Wagner torna al Teatro Verdi con Der fliegende Holländer

24.03.2025 – 10:40 – Nel percorso di riavvicinamento alle radici mitteleuropee del Teatro Verdi promosso dal nuovo direttore musicale Enrico Calesso, Der fliegende Holländer in scena in questi giorni costituisce un bel banco di prova, sia per le maestranze di casa, che Wagner purtroppo non lo incontrano di frequente, sia come investimento produttivo. Una sfida resa ancora più ardua dalla scelta, sacrosanta e benemerita, di mettere in scena l’opera senza intervalli, come avrebbe voluto il compositore, soluzione che tuttavia impone uno sforzo fisico e di concentrazione per artisti e pubblico.

A uscirne bene è innanzitutto l’orchestra di casa, che, al netto di qualche sbavatura in zona ottoni, dimostra una plasticità mai disgiunta da un corpo sonoro pieno e pastoso, ideale per assecondare il repertorio specifico sia nelle sue pagine più liriche – che Calesso modella con la giusta morbidezza – sia nelle intemperanze tipicamente wagneriane. Una prova di maturità che non sorprende, considerando l’eccellente livello raggiunto dall’Orchestra del Verdi, ma che conferma che la strada imboccata è quella giusta. Discorso analogo per il coro preparato da Paolo Longo che, rimpinguato da una dozzina di elementi di scuola tedesca provenienti direttamente da Bayreuth, ne guadagna in compattezza e possanza.

A una buca pienamente all’altezza corrisponde un cast solido, con un James Rutherford nei panni del protagonista che ha voce di bel timbro e dal peso non soverchiante ma ben plasmata a disegnare un protagonista adeguatamente sbalzato. Elena Batoukova-Kerl è una Senta dalla canna d’acciaio, che si impone soprattutto in un’ottava acuta dominante e che regge senza colpo ferire una parte non lunga ma assai impegnativa, pur senza imprimere al personaggio un taglio particolarmente personale. Albert Dohmen, cantante con un glorioso passato da Olandese alle spalle (anche sul palco del Verdi) è ora passato a Daland, che tratteggia con un dominio della scena e della parola da artista di razza. Molto positiva la prova di Clay Hilley, Erik, che ha baldanza, squillo e proiezione, così come brillano per qualità del canto e presenza vocale Andrea Schifaudo, timoniere, e la Mary di Sanja Anastasia.

Nota dolente, anche agli occhi di un pubblico che a fine recita ha espresso tutto il suo dissenso, l’allestimento firmato da Henning Brockhaus. Al di là della gradevolezza visiva o meno di quanto si osserva sul palco, che di fatto è una questione di lana caprina giacché anche la categoria del brutto a teatro potrebbe avere una sua ragion d’essere, il problema è che non si capisce dove lo spettacolo voglia andare a parare. Brockhaus di fatto segue drammaturgia e libretto senza prendersi particolari licenze, se non in qualche cenno di attualizzazione, ma d’altro canto, sin dall’Ouverture, sposta gran parte della narrazione dai protagonisti a un gruppetto di ballerini che mimano segmenti dell’azione o l’accompagnano con danze mentre, accanto a loro, i cantanti sciorinano le rispettive parti ben piantati in proscenio o poco più indietro.

Certo, Der fliegende Holländer, con la sua forte connotazione mitica, è un’opera infida, come d’altronde gran parte della produzione wagneriana, poiché il libretto è strettamente vincolante e non accetta mezze misure: o si sceglie la via radicale del “revisionismo”, proponendo qualcosa di originale e netto a prezzo di svincolarsi completamente dalle didascalie, oppure, nel momento in cui si decide di ripercorrere i dettami dell’autore, bisogna tenere presente che una modesta realizzazione delle esigenze della trama rischia di tradursi in un effetto di sospensione dell’incredulità prossimo allo zero. Viceversa un’impostazione così timida non soddisfa né il palato dei tradizionalisti, né ha qualcosa da dire a chi cerchi nel teatro una lente attraverso cui guardare alla contemporaneità.

Successo molto caloroso per cantanti e direttore alle chiamate finali, contestazioni per il team del regista. In definitiva, una scommessa vinta a metà. Repliche fino al 30 marzo 2025. Per maggiori informazioni consultare il sito del Verdi a questo link.

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