28.02.2025 – 07.01 – Se ignorata per un sufficiente periodo di tempo una macchia sugli occhiali scomparirà dalla vista: l’occhio si abituerà talmente a vedere l’oggetto estraneo dall’ignorarlo completamente. È quanto avvenuto, facendo un parallelismo, con il Sailing Yacht A del magnate russo Andrey Melnichenko che continua tutt’oggi ad essere ormeggiato al largo del golfo di Trieste. Ormai viene considerato una parte del paesaggio marittimo, ma rimane un elemento estraneo, una sopravvivenza di una vicenda giudiziaria che s’immaginava conclusa anni fa. L’iter giudiziario, a partire dal congelamento avvenuto nel marzo 2022, ha trovato ora un nuovo tassello, perchè il Tribunale dell’Unione Europea ha rigettato in toto la richiesta di annullamento delle misure restrittive finalizzate, tra i possedimenti dell’oligarca, al ‘congelamento’ dello Yacht. Non muta pertanto la situazione dello Yacht che continua ad essere a disposizione delle Autorità Italiane e del Demanio. Considerando l’ostilità americana anti-UE, finalizzato a concludere il conflitto dell’Ucraina con la Federazione Russa, l’Unione Europea potrebbe trovare proprio in questi mezzi sequestrati nella primavera del 2022 una possibile carta di scambio, un elemento dal quale avere un ruolo in trattative dalle quali rimarrebbe altrimenti esclusa.
Ricordiamo che Melnichenko era stato colpito in quanto oligarca che operava in settori redditizi per l’economica del governo russo, con particolare riferimento al settore dei fertilizzanti, proprietà dell’EuroChem Group. Il Tribunale dell’Unione Europea ha riconosciuto che il Consiglio ha agito nel rispetto della legge ordinando il ‘congelamento’ (non è infatti un sequestro, si presuppone la restituzione dei beni alla conclusione del conflitto, dovessero essere le condizioni ottemperate) dei beni degli oligarchi russi.
Il Tribunale ha anche osservato il tentativo, da parte di Melnichenko, di trasferire le proprie azioni alla moglie Aleksandra, onde aggirare in parte le sanzioni. L’operazione interessa in questo caso l’esportazione di nove milioni di tonnellate di carbone a sostegno di SUEK, l’industria del carbone di cui è proprietario.
Dopo il congelamento dello Sailing Yacht A di Andrey Melnichenko nel marzo 2022, lo Stato italiano ha sostenuto i costi di gestione della nave, classificando l’intervento come misura per impedire vantaggi economici alla Russia durante la guerra in Ucraina. In caso di revoca delle sanzioni, lo yacht è dovuto essere restituito nelle condizioni iniziali, con eventuali danni risarciti dall’Italia. Le spese di mantenimento, legate alle dimensioni e alla complessità dell’imbarcazione, sono aumentate con il protrarsi del conflitto, gravando sul bilancio pubblico. Melnichenko ha espresso dubbi sulla capacità delle autorità di preservare l’integrità dello yacht, offrendosi di coprire parte delle spese. In realtà lo Yacht veniva raramente utilizzato dall’oligarca, per il quale era uno dei tanti investimenti della propria ricchezza, paragonabile all’acquisto di quote azionarie in un’azienda. Un tesoro galleggiante, in altre parole.
[z.s.]


