Cosa si sta trovando sotto la scuola Sauro-Spaccini? È più scuola o museo?

30.06.2025 – 18:03 – L’edificio al numero civico 11 di via Tigor e via Madonna del Mare è in ristrutturazione tra i resti di una basilica pluricentenaria e gli ambienti di una scuola elementare. Da quando è stata scoperta nel 1963 la basilica paleocristiana del IV/V secolo d.C., è stato portato alla luce il pavimento di mosaico. Ma qualche anno fa, durante dei lavori di rinforzo antisismico dell’edificio dell’ex scuola Carducci, sono stati rinvenuti altri resti. Allora iniziano i lavori di scavo sotto la palestra della scuola e gli alunni del complesso Sauro-Spaccini sono stati spostati in un’altra scuola contenitore. Il cantiere si è rivelato più complesso del previsto, tanto che si è dovuto fermare per ricevere delle nuove direttive dalla Soprintendenza SABAP-FVG, che ha portato il progetto a Roma. Ora – rassicura l‘assessore alle Politiche del Patrimonio Immobiliare Elisa Lodi – i lavori sono ripartiti e il Comune dialoga continuamente con la ditta e la sovrintendenza.

Al momento le domande che si pongono sono due: come si intende valorizzare la basilica, di cui si scopre un pezzo nuovo ogni giorno? Gli alunni torneranno a scuola? Per quest’ultima questione, il Comune deve rispettare la scadenza del Pnrr, prevista per fine 2026. Quindi, come d’altronde si sapeva già, l’anno scolastico 2025/2026 si trascorrerà ancora nella scuola dell’ex Timeus in Largo Pestalozzi, mentre verso dicembre 2026 si può pensare a un effettivo ritorno in via Tigor. In ogni caso, le famiglie degli alunni ricevono costanti aggiornamenti, visto che il trasferimento verrà concordato con la dirigente scolastica. Per rispondere alla prima domanda, possiamo dire che la ristrutturazione vuole portare avanti due progetti complementari: dedicare il piano superiore alla normale attività scolastica, e poi creare una struttura sotterranea collegando la palestra e l’atrio della scuola. Con la riorganizzazione di questo spazio, sarà possibile allestire un’area archeologica visitabile dalla cittadinanza.

La portata del patrimonio ritrovato viene spiegata dall’archeologo Roberto Micheli, che guarda alla complessità degli scavi archeologici quando si deve tener conto anche delle esigenze di una scuola. Dovendo considerare anche le fondamenta della scuola, i lavori stanno procedendo per lotti e settori, seguendo il profilo delle mura che pian piano stanno emergendo. Sotto la palestra, a circa tre metri di profondità, è stato individuato il muro perimetrale della navata della basilica, lo stesso muro che ha protetto i mosaici policromi pavimentali dall’azione del tempo. Questi mosaici rappresentano la tradizionale simbologia cristiana, tra nodi, croci e un delfino, la cui bellezza e importanza sono paragonabili ai mosaici di AquileiaLa ricostruzione completa della pianta mostra gli spazi organizzati in una consueta croce latina con abside poligonale e un presbiterio rialzati rispetto alla navata rettangolare. Gli scavi al di fuori del muro perimetrale della basilica hanno portato alla luce, presso il muro del transetto, una piccola necropoli del V-VI secolo d.C., luogo di sepoltura di bambini e qualche adulto, le cui tombe sono già state asportate.

È necessario procedere con cautela per valorizzare al meglio questi rinvenimenti archeologici, che raccontano la travagliata storia dei primi cristiani di Tergeste. È stata costruita in un’area suburbana, al di fuori delle mura tardoantiche della città. Tracce d’incendio sul mosaico policromo potrebbero confermare la fine catastrofica del luogo di culto. Tra il VI e il IX secolo d.C. non si sa più niente della basilica paleocristiana, tanto che la via Madonna del Mare tornerà citata nelle cronache appena nel 1150. Nel Basso Medioevo è stata costruita, sulle fondamenta della basilica, la chiesa intitolata nel 1298 a Santa Maria del Mare. Nei secoli successivi questa chiesa verrà distrutta per ben tre volte: la prima nel 1368 dai veneziani, poi nel 1655 da un incendio e infine nel 1786 in seguito a un editto dell’imperatore Giuseppe II d’Austria. Da quell’anno, le cronache triestine non hanno più parlato della chiesa.

[a.c.]

Ultime notizie

Dello stesso autore