14.02.2025 – 07.01 – C’è anche un po’ di Trieste nel nuovo Premio Tyler 2025, considerato negli ambienti scientifici “il Nobel per l’ambiente”. L’ecologista argentina Sandra Dìaz che ha ricevuto il ‘Tyler Prize 2025 per i risultati ambientali’ è infatti una Fellow dell’Accademia Mondiale delle Scienze (TWAS) che ha sede a Trieste. Un’altra tessera del composito mosaico della Trieste scientifica, la TWAS è attiva da decenni nel supporto e nello sviluppo della scienza nel Sud Globale e/o generalmente nei paesi in via di sviluppo. Non a caso in inglese è nota come ‘The World Academy of Sciences for the advancement of science in developing countries‘.
Il Premio è stato conferito a Sandra Dìaz per il suo lavoro di ricerca volto ad analizzare la connessione tra biodiversità e genere umano, descritta in sintesi come “un tessuto vivente“. In particolare, nonostante sia un’ecologista, Dìaz ha posto in risalto proprio il ruolo dei popoli indigeni, come delle comunità locali, nello preservare l’ambiente naturale e di come questa biodiversità venga però, in una fase successiva, concettualizzata e valutata nei dibattiti politici mondiali. Ricordiamo che in passato Dìaz ha compiuto uno dei primi studi quantitativi sulla diversità delle piante, analizzando come esse rispondano all’ambiente esterno e, negli studi successivi, come si costruisce il legame con l’essere umano. Non si è trattato tuttavia di un premio singolo, perchè la Dìaz ha condiviso il Tyler Prize con l’antropologo brasiliano-americano Eduardo Brondízio. Quest’ultimo infatti ha concentrato la propria ricerca sull’elemento locale umano, evidenziando come non è possibile preservare un ambiente naturale rimuovendo dall’equazione chi vi abita. Nel caso di loro pertinenza e cioè la foresta amazzonica, il pensiero corre alla recente mostra al Salone degli Incanti dove proprio questa connessione balzava lampante agli occhi.
Non si tratta di un premio simbolico, perchè il Tyler Prize consiste in un fondo di 250mila dollari, di solito devoluto dal ricercatore vincitore nelle proprie ricerche.
Per quanto concerne la TWAS il direttore esecutivo Marcelo Knobel ha commentato che “La missione, come dimostra il Tyler Prize, rimane sviluppare la scienza in tutto il mondo: dobbiamo essere la voce della scienza, mostrare la sua importanza per lo sviluppo e il futuro. Dobbiamo far sentire che , senza la scienza, non c’è futuro. Purtroppo oggi la scienza viene attaccata in diversi stati, ma la missione rimane la stessa e cioè immaginare un futuro in un pianeta abitabile”.
“La crisi climatica, la crisi della biodiversità e le scandalose disuguaglianze socioeconomiche
nel mondo sono tutte interconnesse, tutte collegate dal tessuto vivente del pianeta”, hanno
affermato invece i vincitori in una dichiarazione congiunta.
“Devono essere affrontate in modo integrato. Non si può risolvere una di queste crisi senza considerare le altre due. Le soluzioni a queste crisi possono potenziarsi a vicenda e creare sinergie, mentre soluzioni miopi o circoscritte a una sola di esse possono danneggiare le altre. La giustizia socio-ambientale e il rispetto per le nostre connessioni con le altre forme di vita sulla Terra dovrebbero smettere di essere concetti astratti. Dovrebbero essere incorporati in politiche, normative e iniziative del pubblico, della società civile e dei settori privati”.
[z.s.]


