04.04.2025 – 12.03 – ‘L’Italia è un paese vecchio’ ed ‘è necessario cambiare mentalità, politica e paradigma’ , è quanto afferma l’Assessore regionale alle Attività produttive e Turismo Sergio Emidio Bini, dopo la presentazione di Confcommercio del rapporto sui giovani under 35 nel Terziario in FVG, tenuta il primo di aprile a Villa Russiz, Capriva (Gorizia). Ascoltando i primi dati, la situazione non sembra essere drammatica, ma semmai stabile, o con un margine di miglioramento: il 68,2% delle imprese commerciali e turistiche della Regione impiega i giovani tra i 18 e i 34 anni, che in media costituiscono il 36% del totale dell’impresa (41% nel turismo). Però, nella ricerca dei nuovi lavoratori, la metà delle imprese ha riscontrato la mancanza di competenze adeguate, di esperienza, e il rifiuto dei giovani di fronte a mansioni e ruoli non confacenti con le loro aspettative.
Infatti, leggendo i dati diversamente, con occhi giovani, o di chi vuole veramente lasciare spazio a loro, si nota un cambiamento nel modo di vedere il lavoro: diventa un ‘valore’, che offre prospettive di crescita e arricchimento personale, apre molte realtà, crea opportunità e stimola cambiamento. Ma il lavoro deve essere, specialmente dopo il Covid, flessibile, non totalizzante, perché si vuole spazio e tempo da dedicare ad altro, e ad altri. Insomma, i giovani sono pronti a prendere iniziativa, ad avere autonomia ed addossarsi certe responsabilità, ma le porte sono chiuse.
Sono traditi da una realtà che vede la giovinezza come inesperienza, quindi rischio, quindi errore: secondo Bini, in Italia ‘al giovane non è permesso di sognare, al giovane non è permesso di fallire’. L’occupazione giovanile nazionale è tra le più basse in Europa, tanto che nel periodo 2005-2025 i lavoratori della fascia 15-34 anni sono diminuiti di due milioni (da 7,5 milioni a 5,5 milioni). Complice la fuga verso l’estero, dove attirano non tanto le paghe migliori, ma le ampie opportunità e i ruoli d’importanza, che qui sono affidate all’ironica ‘gioventù’ italiana, tra i 50 e i 60 anni.
In Regione FVG, tra le imprese che non contano forza lavoro giovane, il 77,6% non stanno riscontrando una riduzione dei ricavi, ma, vista l’evoluzione della quotidianità, l’avvento dell’AI, il valore comunicativo dei social, potrebbe essere solo una questione di tempo, prima di iniziare a vedere delle perdite, perché non si riesce a stare al passo. ‘L’errore è parlare tra di noi’, dice Bini, dove il ‘noi’ è il gruppo di imprenditori che hanno già fatto esperienza sul campo, figli di una generazione con molte opportunità, e con la concreta possibilità di intraprendere nuove strade. Possiamo fare l’esempio della richiesta di un prestito in banca per una start up, che verrà difficilmente concesso a un giovane e che non sarà superiore ai 10/20mila euro.
La politica, quindi, deve avere il coraggio di vedere la situazione reale del Paese, prendere in considerazione la realtà fuori dai propri confini, ed agire di conseguenza, dando concretezza alle parole. Le imprese FVG, di fronte ai giovani che alla domanda ‘dove le piacerebbe trovare lavoro?’ rispondono all’estero (27,3%) e in altre regioni italiane (4,5%), segnalano le seguenti attività per aumentare l’attrattività: piattaforme online, comunicazione social, campagne di sensibilizzazione a livello nazionale sulle opportunità lavorative in Regione, eventi informali di networking.
E se il Friuli vanta una delle presenze giovanili più alte in Italia, guardando bene i dati, i ruoli che ricoprono limitano le loro idee, frenando anche la crescita dello stesso settore, irrobustendo radici nel passato invece che costruire nel futuro, con il futuro. Quindi, ciò che può fare veramente la differenza, è abbandonare l’aristotelico stigma sulla saggezza (solo chi è maturo è saggio) e affidare ai giovani posizioni importanti, assumendosene il rischio, ma abbracciando la modernità.
[a.c.]


