dai bombardamenti del Libano, Yemen, Siria, Iraq, Cisgiordania, ora attacca anche l’Iran e l’utilizzo di missili ipersonici che passano le difese israeliane sta creando uno scenario di guerra fortemente preoccupante per le reazioni che potrebbe avere Israele”. Inoltre l’Usb denuncia: “A questo teatro si aggiunge l’Europa che si appresta col vertice NATO del 24/25 di giugno a trasformare definitivamente le economie dei nostri paesi in economie di guerra. Finanziamenti alle aziende di guerra sottraendo fondi alle aziende anche di settori storici come l’automotive, le telecomunicazioni, l’elettrodomestico e l’acciaio, settori già in difficoltà che potrebbero ulteriormente spingersi nella de industrializzazione. E ovviamente a tutti i servizi a cittadini e cittadine, stato sociale e pensioni”.

Ed ancora: “Anche la politica dei salari miserrimi, garantita dalla triplice ai padroni, accompagnerà l’economia di guerra, come il nulla di fatto sulla sicurezza e salute sui posti di lavoro che ha visto nel primo trimestre di quest’anno un +8,37% di morti sul lavoro. La povertà ormai diffusa nel nostro paese, povertà presente anche tra chi un lavoro ce l’ha, non potrà che sfociare in ribellione. In questo caso, a garanzia della pace sociale sta il DL 48/2025 (ex DDL 1660) che prevede la carcerazione per chi il lavoro e lo stato sociale lo difendono, anche con 12 anni di carcere”. Dunque le “cose semplici” che l’Unione sindacale di base chiede: “Chiudere definitivamente alla questione del riarmo per investire in economia di pace e secca condanna di Israele per il genocidio in atto, interrompendo ogni collaborazione con quel paese”, “la nazionalizzazione dei settori strategici per garantire al nostro paese la continuità in questi settori”, “i rinnovi contrattuali basati sull’inflazione reale e recupero automatico dell’inflazione, l’eliminazione del sistema degli appalti che obbliga lavoratrici e lavoratori ad accettare qualunque lavoro a qualunque salario e a qualunque condizione, la reinternalizzazione in seno allo Stato e agli enti locali di tutto ciò che è stato sociale: uno per tutti educatrici ed educatori del settore scolastico”.

[e.b.]

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