Friuli Venezia Giulia modello nelle rinnovabili, ora serve adattamento climatico

18.05.25 – 09:00 – Il Friuli-Venezia Giulia si conferma una delle regioni più virtuose d’Italia nella transizione energetica, con un’accelerazione notevole nell’installazione di nuova capacità rinnovabile – triplicata rispetto alla precedente analisi – e livelli di assorbimento di CO2 tra i più elevati del Paese. In tale contesto, il territorio regionale assiste tuttavia ad una crescente vulnerabilità rispetto agli eventi climatici estremi, che nel 2023 hanno colpito la regione con un’intensità senza precedenti. 50 eventi catastrofici tra alluvioni, frane e ondate di calore che hanno attestato il dato più alto in Italia in rapporto alla superficie territoriale.

È quanto emerge dall’ultimo report di CIRO (Climate Indicators for Italian RegiOns), piattaforma sviluppata da Italy for Climate in collaborazione con ISPRA, dedicata al monitoraggio delle performance climatiche regionali in base a 26 indicatori ripartiti in 8 aree tematiche (emissioni, energia, rinnovabili, edifici, trasporti, industria, agricoltura, vulnerabilità).

Un importante passo in avanti per la nostra regione, che registra un aumento del 22% di energia prodotta da fonti rinnovabili contro una media italiana del 19%.

“I dati dimostrano che la regione sta facendo passi importanti nella decarbonizzazione – dichiara Andrea Barbabella, coordinatore di Italy for Climate – Ma serve un’azione ancora più decisa, soprattutto per ridurre la dipendenza da gas e carbone“.

Il quadro energetico presenta infatti un forte legame con i fossili: il gas copre oltre il 50% del fabbisogno, mentre il carbone pesa ancora per il 7%. Le conseguenti emissioni pro-capite risultano dunque superiori alla media nazionale, soprattutto a causa dei consumi energetici elevati nel settore industriale e dei trasporti.

Per quanto concerne il settore dell’edilizia, solamente l’11% degli immobili è in classe A, mentre in quello agricolo le emissioni sono inferiori alla media nazionale. Meno incoraggianti i dati relativi all’agricoltura biologica, con una copertura inferiore al 10% della superficie agricola regionale, e all’utilizzo di fertilizzanti azotati, superiore alla media italiana.

Con un consumo di suolo all’8% e una rete idrica che perde il 42% dell’acqua, la regione deve investire in adattamento climatico. “Servono politiche integrate che uniscano decarbonizzazione e prevenzione del rischio”, conclude Barbabella.

Il Friuli-Venezia Giulia dimostra di poter essere un modello nelle rinnovabili, ma ora deve affrontare con urgenza la crisi climatica in atto.

[e.s.]

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